Il 18enne arrestato parla in aula: “Il fondo una fumeria. La droga? La compravo in piazza Magenta”

Il giudice decide di revocare gli arresti domiciliari: per lo studente obbligo di presentarsi una volta al giorno davanti ai carabinieri

di gniccolini

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LIVORNO –  Camicia bianca, jeans e orecchino. Accanto a lui babbo e mamma. Poche parole tra loro. Nel mezzo c’è l’attesa del giudice, la speranza che quell’errore commesso insieme a degli amici in un fondo di via Verdi sia solo un brutto incubo. Il 18enne livornese arrestato due giorni fa dai carabinieri con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di marijuana arriva insieme al suo avvocato Valerio Misiti intorno alle 10 nell’aula gup del tribunale di Livorno.  Lo studente del Vespucci si siede su quelle sedie di legno insieme ai suoi genitori e attende che l’udienza di convalida inizi. Davanti, nella sua mente, le immagini del blitz dei carabinieri, quella “dannata” sera avrà pensato più e più volte il giovane. Quei 62 grammi di “maria” e quel bilancino, quei soldi trovati dai militari che hanno fatto pensare subito allo spaccio.
L’udienza ha inizio. E ieri quell’aula aperta tra sbarre e poliziotti, tra avvocati e pm. Troppo per uno sbaglio commesso da un 18enne?
Il giudice Beatrice Dani entra con i fascicoli sotto il braccio, i genitori provano ad accompagnare il figlio dentro l’aula ma arriva lo stop del magistrato: qui non si può entrare. Ed è ancora solitudine. Mamma e babbo fuori dall’aula, lui dentro con l’avvocato Misiti e tante, troppe carte che lo circondano. E quell’agente di polizia penitenziaria che saluta gentilmente dopo averlo accompagnato all’appuntamento con il suo destino.
Il racconto del 18enne davanti al giudice. In aula lo studente vuole parlare, vuole raccontare la sua storia. “Quando sono entrati i carabinieri – spiega il 18enne al giudice – stavo preparando uno spinello che dovevo consumare insieme ad un mio amico. Il fondo di via Verdi? In effetti lo utilizzavamo come una fumeria ma era anche un ritrovo per giocare alla playstation insieme agli amici”.
Il racconto va avanti, il ragazzo spiega che il “fumo” lo aveva trovato in piazza Magenta da uno spacciatore straniero di cui conosceva soltanto il nome. “Ne avevo preso di più per non tornarci in seguito e per fumarlo insieme ad un mio amico. Quei 60 grammi li avevo pagati 400 euro il sabato precedente”. Come, sempre quel sabato, è datato l’acquisto della bilancina comparata in un negozio del centro.
L’alunno del Vespucci spiega che i soldi li aveva messi da parte dalle paghette dei suoi genitori, facendo anche qualche lavoretto per il padre. Così era arrivato alla cifra che serviva per comprare lo stupefacente.
L’attesa prima della decisione del giudice. Dura un’ora circa l’udienza di convalida dell’arresto. Un’ora in cui l’avvocato Misiti chiede che vengano revocati gli arresti per far tornare a “vivere” il suo assistito. Scuola, sport e tutto quello che ruota intorno ad essere 18enne. Il giudice Dani esce dall’aula e si ritira per decidere il da farsi.
L’attesa è più lunga del previsto. Quando il campanile della chiesa di Santa Caterina che si affaccia sull’aula del tribunale batte il rintocco delle 13 ancora nessuno all’orizzonte. Ma basta attendere pochi minuti per scoprire il finale.
Il Gip stabilisce che il 18enne può tornare a scuola revocando così gli arresti domiciliari. Per il 18enne viene applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla stazione dei carabinieri più vicina una volta al giorno.
Per adesso nessuna data ancora per il processo. Le indagini non sono chiuse, l’iter giudiziario andrà avanti. Per lo studente rimane la consapevolezza di aver sbagliato e la voglia di  provare a correggere la rotta.

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