Con i figli vivono nello scantinato della chiesa. Storia

"Non vogliamo avere niente gratis, desideriamo soltanto una piccola casa, con un affitto modesto"

di admin

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Crisi economica ed emergenza abitativa purtroppo negli ultimi tempi sembrano essere un tutt’uno. Questa è la storia di una famiglia che improvvisamente si ritrova senza lavoro, senza una casa, senza nessuno. Ma nessuno, l’indifferenza, l’insensibilità sembra essere la vera protagonista di questa vicenda.
Tatiana e Mirko sono una coppia di cinquantenni con due figli, Nico di 20 e Mario di 13. Vivono in Emilia Romagna. Lavorano, conducono una vita normale. Improvvisamente e ad una velocità incredibile le cose cambiano, si complicano. Mirko si ammala, problemi al cuore ed una preoccupante pancreatite. Perde il lavoro. La famiglia a quel punto per cercare conforto ed appoggio decide di tornare dai genitori di Mirko, a Livorno. E’ il luglio del 2013. Esattamente un anno dopo, per incomprensioni, l’intera famiglia viene letteralmente buttata fuori di casa. Nel frattempo però Tatiana, che parla quattro lingue ed è madrelingua tedesca, per non gravare sui suoceri, cerca lavoro come collaboratrice domestica. In primo luogo presta servizio da un’anziana vedova, poi da Bruna, la signora che da sempre segue ed accudisce Don Felice Munaro, l’ex parroco della chiesa di Santa Rosa.
La famiglia, abbandonata dai propri familiari, compresa la sorella di Mirko, dorme per due intere settimane in auto, una piccola “seicento”, ma la situazione non può andare avanti. Ed ecco che entra in gioco il buon cuore di Don Felice che riesce a convincere l’attuale parroco di Santa Rosa, Padre Nike, ad ospitare la famiglia nello scantinato della chiesa, già ad uso di un gruppo di scout.
I primi tempi i quattro dormono letteralmente per terra, usando come giagiglio delle coperte offerte dallo stesso Don Felice, che allertata la Protezione Civile, riesce a procurare alla famiglia quattro brande d’emergenza, un fornellino da campo ed un fornetto ad elettricità. Anche gli assistenti sociali vengono avvertiti, ma di fatto, l’ultimo colloquio della famiglia con essi, risale a quest’estate, poi il silenzio assoluto.
Tatiana ed il marito non si danno per vinti e dopo interminabili code e sballottamenti da un ufficio all’altro, grazie all’intervento dell’assessore Ina Dhimgjini, riescono ad avere un colloquio con l’ufficio di competenza e vengono dichiarati in emergenza abitativa, ma non così urgente, visto che comunque un tetto ce l’hanno.
La stanza che dividono in quattro, non ha serratura, ne scuri alle finestre, tanto che hanno applicato dei pannelli di plexiglass per ottenere un minimo di privacy. Possiede servizi igienici ed un lavandino. Ma per lavarsi devono scaldare l’acqua ed usare una tinozza. Non hanno stufe ne riscaldamento ed in questi primi giorni di freddo, hanno utilizzato l’aria calda del fornetto, lasciato aperto per scaldarsi. Immaginabile l’umidità dei locali e come questi non si addicono ad un uomo non in salute, che percepisce appena 230€ di pensione d’invalidità.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, già critica di suo, il gruppo scout, che rivuole i locali per le sue riunioni. Altri dispiaceri per questa famiglia già travagliata che non riesce a capacitarsi di tutta questa insensibilità. Ma anche Don Felice è un uomo tosto che riesce a far fare dei controlli dalla Protezione Civile e dal Comune: di fatto quello scantinato non ha criterio di abitabilità, nemmeno per gli scout.
La famiglia e l’ex parroco, però, hanno un solo obiettivo, il piccolo Mario. Rendergli la vita più simile possibile a quella dei ragazzini come lui, anche se non sembra facile. All’inizio della scuola Mario non ha libri. Sono rimasti a casa dei nonni, che non vogliono avere alcun contatto con la famiglia. A quel punto, interviene il Preside della scuola media, che riesce a farsi consegnare i libri e stabilisce assieme a Mirko e Tatiana, di seguire personalmente il bambino. Anche gli insegnanti sembrano prendere a cuore la loro situazione, offrendo il loro aiuto alla famiglia. Lo stesso Don Felice, assicura un posto all’Oratorio dei Salesiani, per il piccolo Mariolino, in modo da poter fare la lezione in tutta tranquillità e poter giocare con i suoi amici all’aperto, come un bambino normale. La fortuna non sembra sorridere a questo nucleo familiare, anche il figlio più grande Nico, nonostante abbia frequentato corsi in falegnameria e sia possessore dell’attestato HACCP, l’unico lavoro che sembra aver trovato è il dare una volta a settimana, ripetizione a bambini delle elementari.
Non vogliamo avere niente gratis – si appella commossa Tatiana – desideriamo soltanto una piccola casa, con un affitto modesto dove i miei figli possano sentirsi normali. Basterebbe un lavoro più remunerativo per me ed uno per mio figlio. Anche mio marito sarebbe disposto a lavorare. Siamo persone normali, abbiamo sempre pagato le tasse, mai mi sarei immaginata di esser ridotta così, a farmi regalare dei vestiti e a mangiare alla Caritas. So bene che niente è dovuto. Vorrei solo la possibilità di potermelo guadagnare. Di non far più accadere che i miei figli si vergognino della situazione in cui vive la loro famiglia”.
Questa può sembrare una storia come tante,ma ci auguriamo che non diventi una delle molte, che si inabissano nel mare dell’indifferenza.

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