Scarronzoni al Grattacielo

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Una storia di coraggio, passione e di “inadeguatezza”, così tanta da sfidare il mondo per andare ad un passo dalla vetta. Prima il capitalismo democratico degli Stati Uniti con le sue Olimpiadi del ’32, poi il nazi-fascismo di Hitler con i cinque cerchi a Berlino del 1936. Sul podio gli Scarronzoni, otto ragazzoni livornesi, portuali, gente del “popolo”, e il timoniere Cesare Milani: il “con”, il cuore pulsante di quell’equipaggio che dall’ombra dei Quattro Mori stupì il mondo con i suoi due argenti olimpici e quel primo posto sfiorato per due decimi la prima volta e poco più quattro anni dopo all’ombra del Reich. Sul palco del Teatro Grattacielo (via del Platano) nell’ambito della rassegna Semi-Festival in scena fino al 5 ottobre, giovedì 25 settembre alle 22,30 e venerdì 26 alle 21,30 (biglietto 10 euro intero, 8 euro ridotto, durata 60 minuti circa) Fabrizio Brandi porterà sulla scena “Otto con…” il mito degli Scarronzoni, spettacolo scritto e diretto da Gabriele Benucci .
“E’ dal 2004 che voglio scrivere di personaggi sportivi – racconta su una poltrona della Sala Becket all’interno del Teatro Grattacielo l’autore e regista dello spettacolo – Ho pensato a Picchi, ho scritto di Caprilli e nel 2013 mi sono cimentato, dopo ampia documentazione, nel buttar su carta una storia che raccontasse le gesta di questi nove livornesi, otto con appunto, tra cui è nato un bellissimo rapporto, in cui la barca era diventata una vera e propria famiglia. Ho voluto scrivere di loro, raccontandoli dal punto di vista di chi li guidava, del motore anche motivazionale del gruppo: Cesare Milani che sarà interpretato da un fantastico Brandi – continua il regista Benucci. Perché ho scritto di questa storia? Per due motivi. Il primo è sociale. Dei ragazzi comuni, venuti dal popolino livornese che con un impegno inenarrabile e una dedizione unica hanno compiuto imprese che non hanno avuto precedenti né successori. Hanno sfidato un mondo a testa alta e hanno vinto. Dei moderni Davide contro Golia. E’ questo quello che mi ha affascinato. E poi il lato umano. Hanno spesso trascurato affetti e famiglia, lavoro e parenti per dedicarsi ad un sogno ad un obiettivo. Era una storia che valeva la pena raccontare”.
Accanto a lui con tanto di megafono vintage in mano e asciugamano sulle spalle (‘costume’ di scena) ecco Fabrizio Brani. “Ho accettato con entusiasmo di salire sul palco – spiega l’attore – e interpretare questa storia perché si racconta dell’inadeguatezza che abbatte ogni limite. Una storia che mi raccontava sempre il mio babbo ma di cui non sapevo molto. E’ stato emozionante interpretare e cucirmi addosso i panni del “con”, il più mingherlino di tutti gli Scarronzoni che spesso si trovava invece a fare la voce da gigante tra quei colossi.

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