Locandina sui preti, don Medori scrive a Cardinali: “Copie salite? Ne devolva una parte”

Mediagallery

Don Medori torna a scrive al direttore del Vernacoliere, Mario Cardinali, dopo la risposta dello stesso Cardinali al parroco della chiesa di Sant’Andrea, il quale aveva criticato la  locandina del mensile satirico sui preti pedofili e le modalità con cui individuarli (leggi qui).

La lettera di don Medori al Vernacoliere – Gentilissimo Direttore,  non è da tutti essere portati sul “podio” della sua rivista.  Sono diventato “famoso” in tutta Italia… io poverino!  Ma come si è potuto avverare tutto questo?  Caro Direttore e Lettori: udite, udite! Era un sabato del mese di agosto; appunto il 2.  E’ arrivato alla mia finestra un  piccione viaggiatore che mi faceva cenno di seguirlo.  Mi conduce in via Galilei e mi invita a guardare in alto.  Vedo, in cima al campanile, una infinità di gabbiani e piccioni, che stranamente al solito, stavano insieme sulla sommità del campanile. Percorro velocemente le scale e raggiungo la sommità del campanile e, come nelle favole più belle, un gabbiano mi parla a nome di tutti gli altri e mi dice: “Vai a vedere la locandina del Vernacoliere è proprio uno schifo. Fai qualcosa perché questo è il campanile più alto della città. Tutti lo vedono giorno e notte e da qui puoi scrivere una lettera al Prefetto, al Sindaco e al direttore del Vernacoliere”.
Corro all’edicola e penso: “Hanno proprio ragione quei Gabbiani e quei Piccioni”. Prendo carta e penna e scrivo alle Istituzioni più ragguardevoli della Città come indicatomi. Lo scrivere al Prefetto e al Sindaco è solo un modo per far sapere che tanti cittadini ne sono disgustati e ne chiedono una spiegazione sul “modo” di trattare certi argomenti dolorosi come la pedofilia.  Hanno sperimentato, questi cittadini, che a niente sono valsi alcuni interventi.  Sicuramente il Prefetto e il Sindaco avranno questa sensibilità.
Passano i giorni ma non arriva alcuna risposta.  Il solito piccione, a nome dello stormo, mette il becco nella fessura della finestra del Vice Prefetto che, imbarazzato, cerca una via d’uscita per dare risposta a tanto problema.  Finalmente la missiva arriva.  Il piccione entra anche nello studio del Sindaco che lo vede amareggiato perché il suo predecessore, ha esaurito carta, penna ed inchiostro, perciò non può rispondere. Il solito piccione arriva alla mia finestra e mi invita a leggere la lettera di un Lettore affezionato de “Il Vernacoliere”: rimango incredulo: udite, udite: “Apprezzo quindi il suo mensile ma la pagina 2 è quasi sempre piena di livore e di retorica un po’ comunisteggiante, ormai “roba” d’altri tempi e mi riferisco in primis alla forma espositiva rispetto ai contenuti (basta guardare l’attacco dell’articolo di questo mese dove la parola “tale” sarebbe inutile se non avesse l’obiettivo di mostrare disprezzo per la persona che poi viene chiamata in causa). Questo mese il tema della pagina 2 (la lettera del Parroco di Sant’Andrea a Sindaco e Prefetto di Livorno) estesa eccezionalmente alle pagine 30 e 31 ne è un valido esempio e provo a spiegarmi, precisando che sono un laico e non credente. Lei ha, a mio parere, abusato della Sua posizione (ha un mezzo di comunicazione, una pletora di lettori ed una capacità comunicativa straboccante rispetto ad un Parroco che di mestiere fa il “pastore di anime”) ma ancor più grave ha avuto un approccio scorretto verso l’intera questione. Il Parroco, don Medori, ha esortato ad una maggiore tutela dei minori che potrebbero essere negativamente “influenzati” dalla visione delle locandine del Vernacoliere e Lei, sia nel suo articolo che nella risposta al Prefetto, non affronta questo problema (vero falso che sia) ma puntualizza che il Parroco avrebbe dovuto rivolgersi alla Magistratura e non al Sindaco e/o al Prefetto, invece di guardare e discutere della luna.  Lei ha focalizzato la sua attenzione sul dito (come da tradizione veterocomunista). Concludo dicendo che lezioni di dialettica e di diritto da parte di un illustre giornalista/scrittore quale lei è, ad un Parroco che evidentemente ha avuto l’ardire di criticarLa, è a mio parere atto di arroganza ed intimidazione”.

(Lettera firmata, domenica 28 settembre 2014 inviata al Direttore Dott. Mario Cardinali e per conoscenza a Edoardo Medori).

Io e il piccione, dopo aver letto questa lettera a voce alta ci siamo guardati negli occhi rimanendo muti di fronte alle affermazioni del Lettore fedele del Vernacoliere alla persona del Cardinali. Noi non lo conosciamo ma lo ringraziamo. Nel frattempo tutto il branco dei piccioni e dei gabbani ci raggiungono in modo festoso esclamando:  “Proprio non c’è più rispetto per nessuno nemmeno per il Direttore del Vernacoliere”. Poi, prima di allontanarsi, tutti insieme gridano a squarcia gola, richiamando l’attenzione dei passanti: “Grazie che ci hai ascoltato, caro Parroco, e ti siamo riconoscenti finalmente qualcuno ha “osato” scrivere a Prefetto, e Sindaco, e per conoscenza al Cardinali”.  Evviva la libertà di parola, di scrittura!  La reazione che ne è scaturita dal Cardinali, come raccontano i migliori cronisti del tempo e nelle migliori storie, si è fatta sentire,  ma evidenzia chiaramente che è stato colpito nel “segno” il potere Forte dell’Editoria! Similmente come il piccolo Davide che, con una fionda e un sasso  “ha messo a terra il gigante Golia che nessuno osava fronteggiare”.  Ora tutti possono dire qualcosa al Cardinali senza rimanerne feriti e umiliati!  E’ tornata la Libertà!”. Mi permetto a conclusione del mio scritto che i proventi delle vendite del mensile, sicuramente più numerose del solito, grazie al sottoscritto, mi siano concessi in piccolissima parte da devolvere per le opere di bene. Conosco il suo buon cuore, così mi dicono in tanti.  C’è stato, però,  un “gufo” che ha anticipato  il nome di “quel” prete che altrimenti lo si poteva sapere solo leggendo il Vernacoliere. Peccato, caro Cardinali, ci vuole pazienza la concorrenza è terribile, forse a questo non aveva pensato. Ormai è andata così. Alla prossima.

 

Riproduzione riservata ©