Ucciso con una coltellata: arrestato 70enne

A chiamare i soccorsi, telefonando al 113, è stato proprio l'accoltellatore, Massimo Spagnoli. "Mandate un'ambulanza, è grave". E' il secondo delitto nel giro di 5 settimane

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Un fendente mortale inferto a seguito, probabilmente, di una lite all’interno di un appartamento al piano terra di corso Amedeo 172. Il tutto è accaduto poco dopo la mezzanotte di domenica 13 marzo. L’uomo, un 47enne rumeno (sul cui documento risulta il nome di Ion Meagovici), è stato ricoverato d’urgenza al pronto soccorso a causa di una coltellata profonda e grave sferrata dal basso verso l’alto all’altezza del cuore. Un colpo gravissimo che, fin dai primi soccorsi portati dai volontari della Misericordia di via Verdi intervenuti con un medico a bordo dell’ambulanza sul posto, lasciava poca speranza. Il 47enne è deceduto mezz’ora dopo il suo arrivo al pronto soccorso nonostante i medici di turno avessero allestito la shock room e avessero provato di tutto per provare a rianimarlo.
A chiamare i soccorsi è stato proprio l’accoltellatore: Massimo Spagnoli, un 70enne livornese coinquilino della vittima e arrestato dalla polizia poco dopo e accompagnato al carcere delle Sughere con l’accusa di omicidio. Sarebbe sua infatti la telefonata al 113 che chiede aiuto. “Ho litigato ed è finita male”, avrebbe detto nella concitata chiamata alla polizia un italiano residente all’interno dell’appartamento. “Mandate un’ambulanza, è grave”, avrebbe detto il 70enne in una seconda telefonata ancora più concitata fatta partire pochi minuti dopo.

L'INGRESSO DELL'APPARTAMENTO DOVE SI E' CONSUMATO IL DELITTO

L’INGRESSO DELL’APPARTAMENTO DOVE SI E’ CONSUMATO IL DELITTO

Ancora non è dato sapere i motivi che hanno scatenato la violenta lite. Sembra che tutto sia scaturito per i così detti “futili motivi”, forse la televisione troppo alta che impediva al livornese di dormire, o, come sembra più plausibile, il troppo spreco di acqua che quotidianamente avrebbe fatto Ion e che Massimo Spagnoli non avrebbe tollerato. Fatto sta che dopo una litigata furente il livornese ha colpito con la lama il suo coinquilino. Stando a quanto scritto sul documento di identità la vittima sembrerebbe residente in via Montebello, ma, da quanto è emerso, in realtà sembra che la vittima vivesse all’interno dell’appartamento dove si è consumata la tragedia.
I vicini di casa sono rimasti a dir poco sbigottiti di quanto accaduto all’interno del loro condominio in una normale sera di marzo. “Non ci siamo resi conto di niente – ha commentato una famiglia residente al terzo piano – Solo stamattina presto, intorno alle 4,30 quando sono sceso per portare fuori il cane ho visto la polizia scientifica e tutto il sangue in terra. A quel punto ho capito che era successo qualcosa di grave”. A dire la sua al riguardo anche un’anziana inquilina del primo piano. “La vittima? Non sapevo che vivesse qui un 47enne rumeno. Io vedevo sempre l’altro, un signore cordiale e composto. Stava qui da qualche mese, forse sei o sette”.
E’ il secondo omicidio che si registra in città nel giro di neanche un mese. L’ultimo episodio di questo tipo è proprio quello ancora vivo nei ricordi dei livornesi del 6 febbraio scorso quando in via Roma, altra via residenziale e centrale di Livorno, venne accoltellato sul portone di casa, sempre al cuore e sempre con un fendente portato dal basso verso l’alto, un 39enne georgiano (inizialmente passato alla cronaca come lituano per un doppio passaporto in suo possesso, clicca qui per leggere l’articolo). Delitto su cui la procura e la squadra mobile sta cercando ancora di far luce.

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