Viaggio nella contraffazione, successo per lo spettacolo

di admin

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Quello andato in scena il 29 luglio in Fortezza Vecchia, “Tutto quello che sto per dirvi è falso”, non è stato solo uno spettacolo, ma un vero e proprio vademecum sulla contraffazione e su tutti i meccanismi che si snodano all’interno di essa.
Un monologo serrato ed intenso, voluto fortemente dalla Camera di Commercio, per la regia del giornalista Andrea Guolo e rappresentato da una bravissima Tiziana Di Masi. L’opera, giunta alla sua 41esima tappa, continuerà a girare l’Italia promuovendo la cultura della legalità e del commercio consapevole.
Il monologo si snoda a 360° nel mondo della contraffazione, tessile, alimentare ma anche manifatturiera e di come questa a causa della recente crisi economica e della scarsa informazione, si sia fatta strada rapidamente nel nostro quotidiano e di come ogni giorno cresca e diventi sempre più forte, quasi imbattibile.
“Come voler svuotare il mare con un secchiello”- asserisce Tiziana Di Masi nella sua performance, perché il vero leader della contraffazione è la Cina ed i suoi serratissimi tempi di produzione. Vengono contraffatti capi di abbigliamento come le ormai note “borse firmate”, ma anche scarpe da ginnastica, che vengono acquistate ingenuamente, attirati dal prezzo vantaggiosissimo, anche per bambini piccoli, non sapendo i rischi che si corrono. Basti pensare che contengono 32,8 mg di cromo, quando il limite consentito è di 3 mg, ed il cromo oltre a essere potenzialmente cancerogeno, può provocare fortissime dermatiti croniche.
Ma il mercato dell’illegalità non si ferma agli oggetti di uso quotidiano, va più a fondo, supportato dalla rapida diffusione di internet. Ecco apparire più di 20 milioni di risultati, digitando su motore di ricerca qualsiasi il termine “Farmacia online”, perché la macchina della contraffazione arriva anche ai medicinali, che nella maggior parte dei casi, medicinali non sono, ma anzi possono venderci nitrato di sodio al posto di sorbitolo.
Anche il settore manifatturiero non è da meno, arrivano contraffatti cerchi in lega e freni per auto, che molto spesso vengono montati come originali e poi si rischiano tragedie. Come quella invece accaduta il 25 luglio del 2000, quando il Concorde del volo Air France 4590 diretto da Parigi a New York, precipitò poco dopo il decollo schiantandosi su un hotel a sud-ovest dell’aeroporto mentre cercava di dirigersi verso Le Bourget. Tutti i 100 passeggeri morirono e con essi le nove persone dell’equipaggio e quattro persone che erano a terra, mentre altre sei persone rimasero leggermente ferite. Questa tragedia, perché durante i controlli di manutenzione, per risparmiare, era stato montato un pezzo di ricambio contraffatto.
Ultimo “must” di questa gigantesca macchina dell’illegalità è il settore agroalimentare. Esistono brutte copie di vini, spumanti, passate di pomodoro, prosciutti ma soprattutto del Parmigiano, tanto da esser stato allestito un apposito museo con tutte le sue copie nel mondo. In questi casi è fondamentale la collaborazione dei cittadini : se in Italia o all’estero c’imbattiamo in una contraffazione di un prodotto Dop, è nostro dovere denunciarlo alle autorità, perché il prodotto può essere immediatamente ritirato dal commercio.
E’ fondamentale leggere sempre le etichette di quello che compriamo per la nostra salute, la nostra economia e per bloccare il giro di soldi che produce l’illegalità.
Tutti i prodotti contraffatti che girano nel nostro paese vengono prodotti all’estero, gestiti dalla Mafia e dalla Camorra e dati ai distributori. Ultimo gradino della catena, sono i venditori abusivi, spesso immigrati clandestini che per racimolare qualche soldo si trovano a fare da schiavi a quelli che forniscono la merce.
Quando acquistiamo, pensiamoci davvero perché quello che guadagna dall’acquisto di una borsa contraffatta non è il ragazzo che la vende per strada, ma “chi lo tiene alla catena”.
Al termine dello spettacolo sono intervenuti, con alcune brevi testimonianze in merito alla legalità esponenti dell’arma di Finanza e Carabinieri di Livorno, ma anche esponenti dell’Agenzia delle Dogane, della Camera di Commercio, Confesercenti e Confcommercio.

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