Ecco i conti in tasca al Livorno tra tesoretto, stipendi, spese di gestione e calciomercato

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Manca poco più di un mese al via del campionato e i tifosi del Livorno si stanno ponendo una domanda: “Quand’è che Spinelli compra qualcuno?”. O meglio, in molti si chiedono come mai la società sia così immobile nonostante gli introiti derivanti da diritti televisivi e paracadute. C’è chi dice che a disposizione ci sono 19 milioni di euro, ma la verità è che ce ne sono molti ma molti meno. Per fare un quadro chiaro dobbiamo andare indietro di due stagioni, ovvero all’anno della promozione in A ad opera di Nicola. Quella stagione, seppur memorabile, si è chiusa con una notevole perdita finanziaria (circa 3 milioni di euro) e le entrate che sono derivate dalla promozione hanno permesso alla società di ripianare in parte questo segno meno.
A questo bisogna aggiungere che il Livorno, così come le altre squadre, non ha ancora pagato gli stipendi di maggio/giugno (per farlo c’è tempo fino al 16 settembre) e in questo caso si parla di una cifra intorno al milione di euro. Gli introiti derivanti dai diritti televisivi (18,6 milioni) sono stati usati per compensare l’anno precedente e per l’anno in A (stipendi, mercato e spese di gestione). Ad oggi il debito che ha il Livorno è di circa 5-6 milioni di euro che verrà ripagato, in parte, con la cessione di Paulinho (clicca qui per leggere) all’Al Arabi (nelle casse amaranto finiranno circa 7 milioni di euro divisi in due rate).
Ma ora arriviamo alla fatidica domanda: quant’è il tesoretto del Livorno? Si parte dai 5 milioni di paracadute per la retrocessione ai quali ne vanno aggiunti 3 provenienti dalla B e uno come premio di valorizzazione di giocatori (i vari Bardi, Mbaye…). Si arriva a nove, ma a questi vanno tolti i 7 del monte ingaggi e i 3 di gestione. Ecco spiegato il perché Spinelli si sta muovendo con cautela in questi anni e cerca occasioni low cost per costruire la squadra. Questo ovviamente non vuole essere una difesa nei confronti del presidente, ma soltanto un aggiornamento sulla situazione finanziaria della società. Con molte squadre gloriose che hanno dovuto abbassare la saracinesca (Padova e Siena in primis non si sono neanche iscritte ai rispettivi campionati), gli amaranto possono ritenersi fortunati se non hanno mai avuto problemi societari o penalizzazioni e se stazionano ormai da dieci anni tra serie A e B. In molti puntano il dito sulla cessione di Paulinho ma questa, per i motivi sopracitati, è stata dovuta. Anche perché se non fosse avvenuta, chi tirava fuori 7 milioni per continuare ad andare avanti?

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