Parla “Eme”, il leader: “Che amarezza. Ma pronto a ripartire dalla B”

di rcampopiano

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Se in panchina Nicola è sempre stato la mente del Livorno, in campo Emerson era il braccio. Un vero leader, insieme a Paulinho. Il pianto a fine gara è la prova di come il brasiliano tenga a questa squadra e a Livorno. Lui ha un contratto in scadenza nel 2015 e la speranza è di vederlo ancora al centro della difesa perché uno come lui, in serie B, fa la differenza.

Quanto dispiacere c’è per questa stagione?
“Volevamo vincere almeno l’ultima partita interna per dare una soddisfazione ai nostri tifosi e onorare la maglia. Purtroppo così non è stato e siamo tutti molto dispiaciuti. Io non nego di essere veramente triste perché si tratta della mia prima retrocessione e perché credevo fermamente che il Livorno si potesse salvare”.

Cos’è che non ha funzionato?
“E’ inutile negare che questa squadra ha dei limiti che purtroppo in serie A non ti puoi permettere anche se sono convinto che l’ultimo posto non rispecchi il vero valore del Livorno. E’ stata una stagione dove tutto ci è andato storno anche se non siamo stati bravi ad andare a prenderci la fortuna. Gli episodi ci hanno sempre condannato, ma non sarei coerente se dessi la colpa della retrocessione solo a questo. Il cambio di allenatore non ha dato i risultati sperati, ma ora c’è da pensare subito alla prossima stagione”.

Il Livorno ripartirà da Emerson?
“Io ho il contratto anche per la prossima stagione e non mi interessa se dovrò tornare a giocare in serie B. Se la società punterà di me non potrò far altro che essere contento perché vuol dire che in questi due anni ho mostrato qualcosa di buono”.

C’è un immagine o un momento che vuoi cancellare?
“Sarebbe troppo facile dire l’ultima gara con l’Udinese. Purtroppo quella partita ha dimostrato che non siamo stati in grado di saper gestire le emozioni. Quando vai in vantaggio devi saper soffrire e tenere duro. I cinque gol presi parlano da soli. C’è grande dispiacere perché non abbiamo saputo restare attaccati alle altre anche se, oggettivamente, qualcosa in più potevamo farlo e ognuno si deve prendere la proprie responsabilità”.

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