Trw: il 29 ottenuto tavolo a Roma, Nogarin in fabbrica. Il Consiglio: “Vigili e attivi”

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Alla fine, dopo una intera giornata di agitazione in via Roma, alla sede di Confindustria – dove il 17 ottobre si erano riuniti i vertici aziendali Trw Automotive Italia (che produce sterzi e sistemi di sicurezza soprattutto per Fiat e leggi qui del documento unitario sottoscritto dai capigruppo del Consiglio), in via Enriques, e i rappresentanti dell’associazione industriali per discutere del futuro dello stabilimento che è a rischio chiusura – i 413 lavoratori (500 in totale se si considera l’indotto) hanno ottenuto il momentaneo congelamento della situazione in attesa del tavolo al ministero tra azienda, governo e sindacati fissato per il 29 ottobre alle 18. (clicca sui link in fondo all’articolo per vedere le immagini di fotogallery e videogallery e leggi qui della protesta degli spazzini Cooplat).

Nogarin in fabbrica –  Il 18 ottobre ha fatto visita nello stabilimento Nogarin. Il suo arrivo era inatteso ed è stato accolto dai presenti con un applauso. Nel suo intervento ai lavoratori, il sindaco ha spiegato di essere disposto ad accompagnare i dipendenti a una tappa di volantinaggio in giro per l’Italia, forse Ostellato, in Emilia Romagna, con tanto di fascia tricolore al collo. Con il volantinaggio l’obiettivo dei lavoratori è quello di mantenere alta l’attenzione sulla vicenda.

Riunione tesa – Appena si è sparsa la notizia dell’incontro in Confindustria con la proprietà Trw, un gruppo di circa 200 lavoratori Trw – che nel corso della giornata sono stati raggiunti in segno di solidarietà anche da altri lavoratori di realtà in crisi – si è riunito fuori dalla sede di Confindustria, poi occupata a oltranza dagli stessi lavoratori, lanciando fumogeni e attaccando alla targa di Confindustria il cartello “Rabbia Trw, 450 operai rischiano il posto di lavoro”La situazione si è subito surriscaldata tanto che alcuni lavoratori si sono aperti un varco fra le forze dell’0rdine (carabinieri, polizia e digos. Sul posto da segnalare anche la presenza dell’ambulanza Svs) che stavano presidiando l’ingresso della sede Confindustria e hanno raggiunto la finestra della sala che dà sulla strada e in cui era in corso la riunione per rivendicare il diritto a partecipare all’incontro. Non ci sono stati scontri. Al termine dell’incontro Simone Puppo, segretario Fiom Cgil, è tornato in strada (chiusa al traffico per tutta la giornata) e ha preso la parola davanti ai lavoratori: “L’azienda ha annunciato che vuol chiudere – ha spiegato Puppo – Noi chiediamo invece che la proprietà ritiri la decisione di chiudere e lo faccia con un atto formale davanti al prefetto. Altrimenti non ce ne andremo da qui”. Presenti tra i lavoratori i consiglieri Pd Ruggeri, De Filicaia e Monica Ria, Amato (Fi), Cepparello (Buongiorno Livorno) e alcuni consiglieri 5 Stelle. La situazione è rimasta tesa durante tutto il giorno ma sotto controllo. Nel pomeriggio, poco prima delle 16, è arrivato il sindaco che assieme al vice sindaco e all’assessore al lavoro è subito entrato in Confindustria per partecipare al tavolo.

L’assessore Simoncini – “La decisione del board di TRW di voler chiudere lo stabilimento di Livorno è inaccettabile. Non si può infatti non tener conto di tutti gli sforzi compiuti, con grande senso di responsabilità, da parte dei lavoratori che hanno contribuito a più riprese ad innalzare la produttività dello stabilimento, sulla base di accordi sindacali, recependo le richieste dell’azienda. Impegno che ha fatto dello stabilimento di Livorno, anche a detta del gruppo dirigente di TRW, uno dei più efficienti e competitivi del gruppo”. L’assessore alle attività produttive credito e lavoro Gianfranco Simoncini ribadisce con forza il sostegno della Regione ai lavoratori contro l’ipotesi di chiusura annunciata dai vertici aziendali. “Nel pomeriggio oggi – ha detto ancora Simoncini – mi sono tenuto in contatto con le organizzazioni sindacali, col sindaco, col Prefetto e con il vice ministro De Vincenti che ha seguito e continua a seguire la vicenda”. Lunedì prossimo De Vincenti dovrebbe avere un primo incontro con il board di TRW, al quale, il 29 ottobre, ne dovrebbe seguire un altro presso il Ministero. “A questo – ha aggiunto Simoncini – dovrebbero partecipare tutti i soggetti interessati. In entrambe le occasioni dovranno essere fatti tutti gli sforzi necessari per garantire un futuro allo stabilimento”.
Una decisione, comunicata oggi ai sindacati che se portata avanti, aggiunge Simoncini “colpirebbe circa 500 lavoratori diretti ed indiretti, in un tessuto sociale quale quello livornese che, come ho avuto più volte modo di illustrarti, vive profonde difficoltà e non può sopportare in alcun modo un ulteriore impoverimento del tessuto produttivo ed occupazionale. Peraltro si tratta di una questione non di carattere locale ma nazionale, dato che riguarda più stabilimenti Trw in Italia”. Simoncini ha quindi concluso apprezzando “lo sforzo che sta mettendo in atto il governo attraverso il viceministro De Vincenti che sta dimostrando grande impegno per arrivare ad una soluzione positiva della vicenda”.

Operai in lacrime – “Amore, sono a casa. Chiudono tutto. Si amore, sto piangendo…non mi vergogno. Sto piangendo…”. Un metro e ottanta di uomo con tanto di muscoli che escono dalla maglia, barba incolta e orecchino. Anche su di lui le lacrime non fanno fatica a scendere. Rigano il volto segnato dal lavoro, dai turni, dai macchinari a cui ha dato del tu giorno dopo giorno, notte dopo notte. Una vita in frantumi, una famiglia da campare e al telefono una moglie che ascolta incredula. “Ci mandano tutti a casa. E’ finita, vogliono chiudere. Ma te ne rendi conto?”. No, forse non se ne rende conto. Il telefono trema in mano a quell’ “omone”. La voce è rotta. Dentro i sindacalisti che urlano e arringano i dipendenti: “Prima il lavoro! Poi penseremo ai soldi. Ora viene il prefetto e si firma l’accordo”. E intanto i minuti passano, interminabili a guardare quel palazzo dove dentro si nasconde il futuro che sfugge via. E pensi ai figli e pensi alle rinunce fatte in questi anni e a quante ne dovrai fare. E i tuoi occhi incontrano quelli degli altri compagni che cercano risposte, che non arrivano. Digos, polizia, carabinieri. Il prezzo del lavoro da mantenere, da sputare ogni giorno con rabbia contro quelle barriere che dividono dalla serenità sempre troppo lontana.  Eccolo lì, il futuro. In mano a chi decide per te e te che puoi solo aspettare. Hanno forzato le finestre, hanno urlato, hanno parlato, hanno battuto i pugni sul tavolo. E al telefono quella donna che rimane zitta, e ascolta il marito piangere. Quell’omone di un metro e ottanta con la barba incolta e l’orecchino. Perché non è giusto. Perché “adesso cosa ci aspetta?”. Perché non è più tempo per morire. E forse non lo dovrebbe essere mai. Dentro parole. Fuori, in strada, fumogeni e pensieri che si alzano insieme in un’unica nebbia.

Assemblea permanente – Il 16 ottobre nella fabbrica di via Enriques era stata indetta l’assemblea permanente proprio per protestare contro la possibile chiusura dello stabilimento (leggi qui della protesta dei lavoratori Cooplat).

Le parole di Simone Puppo (Fiom) pronunciate il 16 ottobre: “Aspettiamo risposte positive” – “Accetteremo solamente risposte positive. Domani (17 ottobre, ndr) ci sarà una riunione con i vertici e non vogliamo assolutamente sentire le stesse parole dei precedenti incontri – spiega Simone Puppo, segretario della Fiom di Livorno – siamo stanchi di tutto ciò. La fabbrica della Trw, come molte altre, è a rischio chiusura e i dirigenti dell’azienda non sembrano avere intenzione di venire incontro ai circa 500 operai che da stamani mattina sono in assemblea permanente. Le sensazioni? Sono negative. Abbiamo bisogno di garanzie e se domani la situazione non si sbloccherà noi continueremo senza sosta a scioperare”.

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