Fiorello show al Goldoni. Livorno e i suoi selfie

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di Letizia D’Alessio

“Peccatori livornesi, in campana!”. Ha fatto il suo ingresso in questo modo, dalla platea, accompagnato da un chierichetto, il parroco Fiorello (clicca qui per il suo tour della città). “È l’unico teatro con la cabrio che abbia mai visto” dice riferendosi a un Goldoni tutto esaurito. Inizia così, L’Ora del Rosario, lo spettacolo del mattatore siciliano che fin da subito comincia a far essere parte dello show il pubblico in sala. Giocando con le sue debolezze, che sono quelle che oggigiorno ‘affliggono’ tutti noi: la tecnologia “È più facile uscire di galera che da un gruppo whatsapp” e il narcisismo. Incomincia quindi a farsi selfie e scattare foto all’ospite d’eccezione seduto in platea, Massimiliano Allegri, reduce dalla recentissima vittoria dello scudetto. Prende poi di mira i vegani e i messaggi con i quali vengono spesso commemorate sui social network le morti dei personaggi famosi, “Quando morirò però non voglio assolutamente che sia fatto lo speciale su di me a Porta a Porta”.
Racconta poi di sé Fiorello, definendosi uno ”showman per tutte le stagioni, che fa tutto, per necessità anche le estreme unzioni”. Immancabile il riferimento alla rivalità tra la nostra città e Pisa, ma se c’è una cosa che a noi livornesi sicuramente non manca è il vento: “Stamani è venuto Eolo in persona a chiedermi una giacca a vento”. Non solo selfie e tecnologia, uno dei ‘mali’ della nostra società è il non voler invecchiare, che colpisce sia i comuni mortali sia gli esponenti dello showbiz: “Ivana Spagna è talmente tirata da essere diventata il Portogallo”. Oltre due ore di gag, imitazioni, imperdibili i cenni ai tratti inconfondibili che caratterizzano Zucchero, Venditti, Mengoni, Ferro, Giuliano dei Negramaro, senza dimenticare il suo amico Lorenzo Jovanotti.
Sono stati i duetti però a emozionare più il pubblico: prima con Mina, con la quale ha cantato Baby it’s cold outside, la melodia incisa con la cantante lombarda che da anni risiede a Lugano. Poi è il momento di Tony Renis, che fa capolino dal maxi-schermo, con cui canta la versione che fu di Frank Sinistra di Quando, quando, quando. Musica e giochi di musica, con la fusione di canzoni e cambi di titolo: Champagne diviene Gazzosa, Sei bellissima viene trasformata in Sei passabile mentre Ti amo diventa Ti stimo.
Nelle due ore e passa di spettacolo Fiorello sul palco non è mai stato solo: ad accompagnarlo c’era la band guidata dal maestro Enrico Cremonesi, con Carmelo Isgrò al basso, Rino Di Pace alla batteria e Antonello Corraduzza alla chitarra. Una menzione particolare la meritano i Gemelli di Guidonia (Pacifico, Eduardo e Gino Acciarino) che con i loro insoliti medley, hanno cantato a cappella dando il ritmo agli ingressi e alle uscite dal palcoscenico di Fiorello. Uno spettacolo, quello dell’istrione siciliano che si divide tra il sacro e il profano, che si conclude mostrando un filmato sulla nostra città. Che queste forse non siano le prove generali per un futuro ritorno sul piccolo schermo.

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