Lo scrittore e poeta Rossano Vittori si racconta

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“Se vuoi te lo racconto”, dello scrittore labronico Rossano Vittori, è la novità editoriale 2016 delle Edizioni Erasmo; il libro sarà presentato venerdì 18 marzo, alle 17.30, nella Sala Badaloni della Biblioteca Labronica “F.D.Guerrazzi” di Villa Fabbricotti, (viale della Libertà). L’autore e il libro saranno presentati da Maurizio Mini, delle Edizioni Erasmo e alcuni brani dei racconti saranno letti dagli attori Giorgio Algranti e Paola Pasqui.

Rossano, se tu dovessi definire il tuo ruolo… giornalista, sceneggiatore, scrittore, critico cinematografico, poeta?
“Non amo essere incasellato in un ruolo. Diciamo che ho fatto cose in diversi campi artistici. Comunque, se devo scegliere, mi piace definirmi poeta. Perché con la poesia ho cominciato e un po’ ho cercato di metterla in tutti i miei lavori”.

Questo tuo nuovo libro “Se vuoi te lo racconto”, 29 racconti: qual è il filo conduttore?
“I racconti trattano vari argomenti ed hanno a protagonisti personaggi di diversa estrazione sociale e perfino animali. Direi che, a parte lo stile narrativo, che spero emerga, il loro tratto comune è una malinconica ironia. Vorrei rilevare poi che alcuni racconti vedono protagonista Sandro Ferroni, una sorta di Nick Adams livornese. Un espediente letterario che mi ha permesso di continuare quel discorso sulla “livornesità”, senza retorica e al di fuori dei luoghi comuni. Un discorso che avevo iniziato col mio film “Campioni livornesi”, dedicato ai grandi atleti e artisti labronici”.

Il titolo come lo hai scelto?
“Per me i titoli dei libri sono una cosa importante. I miei libri di poesia hanno titoli originali. Questa volta l’ho preso da un racconto in cui si narra la storia di un ragazzo scapestrato che vive con la madre abbandonata dal marito e abbrutita dal lavoro e che, per tenerla a bada, ma anche per consolarla, le racconta film d’amore dal lieto fine”.

Le tue modalità di scrittura, i tuoi rituali quando ti metti a scrivere. Raccontaci.
“Non ho rituali e scrivo quando arriva quella cosa misteriosa che è l’ispirazione. E allora mollo tutto e mi isolo. Naturalmente, rispetto alla poesia, la narrativa richiede più tempo e disciplina. Quando scrivo racconti uso questo metodo: scrivo, rileggo e correggo. Più volte. Poi, come diceva di fare Raymond Carver, lascio i racconti nel cassetto, per tornare a rileggerli con attenzione e freddezza”.

Un ricordo di un grande attore di cinema con cui hai lavorato.
“Vorrei citarne tre, dei quali ho apprezzato l’arte, l’umanità e il senso dell’umorismo. Massimo Troisi, col quale ho passato dei giorni indimenticabili al Festival di Locarno. Marcello Mastroianni, di cui descrivo in un mio libro il curioso episodio del nostro primo incontro a Cinecittà. Infine, Vittorio Gassman che, mentre giravo il backstage de “La famiglia” di Scola, si lasciò riprendere e intervistare senza problemi, manifestandomi grande simpatia”.

E di un’attrice?
“Fanny Ardant, attrice magnifica e di grande umiltà. Ricordo il suo luminoso sorriso durante le pause fra un ciak e l’altro, e le sue prime frasi in italiano col suo adorabile accento francese”.

Progetti futuri?
“Ho appena terminato il mio nuovo libro di poesie. Sto lavorando ad una sceneggiatura e sto finendo il mio primo romanzo”.

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