Ad Antignano il vescovo ospita 15 immigrati

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di Roberto Olivato

E’ da poco più di un mese che la villa di Alma Pace, struttura presente in via Vespucci ad Antignano, era stata chiusa per motivi di bilancio dalla Diocesi di Piacenza ed assegnata in comodato d’uso alla Diocesi di Livorno. Il vescovo Giusti ha subito preso la palla al balzo ed ha già previsto, anche se solo per un piccolo edificio posto all’interno della villa, l’inizio di una nuova attività.
Sino a qualche anno fa la villa riservava la propria dependance all’accoglienza di studenti provenienti da altre città, offrendo loro un posto letto ed un pasto caldo. Oggi – come riportato da “La Settimana tutti i giorni” il settimanale della Diocesi- questo piccolo edificio perfettamente ristrutturato ed arredato con letti, armadietti ed una cucina comune, il tutto a spese della Diocesi, dopo aver ricevuto il benestare d’ idoneità da parte della Prefettura, è pronto ad accogliere 15 profughi.
L’iniziativa ha come scopo, come ricordato da Chiara Domenici dell’ufficio stampa della Diocesi, quello di aiutare a decongestionare il territorio dalla concentrazione di troppi profughi in piccole aree. La gestione del servizio è stata affidata alla Fondazione Caritas che si accollerà anche le spese del personale, coprendo il servizio di 24 ore con propri operatori. La speranza è che all’interno di questa  struttura possano essere ricollocati alcuni dei dipendenti della precedente gestione, come auspicato dal vescovo nel corso di un’intervista rilasciata al nostro quotidiano on line, a pochi giorni dalla chiusura di Alma Pace,  dove alla nostra domanda di voler sapere se gli ex di Villa Pace avrebbero potuto  essere riassunti, così ci rispose: “Non ho mai chiuso su questa possibilità anzi, parlando con alcuni di loro ho detto che qualora arrivino richieste d’alloggiamento da parte di gruppi, sarà necessaria una loro presenza per la gestione della struttura, limitata al periodo di presenza degli ospiti. Questo è senz’altro meglio che niente, poi periodicamente un minimo di manutenzione andrà fatta, come ad  esempio la cura dei giardini, quindi vedremo di rendere meno pesante, per alcuni di loro, la mancanza di lavoro”.
Dopo queste parole sarebbe auspicabile che la Caritas ricorresse ad alcuni di quegli ex dipendenti che, casi strani della vita, si vedrebbero ridonare il lavoro grazie a quei profughi derisi e denigrati da gran parte della popolazione.

 

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