Goldoni, stasera sul palco ecco “Da Balla a Dalla”

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Dario Ballantini, ha scelto Livorno e il Teatro Goldoni per il debutto nazionale, venerdì 28 novembre alle ore 21, del suo spettacolo Da Balla a Dalla – storia di un’imitazione vissuta, un progetto di Massimo Licinio, scritto e cantato dall’imitatore e pittore livornese (clicca qui per leggere l’intervista esclusiva che l’artista ha rilasciato a Quilivorno.it).  Un omaggio che Ballantini rende all’amico e grande cantautore, reinterpretando una parte scelta della sua straordinaria produzione artistica. È uno spettacolo che ricorda Dalla visto attraverso il racconto di vita vera di Dario che, da fan imitatore giovanissimo e pittore in erba, aveva scelto il cantautore emiliano come soggetto di mille ritratti e altrettante rappresentazioni da imitatore trasformista fino all’incontro vent’anni dopo in cui i ruoli si sono, come in un sogno, ribaltati facendo si che Lucio diventasse un sostenitore del successo di Dario, come pittore e trasformista.

Ballantini con i musicisti, diretti dal Maestro Stefano Cenci, racconta minuziosamente i passaggi della carriera di Dalla, cantando con la voce sorprendentemente fedele al l’originale e trasformandosi “dal vivo” in lui.

Tra un brano e l’altro, scorrono sul proiettore le decine di foto tratte dai disegni di Ballantini sui diari scolastici che rivelano la maniacale passione per Dalla che, ha avuto modo di rendersi conto di questa nascosta passione durante la mostra alla Triennale Bovisa di Milano dove Lucio cantò per un’ora, mentre Dario dipingeva.
“Ho deciso di debuttare proprio a Livorno, con il mio spettacolo  che contiene molto della mia formazione livornese di ragazzo che voleva fare l’artista ed era fissato con Lucio Dalla. Spero che qualcuno si ricordi di avermi visto nell’82-83, truccato da Lucio in una cantina Club sottoscala di un palazzo lungo i fossi, oppure al Topsy Pub o sui Bagni Pejani con le serate estive di Radio Flash con Snoopy e Roberto perché mi piacerebbe ricordarlo insieme…”.  Dario

Biglietti e modalità – Posto unico numerato € 25 / Giovani fino a 16 anni € 15, in vendita presso il botteghino del Teatro Goldoni, tel. 0586 204290, dal martedì al sabato dalle ore 17 alle ore 20, online sul sito del Teatro www.goldoniteatro.it , sul sito www.boxol.it e nei punti vendita del circuito Box Office.

Per informazioni tel. 0586 204213 / 204219, dal lunedì al venerdì con orario 10 – 13.

Luci della ribalta
di Glauco Balantini 

Quante volte era salito sul palco di un teatro? Molte, davvero, ma quella doveva essere l’ultima ed aveva un sapore particolare. Il teatro, che oggi ha fatto posto a un grande magazzino, era il più imponente della città, ma il pubblico non gli faceva paura. Quello che temeva era non ricordarsi le battute, considerato che ad ottanta anni la mente non era più quella di un tempo.  La parte la sapeva, l’aveva recitata molte volte quella commedia, ma a distanza di qualche anno non era più lo stesso. Si preparava, nel camerino al trucco e pensava come in un flash back tutte le volte che si era trovato di fronte a quello specchio, con le luci.

Gli inizi, prima della guerra nel teatro serio, delle compagnie drammatiche, i concorsi teatrali, poi la guerra, la Russia, il ritorno e quello che poteva essere il mestiere divenne una passione da coltivare, ma a livelli buoni. Commedie ed anche uno sceneggiato RAI con Panelli e Valori, con i quali recitava in teatro, che lo vollero per una parte.
Negli ultimi anni, poi, anche il teatro vernacolare, ma con due punti fissi: mai vestito da donna e mai recitare in dialetto, solo in lingua italiana. Parti di contorno ma che gli permettevano di recitare in italiano: il dottore, il prete, il maresciallo.
A distanza di anni, poi, questa recita, che doveva fare una sola volta; poi, nelle altre in giro per la toscana, sarebbe stato un altro a recitare.
Questa era per lui! Nel teatro più grande che aveva visto passare da Totò a Mastroianni, da Bramieri a Dapporto e con il pienone che era sempre assicurato per il teatro vernacolare.

Il giornale locale presentò la commedia dicendo degli ottanta anni che lui avrebbe compiuto sul palco. Era tutto pronto.
Si parte.

Arrivò, a metà del primo atto, il momento dell’entrata in scena. Un suono di campanello, si va ad aprire e arriva lui, il prete, la sua parte.

“La pace del signore sia con voi!” – disse.

Un secondo di silenzio e partì l’applauso.

Un applauso consistente, non proprio una standing ovation, ma la presenza di tante persone fece in modo di renderlo notevole. La recitazione si fermò e l’applauso continuò finché lui non fece un piccolo passo in avanti e chinò la testa in basso e leggermente inclinata in segno di ringraziamento. Sarebbe potuto arrivare fino al proscenio, allargare le braccia a prendersene di più di quelli applausi, ma non lo fece.

Solo quel piccolo gesto con la testa e via. Si ridà la battuta all’attore che segue.

“La pace del signore sia con voi!”- ripeté.

“E con quelli di là!” rispose l’altro attore.

La commedia continuò. Finale e passerella con altri applausi scroscianti, per tutti.

Ma quello seguito alla sua entrata no. Fu solo suo, intenso e a scena aperta.

Come Calvero. E come piaceva a lui.

Era mio nonno, e quella sera Dario era a truccarlo nei camerini della Gran Guardia di lato allo specchio con le luci del camerino che stavolta avrà davanti. Ed io nella prima fila del secondo settore.

L’attesa trasuda sempre della paura immotivata, dell’imprevisto alimentato da corde nascoste dentro. Anche stavolta è così.  E’ Godot che non arriva, sono i tartari oltre il deserto, sono i sabati del villaggio.

Ma ora la domenica è arrivata. Ecco i tartari, ecco Godot.

“Ed io, burattinaio di parole, perché mi perdo dietro a un primo sole

Perché mi prende quest’assurda nostalgia?” F. Guccini

 

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