“In mare tra la vita e la morte”, il caso migranti

Mediagallery

di Roberto Olivato

A sentire parlare di migranti, come siamo ormai abituati da diversi anni, non ci stupisce più di tanto ed anche le vittime in mare sono entrate purtroppo a far parte di quelle notizie che ascoltiamo dai telegiornali, ponendo loro la stessa attenzione che riserviamo all’ascolto delle vittime della strada o di qualsiasi altro tipo di reato. A destarci dal torpore dei freddi numeri della routine mediatica ci hanno pensato alcuni protagonisti della struttura organizzativa dei soccorsi, quella conosciuta come Mare Nostrum.
Presenti all’incontro intitolato “In mare tra la vita e la morte”, organizzato dalla diocesi di Livorno, in occasione della presentazione del libro “Mare Monstrum” della giornalista Cristina Giudici, il sostituto procuratore di Siracusa Antonio Nicastro, il commissario alla Procura di Siracusa Carlo Parini, il Tenente di Vascello della Guardia Costiera di Augusta il livornese Paolo Pisano e don Giovanni Salvia Cappellano militare di Sigonella e della direzione marittima di Catania . Quello che è emerso nel corso dell’incontro non sono stati i soliti discorsi farciti di numeri, statistiche, lamentele ed accuse a questo o quello. No, niente di tutto questo. VESCOVO GIUSTI MONSIGNORE MIGRANTIDall’interessante convegno, moderato da Chiara Domenici, è uscito il volto umano del braccio della legge siciliana che, pur nel rispetto dell’applicazione delle norme sui clandestini, riesce a volte, grazie alla collaborazione di alcuni di loro, ad acciuffare i trafficanti dei barconi.
Il profondo sentimento di umanità verso questi uomini, donne e bambini in fuga da territori dove imperversa la violenza, in alcuni casi, contro tutto e contro tutti ebbene, questo senso umanitario è stato il comune denominatore che ha unito tutti gli oratori e che il libro di Cristina Giudici li ha resi protagonisti, anche parlando della drammaticità del ritrovamento di cadaveri a bordo dei barconi o in mare, dove spicca l’aspetto umano di tutti i soccorritori con i loro stati d’animo, le loro sofferenze, ma anche la profonda collaborazione che ha portato alla nascita di una grande, rispettosa reciproca amicizia fra tutti i responsabili dei soccorsi, che è riuscita a contagiare il folto pubblico presente, fra i quali padre Emilio Kolacyzk responsabile ufficio migrantes di Livorno, padre Michele Sigillino cappellano delle carceri di Livorno ed una rappresentanza delle forze dell’ordine. Don Salvia ha parlato del contributo che i cappellani della Sicilia hanno dato e continuano a fornire nel sostegno spirituale, morale ed umano al personale impegnato in Mare Nostrum. L’assenza della classe politica al convegno, a testimonianza di quanto effettivamente stia a cuore il problema, è stata sottolineata dal vescovo Simone Giusti, che ha evidenziato come pur essendo l’Italia al primo posto nella qualità e nell’efficacia dei soccorsi, sia agli ultimi posti riguardo all’accoglienza.

Riproduzione riservata ©