A Salviano la messa per i migranti

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di Roberto Olivato

E’ stata una celebrazione Eucaristica particolare, quella svoltasi nella provvisoria chiesa della Beata Madre Teresa di Calcutta, in attesa del trasferimento nella nuova sede di Salviano 2 i cui lavori dovrebbero iniziare , come ricordato dal vescovo Giusti, verso la metà di quest’anno. Si festeggiava ieri 18, il 101esimo anniversario della giornata mondiale del migrante, ricordata contemporaneamente in ogni angolo della terra dove è presente la Chiesa cattolica e che Papa Francesco ha intitolato Chiesa senza frontiere: madre di tutti. A celebrare la S.Messa il vescovo Simone Giusti che ha somministrato il battesimo ad Onorio, un vispo bambino senegalese di un anno, ad allietare l’evento i canti del coro della parrocchia e quelli di un gruppo di nigeriani che con la loro ritmica musica Igbo, hanno accompagnato con i loro strumenti a percussione alcuni momenti dell’Eucarestia.  A concelebrare assieme al vescovo Giusti, il parroco don Jean Micheal Moukouba ed il direttore dell’Ufficio Migranti padre Emilio Kolacyzk. L’omelia del vescovo pronunciata in formato bambini ai quali si è rivolto con simpatiche domande,  ha svelato un aspetto forse poco conosciuto di un Giusti catechista, che con semplici esempi ha accompagnato anche i più piccoli a comprendere come la preghiera, in qualsiasi lingua venga pronunciata,  sia il modo migliore per entrare in contatto con Dio, che a noi risponderà  parlando al nostro cuore che deve essere attento e pronto alla sua chiamata. Gli sguardi attenti dei bimbi erano la dimostrazione che monsignor Giusti era entrato in perfetta sintonia con loro e forse, troppo preso da quegli sguardi pieni di curiosità e di attenzione verso il loro vescovo, ha scordato la commemorazione della Giornata del Migrante che comunque, dopo la S.Messa, è proseguita con un incontro conviviale nel segno dell’accoglienza, al quale hanno partecipato famiglie di Nigeriani e Senegalesi. Sono purtroppo mancate rappresentanze di altre popolazioni presenti a Livorno, quali filippini, brasiliani, polacchi, romeni, indiani, peruviani, assenze dovute molto probabilmente al poco tempo a disposizione dell’Ufficio Migrantes, per una più capillare  comunicazione ed anche per una carente sensibilizzazione da parte dei parroci di quelle comunità. Nonostante tutto sia padre Kolacyzk che don Jean Micheal si sono detti soddisfatti per la numerosa presenza africana dalla quale intendono ripartire, per arricchire di altre realtà etniche l’appuntamento mondiale del prossimo anno.

 

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