Dario Ballantini si racconta senza veli a Quilivorno.it. Venerdì 28 (ore 21) al Goldoni “Da Balla a Dalla”

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di Gianni Picchi

Allontanarsi da Livorno per Dario Ballantini non è un problema. L’importante è sapere di tornarci,  e spesso. Non solo perché vuole stare vicino ai suoi figli ma anche perché Livorno gli offre la possibilità di staccare la spina e ritrovare la serenità che gli permette di tornare in un mondo tutto suo, dove tutto gira come una grande trottola a colori.
Adesso torna a casa per portare in scena, in prima nazionale, un suo grande amore, come lo ha definito lui stesso in conferenza stampa: Lucio Dalla, in programma per venerdì 28 novembre al Teatro Goldoni.  Per questo abbiamo voluto parlare con lui facendogli sì alcune domande; ma in un momento diverso dal solito tempo-intervista. Così gli abbiamo proposto di essere presenti alla sua prova generale. E fra uno “stacco” e l’altro porgli alcune  domande.

La prima domanda è una curiosità. Entriamo in sala trucco. Sotto le abili mani della sua truccatrice, lo guardiamo… Metà faccia di Ballantini, e metà faccia di Dalla…

Da Balla a Dalla…
“Da Ballantini a Dalla. Ai tempi del Liceo, i miei compagni di scuola, mi chiamavano Balla. Questo è un omaggio a Lucio Dalla. Poi, nel mio spettacolo partirò da me stesso per arrivare a lui, il mitico Lucio”.

Entra in scena, e parte l’orchestra, con la direzione del Maestro Stefano Cenci, che ha curato anche gli arrangiamenti. Basta chiudere gli occhi, e credi di essere ad un concerto di Lucio. E la domanda nasce spontanea…

Questo spettacolo sta a testimoniare il tuo amore per Lucio…
“Portare in teatro Valentino, il trasformismo, sarebbe stata una operazione che  lascia il tempo che trova.  Tornerò a farlo se ci sarà una richiesta, il tutto non avrebbe la passione però che ha questo omaggio a Lucio Dalla. Questo è un recital, c’è la musica, il canto, l’orchestra. E poi questo spettacolo divulga la storia musicale di Dalla prima di autore, e poi di testi, e musica. Racconta il mio studio verso di lui. E diventa uno spettacolo divulgativo di un personaggio che, secondo me, non tramonterà mai”.

Su uno sgabello, poco distante dalla “quinta”, un bicchier d’acqua. Si disseta. Poi… dai spara, spara (e ci accorgo che lo abbiamo detto con la voce di Buscaglione, naturalmente abbozzando “Eri piccola”…)

Da via  Alfieri a piazza San Pietro e Polo a Roma, per poi tornare a Livorno. Un cerchio che si chiude; ma con tante porte aperte all’interno.
“Porte che si aprono tutte le settimane perché io vivo  tra Livorno,  Roma e Milano. La pittura ha sede a Milano, i servizi per Striscia li faccio a Roma, Radio 2 l’ho fatto anche quello a  Roma. Io a Livorno ho tre figli, i miei genitori, mio fratello, le mie zie. Qui ci sono le mie radici, e quindi ogni settimana torno a casa, a Livorno. Secondo me va bene lasciare e tornare”.

Torna in scena e noi chiudiamo gli occhi, per ascoltarlo al meglio. Si avvicina e con la voce di Valentino…”Sono finite le domande?”…

Se ti dico “Baciocca” cosa mi rispondi?
“E’ sta la prima imitazione che ho fatto, ed un onore, perché  fare il teatro di Beppe Orlandi è stata un’occasione d’oro negli anni ’80, con Stefano Favilla, la popolana, Massimiliano Bardocci, la vecchia. Tutti eredi di questo teatro, Favilla nipote di Orlandi, e Bardocci di Carpitelli, e tutti legati al trasformismo, essendo uomini che si vestono da donna. E’ stata una presa di coscienza di cosa volesse dire teatro”.

Torna in scena e le prove, la musica ed il parlato, ti fanno vedere Dalla come fosse vicino a noi. Dopo un tempo, che ne avevamo perso la cognizione, ci passa accanto e scuotendo le labbra, cantando…Attento al lupo, attento al lupo… vieni vado a struccarmi. Colori, colori, egual pittura…

E Se ti dico pittura?
“Te mi dici, che, per le due mie passioni, posso essere definito un nuovo Giano, basta guardare il mio manifesto, io sono sempre diviso a metà. La pittura è nata a Livorno, è una città di pittori, tra cui mio padre, che mi ha influenzato sin da piccolo. Secondo me è la città che ha più pittori di tutte le altre. Io ho fatto il liceo artistico a Livorno e quindi non potevo abbandonare questo settore il quale mi sta dando moltissime soddisfazioni, tra cui il murales a Miami. Quindi le mie due grandi passioni,  teatro e pittura.

E’ tornato Balla. Si prende la via dell’uscita. Ci guarda e dice …  E’ l’ora del pranzo…

Il piatto preferito di Ballantini?
“A me piace il riso freddo, dove ci sono tante cose dentro. Come la mia vita”.

Ed il cinema?
“Io sono appassionato dei film d’autore, però non mi piacciono quelli d’avventura. Io ho bisogno di cose che mi emozionino, e che scopro io. Quindi sono un po’  noiosetto verso il cinema”.

L’attore preferito?
“Del passato Nino Manfredi, nel presente… ce ne sono molti”.

Attrice preferita?
“Del passato Anna Magnani. Del presente Michela Ramazzotti”

Se ti ponessi una domanda fra qualche anno: “Mi è mancato di fare un’imitazione”, quale potrebbe essere?
“Fino a poco tempo fa era il Papa, poi l’h fatto, perché penso che più del Papa non ci sia altro. Però, ora che ci rifletto, Napolitano. Avevo iniziato, doversi anni fa ed a Ricci era piaciuto; ma ero troppo giovane. Poi divenne Presidente della Repubblica e si provò in studio; ma la cosa non ebbe seguito. Ed adesso che si sta ritirando mi resta un rammarico”.

Da grande cosa farà Dario Ballantini?
“Crescerà…forse!”

Siamo usciti dal teatro, dove lo stava aspettando l’amico e manager che ha curato la regia dello spettacolo, Massimo Licinio. Balla si volta e con la voce di Papa Francesco … “Non dimenticare di venire  venerdì  28 novembre al Goldoni alle 21,  Da Balla a Dalla , storia di un’imitazione vissuta…ci sarò anch’io…”

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