Football, un “etrusco” in nazionale. Intervista

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Dai campi spelacchiati della Terza Divisione alla convocazione per un raduno con la nazionale italiana, è questa la storia del giovane quarterback degli Etruschi Livorno. Alessandro Campora ha ricevuto da poco la notizia di una sua ennesima chiamata per un paio di giorni (2-3 aprile) da spendere con il Blue Team, il massimo che un giocatore di football americano del nostro paese possa sognare.

Sei molto giovane e quindi, immagino, che la tua sia una passione abbastanza recente. Come ti sei innamorato di questo sport?
“Il merito è tutto di mio zio (Paolo Campora, ndr), che è anche il mio coach qui agli Etruschi Livorno. E’ stato tutto molto spontaneo, un giorno mi chiese di venire a provare e da lì non ho più smesso di fare il quarterback. Questo perché il football americano è uno sport diverso da tutti gli altri, qui si creano legami di amicizia neanche lontanamente paragonabili da quelli nati da tutte le altre attività in cui mi ero dilettato precedentemente. Il gioco è bellissimo e mi ha subito conquistato al punto che adesso non riesco più a smettere”.

Pensiamo anche al campionato: vittoria dilagante nel derby contro i Trappers Cecina, che effetto ti ha fatto?
“E’ stato molto bello. Vincere così è sempre una soddisfazione incredibile. Per noi era il primo test annuale ed abbiamo capito più o meno cosa siamo in grado di fare. Cerchiamo di continuare così, provando anche a migliorare alcuni aspetti del gioco per fare un ulteriore salto di qualità”.

L’obiettivo sono ancora una volta i sedicesimi di finale o c’è l’intenzione di fare qualcosa di più?
“Vogliamo andare il più avanti possibile e mi accodo a quanto già detto da Giorgio Polidori in una precedente intervista, la finale di conference del campionato nazionale può essere alla nostra portata in questa stagione. Il potenziale c’è e dunque trovo giusto il puntare più in alto possibile”.

Quanta sicurezza ti dà avere un wide receiver a roster con un passato in nazionale come Giorgio Polidori?
“Sicuramente tanta, avere uno che si fa trovare smarcato nel 99% delle azioni ti dà una dose extra di sicurezza e ti permette di tentare qualcosa di un livello superiore rispetto alla media delle giocate in Terza Divisione. Le difese inoltre sono costrette a spostare molti uomini dalla sua parte e questo significa che spesso c’è qualche altro compagno libero”.

Sei stato convocato anche per il prossimo raduno della nazionale italiana, che emozioni ti dà questa notizia?
“Cerco di mantenere i piedi per terra e pensarci il meno possibile. La mia concentrazione adesso è sugli Etruschi Livorno, non sulla nazionale. Quando vado ai raduni cerco di assimilare ogni cosa che vedo, ci sono giocatori molto più esperti e pronti di me e dunque devo rimanere vigile ed imparare il più possibile. Devo lavorare tantissimo, ma spero, con il tempo, di togliermi qualche soddisfazione anche d’azzurro vestito”.

 

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