Addio Mauro. Si spegne a 84 anni uno Scarronzone

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di Gianni Picchi

Si è spento all’età di 84 anni lo “Scarronzone” Mauro Basoni. “E’ un altro tassello dell’epoca d’oro che si stacca dal mosaico della grande Livorno sportiva di un tempo”. Queste le parole del presidente del Comitato Toscana della Fic, Edorado Niccoletti, che insieme a Lino Borzillo, presidente dell’Unione Canottieri Livornesi, hanno  accompagnato, insieme a tanti altri sportivi e non, Mauro nel suo ultimo viaggio. Basoni faceva parte dell’equipaggio, che nella seconda metà degli anni 40 ereditò la leggenda degli Scarronzoni.
Un equipaggio, quell’Otto, nato da una severa selezione da parte dell’allenatore Dante Secchi, ex Scarronzone del ’36,che oltre a Basoni vedeva impegnati Nino Balleri, figlio di uno degli Scarronzoni, il mitico “Ballero”, ed i fratelli Unico e Umberto Marconcini, ma anche Renato Cecchi, Armando Savi (scomparso recentemente), Mario Magherini, Aldo Fiorini, Gianfranco Palmerini e Elio Langella detto “Ghighe”, timoniere.
Quell’equipaggio vinse svariati Campionati Italiani. Indimenticabile il successo nell’Otto yole a Santa Margherita Ligure nel 1949 contro i rivali del Milano – e Toscani, arrivando a rappresentare l’Italia persino sul Rotsee, a Lucerna, dove vinse davanti ai padroni di casa e alla Francia la regata internazionale nel 1950.
Nel 1951 sfumò la vittoria sul lago di Pallanza, perché a Unico Marconcini si ruppe il carrello Alcuni parlarono di sabotaggio. Quella barca era la più forte di tutti. Un’altra pagina importante fu’ la vittoria nella Pisa-Pavia del 1950, e la supremazia su Unico Marconcini, amico e rivale nel singolo, nella Coppa Comune di Livorno disputatasi nello stesso anno. Una volta sceso dalla barca, prima fece l’allenatore, sempre per la Canottieri Livornese, sfornando molti atleti, poi si dedicò al rugby. Il suo ruolo, pilastro. In squadra con lui in quel Rugby Livorno, Tognetti, Sciacol, Mazzantini, Gioia, Gesi etc), arrivando anche in Nazionale: nel 1959 ebbe l’onore di sfidare la Scozia.
Mauro Basoni era guascone e scanzonato, il carattere del vero livornese. Però riuscì anche a commuoversi quando l’Unione Veterani Sportivi lo premiò per i suoi successi. Poi, negli ultimi anni, andava spesso in Banditella a giocare a tennis. In agosto la sua salute iniziò a vacillare, e lunedì è andato a fare sport in un altro mondo. Lascia  due figli, Alessandro ed Antonio. Il rito funebre è stato effettuato nella chiesa di Borgo Cappuccini. Sarà sepolto al cimitero della Purificazione.

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