Tenta di darsi fuoco in Comune, parla l’autore del gesto. “Senza lavoro da un anno e mezzo, chiedo dignità e uno stipendio”, 70 commenti

"Ho una moglie malata e chiedo di poter lavorare per dare un futuro ai miei figli"

di gniccolini

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LIVORNO – La casa di Gianluca sarebbe il set perfetto per un film di Virzì. Davanti, il circolo per anziani dove tre animate teste calve con bastone discutono di politica e  di pallone, maledicendo tra una briscola, un “dè” e un corretto al sassolino alle tre del pomeriggio il governo ladro che, anche se non piove,  “tanto ruba lo stesso”.  Dentro un cortile del quartiere Corea che si riempie di sole e umidità, al quarto ed ultimo piano di un palazzone popolare, c’è il suo appartamento disperso tra zanzariere e troppo buio usato per uccidere la calura. L’appartamento in affitto a 17,21 euro al mese di un uomo che vorrebbe riassaporare presto il sapore della dignità.
Non è facile svegliarsi alle cinque del mattino ogni giorno perché i pensieri ti levano le coperte di dosso e ti buttano già dal letto sgridandoti perché hai sognato troppo forte. Gianluca Teitscheid, 44 anni, lo sa bene.

Il gesto disperato e la famiglia. E’ lui l’autore del gesto disperato di lunedì sera sulle scale del Comune (clicca qui e leggi l’articolo). “Ho preso la mia macchina e una bottiglia di plastica e l’ho riempita di benzina al primo distributore che ho trovato sulla strada. Poi, visto che non fumo, ad un tabaccaio ho comprato un accendino e mi sono diretto verso il palazzo civico”. Inizia a raccontare così Gianluca, a Livorno ormai da 25 anni, sposato con Cristina (42 anni) e con tre bellissimi bambini: Kevin di 10 anni, Sharon di 8 e Luca di 4.

“Non lavoro da un anno e mezzo”. “Sono disperato, non lavoro da un anno e mezzo – spiega il disoccupato da dietro il tavolo di legno della sua casa – da quando nell’ottobre del 2011 venni licenziato dalla Cash and Carry. Mi occupavo dell’amministrazione, poi la crisi, la riduzione del personale e il conseguente addio al lavoro. Per otto mesi ce la siamo cavata. Avevo il sussidio di disoccupazione e così a fine mese ci arrivavo. Poi sono iniziati gli incubi quando vedevo che in giro non riuscivo a trovare più uno straccio di occupazione e quando sono iniziati i problemi di salute di mia moglie…”

La malattia da combattere. La stanza è fresca nonostante il caldo che bussa prepotente fuori. Gianluca beve un caffè senza zucchero, amaro, come la vita che lo ha travolto con tutto l’impeto devastante che solo lei si porta dietro quando vuole. “Cristina, mia moglie, ha scoperto un tumore nel febbraio scorso e da quel giorno la mia vita è un inferno. Non so come andrà a finire questa nostra battaglia con questa bestiaccia e penso ai miei figli e voglio che quanto più possibile sia un futuro dignitoso”.

Gianluca le ha provate tutte. Gianluca in questi mesi le ha provate tutte. Si è rivolto alla Caritas, ai politici di mezza Italia, alla Diocesi, ha mandato migliaia e migliaia di mail con il suo curriculum lanciando così il suo “ave maria” laico, una preghiera di dignità e fatta di lavoro.
“Oggi come oggi sembra sia impossibile. Mi sono scontrato contro muri di gomma,  contro il silenzio. La cosa che più fa male è l’indifferenza. Essere un invisibile. Nessuno sembra che abbia soluzioni per te, nessuno ti prende in considerazione”.

“Sulle scale del Comune mi vergognavo”. Così la decisione di provare a smuovere le acque. “Prima di uscire di casa per compiere quel gesto ho chiamato i carabinieri. Ho annunciato al centralino del 112 quello che stavo per fare e poi mi sono incamminato. Una volta sulle scale del Comune ho aperto la bottiglia e ho tenuto l’accendino sulla balaustra. Ma ero rannicchiato sulle scale, non avrei mai fatto niente di esagerato, non avrei mai potuto. Così quasi mi sono nascosto dagli occhi dei passanti. Mi vergognavo. Poi sono arrivati i poliziotti e la municipale. Sono stati tutti molto carini con me e mi hanno detto che per qualsiasi cosa potevo bussare alle loro porte quando mi pareva. Il problema – sospira Gianluca- è che rimane il problema: il lavoro”.

Disposto a fare qualsiasi cosa. “Sono disposto a fare qualsiasi cosa – conclude Gianluca – e voglio lanciare un appello a chiunque possa leggere queste righe. Ho bisogno di lavorare  e sono disposto a fare qualsiasi cosa, qualsiasi tipo di lavoro, qualsiasi tipo di contratto. Voglio riniziare a mettermi in moto, voglio  sentirmi un padre di famiglia capace di guardare in faccia sua moglie e i suoi tre bambini fiero di poter essere un uomo con la U maiuscola. L’assenza di lavoro ti devasta dentro. Per questo voglio lasciare i miei recapiti e per chiunque cercasse forza lavoro io mi voglio rendere disponibile. Questi sono i miei contatti : 389.484.60.63/  0586.42.35.17 oppure [email protected] “.

In salotto arrivano i tre bambini. Occhi celesti della mamma, sguardi furbi e attenti. Il più piccolo gioca con un cinturone da “cowboy” e cerca di sparare ai cattivi. Gianluca, 44 anni, tre figli, una moglie malata, disoccupato da un anno e mezzo, “da grande” vorrebbe anche lui aver la forza di sparare ai cattivi pensieri e di alzarsi ogni mattina alle cinque ma  per andare a lavoro e sentirsi di nuovo vivo.

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