Parigi, passeggiata per la pace tra le vie di Shangay

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Ad una settimana di distanza dai gravi attentati di Parigi del 13 novembre scorso, la Comunità di Sant’Egidio di Livorno ha organizzato un itinerario di memoria nel quartiere di Shangay dal titolo “Insieme per la Pace”, per commemorare le vittime degli attentati ed esprimere la solidarietà alle famiglie di quanti hanno perso i loro cari. All’iniziativa hanno aderito la Parrocchia della Sacra Famiglia, la Parrocchia di S.Matteo, il Centro Donna e l’Istituto Comprensivo “Bolognesi”, le scuole “Michelangelo” e la scuola comunale dell’infanzia “Menotti”, molta gente comune, bambini e famiglie, in particolare dei quartieri nord di Livorno (clicca sul link in fondo all’articolo per vedere i disegni fatti dai bambini delle scuole).

L’itinerario è partito alle 16.30 davanti alla Scuola Primaria “O. Campana” di Via Stenone, Shangay per concludersi nella piazza centrale del quartiere, dove sono stati letti alcuni interventi sul tema della solidarietà e del desiderio comune di un futuro di Pace.

2Non abbiamo voluto rimanere indifferenti, né vogliamo restare in silenzio davanti a tanta violenza”, ha detto Lorenza Litrico della Comunità di S.Egidio “Anzi, vogliamo dire che la follia della violenza, della guerra e del terrorismo non risolvono niente ma portano solo altro dolore e distruzione. Bisogna dire basta a tutto questo, per non trascinare il mondo in una follia” richiamando tutte le persone intervenute “a reagire alla paura e a tutto quello che la paura suscita, per non permettere che tutto questo accada nei nostri quartieri, nella nostra città, nella nostra vita quotidiana” per  “volere per tutti una vita liberata dalla violenza”.

“A nome degli anziani, voglio dire l’importanza di essere qui oggi, ritrovarsi insieme per condannare quello che è successo a Parigi, per dire basta a tanta violenza”, ha detto Luana, un’anziana del quartiere di Shangay che ha voluto fare memoria a partire dagli anni vissuti durante la seconda guerra mondiale. “Noi anziani sappiamo cosa vuol dire vivere nella paura, ci ricordiamo bene gli anni in cui c’era la guerra, abbiamo vissuto per anni nel timore di non sapere cosa sarebbe accaduto giorno per giorno. Sono passati tanti anni e ancora rivediamo quel terrore davanti ai nostri occhi, lo vediamo alla tv e lo leggiamo sui quotidiani: eppure non mi sento di disperare, anzi oggi voglio dire, che non bisogna cessare di sperare, che c’è un futuro possibile, come lo fu 70 anni fa per noi che uscivamo dalle macerie della guerra”. Ed ancora:  “Anche oggi a 80 anni quello che ho sentito di fare è stato scendere in piazza per stare insieme, per aiutarci a non cedere alla violenza, per dire che solo insieme ci può essere un futuro di pace”.

1Yasmine, una bambina della Scuola della Pace della Comunità di S.Egidio, ha ripreso “Ci dispiace tanto per le persone innocenti che sono state uccise o sono state ferite. Quando c’è la guerra molti sono costretti a scappare. Per tutti la parola guerra e la parola violenza devono essere solo parole brutte. Noi pensiamo che la pace sia meglio, perché chi fa la pace ha tanti amici.” Ed ancora: “Per questo alla Scuola della Pace impariamo ad essere amici tra di noi, ma anche amici di chi è più lontano. E oggi siamo contenti di essere qui tutti insieme nel nostro quartiere e di poter mandare un messaggio di pace e speranza proprio a partire da Shangay”.

In rappresentanza della scuola, hanno partecipato molti bambini delle scuole dei quartieri nord con le proprie famiglie ed insegnanti; in preparazione dell’Itinerario, l’Istituto Comprensivo Bolognesi ha sensibilizzato gli alunni della Scuola primaria e secondaria del quartiere attraverso gli insegnanti; le maestre della scuola Campana, inoltre, hanno svolto all’interno delle proprie classi un lavoro, scaturito da pensieri e riflessioni a partire dai fatti di Parigi, eseguendo dei disegni sul tema della pace e della speranza per il futuro. Tali disegni, uno per classe, sono stati raccolti e legati ad alcuni palloncini fatti volare dai bambini stessi al grido “W la pace” emerso spontaneamente da loro. L’itinerario si è poi concluso con la consegna di un ramoscello di ulivo a ciascun partecipante, simbolo di speranza e desiderio di pace.

 

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3 commenti

 
  1. # Stefano

    Più che i disegni dei bambini, servirebbe un messaggio chiaro: a Natale, nelle scuole fare dei bei presepi, con tutto l’allestimento necessario, col bambino, bue e asinello e tutti i figuranti lucine e neve di cotone. Perché il Natale è nostro e noi siamo a casa nostra. Chi non lo vuol vedere guarderà altrove, rispondendo all’eventuale ” Allah Akbar” con un rassicurante ” Tu scendi dalle stelle “: varrebbe di più di mille peluche , disegni, fiori, lumini, Marsigliese e dolenti ipocrisie multi culturali.

  2. # daniele

    Vedo che hai subito capito il senso dell’iniziativa….
    Obbligare tutto il mondo a fare il presepe
    Ecco perché il resto del mondo ci prende in giro

  3. # Stefano

    non il tutto il mondo, legga bene: a casa nostra.

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