Beccaria, mostra di volumi antichi

I libri in mostra sono la testimonianza della vivacità e del fermento culturale livornese in epoca illuminista

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In occasione del Convegno Internazionale per i 250 anni della pubblicazione a Livorno del “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, che il 16 ed il 17 maggio riunirà illustri storici e giuristi da tutta Europa nell’auditorium della Camera di Commercio, saranno esposti alcuni volumi antichi provenienti dalla biblioteca camerale, stampati a Livorno tra il Settecento e l’Ottocento. I libri in mostra sono la testimonianza della vivacità e del fermento culturale livornese in epoca illuminista: tra questi, la terza edizione dell’ Encyclopédie di Diderot e d’Alembert ed il Gazzettiere americano, entrambe stampate dalla celebre Tipografia Coltellini, oltre a pubblicazioni sull’uso del caffè, sul commercio delle farine e sulle contrattazioni marittime uscite dai torchi di altri importanti tipografi locali, come Giovan Paolo Fantechi e Giovanni Vincenzo Falorni.
Saranno presenti anche alcuni libri editi da Giovanni Tommaso e Glauco Masi, che si distinsero per il coraggio di far conoscere al pubblico italiano alcuni capolavori della letteratura straniera, soprattutto inglese e francese, sfidando le persecuzioni e le censure attive all’epoca, e contribuendo a creare a Livorno un clima anticonformista.
Tra le pubblicazioni relative al diritto penale, tema centrale del Convegno organizzato dalla Unione delle Camere penali e dalla Camera Penale di Livorno, si potranno osservare alcuni volumi di autorevoli giuristi ed eruditi dell’epoca, le cui opinioni sull’opera del Beccaria spaziano dalle critiche più aspre alle più convinte adesioni: tra questi, ad esempio, il Commentario filologico-critico sopra i delitti e le pene secondo il gius divino di Cesare Malanima, giurista pisano tra i più convinti assertori del Codice leopoldino, e la Scienza della legislazione di Gaetano Filangieri, opera nella quale la pena di morte viene giudicata dall’autore pienamente legittima, poichè parte integrante del diritto di punire.
Degno di nota, infine, è l’originale a stampa della Legge di riforma della legislazione criminale toscana, meglio nota come Codice leopoldino o Leopoldina, emanata il 30 novembre 1786 da Pietro Leopoldo d’Asburgo: il Granducato di Toscana, con questa normativa, fu il primo Stato al mondo ad abolire ufficialmente la pena di morte.

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