Edoardo, la bandierina si alza in serie A

L'assistente livornese ha fatto il suo debutto nella massima serie in occasione di Empoli-Torino e a Quilivorno.it racconta le emozioni che ha provato

di rcampopiano

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Quando da bambino decidi di voler fare il calciatore, il tuo sogno è quello di arrivare a giocare in serie A. Cavalchi quel sogno sapendo che non sarà facile farlo diventare realtà. Lo stesso dicasi per chi decide di intraprendere la carriera da arbitro o assistente. Dopo la gavetta nelle serie minori, la speranza è quella di alzare la bandierina per segnalare un fuorigioco di Higuain, Dybala o Totti. Per Edoardo Raspollini è stato così anche se si è dovuto “accontentare” di segnalare gli offside di Maccarone o Belotti. Già perché il livornese, in occasione dell’ultima giornata di campionato, ha esordito nella massima serie (pubblichiamo solo ora l’intervista in quanto eravamo in attesa dell’autorizzazione da parte dell’organo competente). Trentacinque anni, si occupa di finanziamenti e domenica ha coronato il suo sogno. Finalmente dopo tanta serie C e B, ecco la chiamata: “Devi fare da assistente per Empoli-Torino”.

Edoardo, che sensazione è stata?
“Alla fine, quando inizia la partita, tutto diventa normale perché pensi che si tratta di un match come le altre. Quello che ti ‘distrugge’ è l’attesa. Speravo di esordire, ma fino all’ultimo non ho saputo niente. Finché non mi hanno chiamato, io credevo di dover fare da assistente in serie B”.

E quando hai ricevuto la chiamata?
“Beh, è stata un’emozione unica e indescrivibile. E’ stato un sogno che si avvera. Inoltre, debuttare a Empoli, così vicino a casa, mi ha permesso di essere “accompagnato” da tanti amici, da colleghi di sezione e dalla mia famiglia”.

E’ stata dura arrivare fino in A?
“Arrivare a questi livelli non è mai facile, anzi. Quest’anno ho fatto 23 presenze in B e alle spalle ho quattro anni di C.”

Come hai cominciato?
“Ho fatto il corso da assistenti nel giugno del 2011 dopo cinque anni da arbitro nazionale e sette fra provincia e regione. Da assistente, dopo quattro anni di C, sono passato in B e ora ho esordito nella massima serie. Se fai una buona stagione e se il campionato lo permette puoi fare un’apparizione nella massima serie che serve sia da banco di prova che da premio. Oltre a me, tra sabato e domenica hanno esordito diversi colleghi”.

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?
“Ho giocato a calcio a livello giovanile, poi alcuni miei amici hanno iniziato a fare gli arbitri e da lì è nata la passione. Se avessi iniziato magari qualche anno prima sarebbe stato meglio. Ma ve bene così, ho 35 anni e sono contento di come sta procedendo il tutto”.

Il prossimo passo è diventare internazionale?
“Prima di tutti è tornare in B e cercare di far bene nella mia categoria. Poi magari fare un’altra serie A. Per il futuro, sognare però non costa nulla”.

Fare l’assistente o il direttore di gara è un’attività molto seria che ti permette di entrare in un mondo nuovo e di crescere tanto sia a livello umano che sportivo. Ad ottobre partirà il nuovo corso arbitri. Per le iscrizioni, www.aialivorno.it

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