Il vescovo: convivenze in calo, la Chiesa abbia coraggio

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Ecco la meditazione del vescovo Giusti al convegno diocesano del 5 ottobre dove erano riuniti gli operatori pastorali (catechisti, formatori, educatori, ecc) di tutta la diocesi.

1. Come rendere convincente il messaggio cristiano? Siamo dentro a una mutazione dell’alfabeto umano dove i concetti base di amore, famiglia, vita, libertà stanno cambiando significato e si vuole ridefinirli. Siamo veramente davanti ad un cambiamento antropologico. La crisi è causata anche da un elemento culturale che riguarda il grado di speranza e di fiducia verso il futuro. Ora, fermo restando l’impegno e la volontà di esercitare «una più ampia misericordia, clemenza e indulgenza» nei confronti di tutte le persone che vivono situazioni di sofferenza per quanto riguarda i fallimenti matrimoniali (ma si ricordi che in Europa ormai le convivenze sfiorano il 50%)  – su questo punto i numerosi interventi di Papa Francesco non lasciano spazio al dubbio –, l’Instrumentum laboris segnala come il problema autentico, quello su cui concentrare davvero gli sforzi di riflessione e di analisi, sta a monte. E viene spiegato in modo esplicito, senza inutili edulcoramenti e senza vani giri di parole al n.15 del documento: «La stragrande maggioranza delle risposte mette in risalto il crescente contrasto tra i valori proposti dalla Chiesa su matrimonio e famiglia e la situazione sociale e culturale diversificata in tutto il Pianeta». Ecco la domanda drammatica, l’interrogativo lacerante che sta alla base di tutte le altre questioni e sulla quale anche noi dobbiamo confrontarci: Come riformulare in modo efficace il messaggio cristiano su amore, matrimonio e famiglia? Come farlo apparire giusto e opportuno, occasione di benessere e di futuro per sé e per le persone che ci stanno vicine, nei confronti di una mentalità dominante impastata d’individualismo e di relativismo? Come contrastare «una cultura che rifiuta scelte definitive, condizionata dalla precarietà, dalla provvisorietà, propria di una ‘società liquida’ dell’’usa e getta’, del ‘tutto e subito’?».

2. C’è alla base una domanda di senso, radicale e impegnativa, a cui bisogna fornire risposte rapide e soddisfacenti. Non a caso, le ultime statistiche danno in forte calo non solo i matrimoni – e questo purtroppo era noto – ma anche le convivenze.  Come se i giovani facessero sempre più fatica ad accettare non solo il ‘per sempre’ ma anche il suo specchio a tempo determinato.  Un disorientamento progressivo che paralizza la capacità di assumere decisioni importanti e che lascia nel cuore una lontana ma – fa notare l’Instrumentum laboris – ancora ben salda nostalgia di famiglia. Un sentimento ricorrente in ogni parte del mondo che potremmo riassumere in questo modo: «Sappiamo che la strada è quella, ma abbiamo smarrito le parole per dirlo, i gesti per confermarlo, le buone abitudini per aiutarci nella scelta». Ecco il cuore dei problemi a cui il Sinodo – quello straordinario e poi quello ordinario del 2015 – sarà chiamato a dare risposte adeguate. Se non si affronta questo ingorgo culturale, questa confusione che sta alla base di tante ‘non scelte’, difficile pensare che anche il più acuto strumento canonico – c’è chi guarda alla prassi ortodossa del percorso penitenziale in vista del secondo matrimonio – possa risolvere il male oscuro che sta alla radice e che oggi ha reso la proposta cristiana sulla famiglia scarsamente affascinante agli occhi di troppi giovani abbagliati dai miti fasulli del sesso facile, del genere variabile, delle relazioni elastiche.
Ecco perché pensare di ridurre la sfida globale che sta di fronte alla famiglia a una gara di fioretto tra tradizionalisti e progressisti, secondo schemi semplicistici e banali, significa non aver compreso la portata straordinaria e universale connessa ai temi del Sinodo. Il Papa venerdì scorso ha ribadito: ai genitori il diritto di libertà educativa. Occorre tutelare l’imprescindibile diritto dei genitori a dare ai figli l’educazione secondo le proprie convinzioni morali e religiose: l’ha affermato Papa Francesco ricevendo i partecipanti alla plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee sul tema «Famiglia e futuro dell’Europa».  “La collaborazione tra Pastori e famiglie – ha proseguito Papa Francesco – si estende anche al campo dell’educazione”. Qui – ha rilevato – ci vuole “coraggio nelle proprie convinzioni”. “Si tratta di sostenere i genitori nella responsabilità di educare i figli, tutelando il loro imprescindibile diritto a dare ai figli l’educazione che ritengono più idonea. I genitori, infatti, rimangono i primi e principali educatori dei loro figli, pertanto hanno il diritto di educarli in conformità alle loro convinzioni morali e religiose”. A questo proposito – ha osservato – “si potranno delineare comuni e coordinate direttive pastorali da assumere, al fine di promuovere e sostenere validamente le scuole cattoliche”. Pastori vicini al popolo e attenti alle esigenze della gente. Papa Francesco chiede questo ai vescovi europei di fronte alla complessità degli scenari e alle sfide della Chiesa in Europa: “Siamo chiamati ad essere una Chiesa ‘in uscita’, in movimento dal centro verso la periferia per andare verso tutti, senza paure, senza diffidenze e con coraggio apostolico. Quanti fratelli e sorelle, quante situazioni, quanti contesti, anche i più difficili, hanno bisogno della luce del Vangelo!”.  E’ “importante – afferma il Papa – che Pastori e famiglie lavorino insieme, con spirito di umiltà e dialogo sincero, affinché le comunità parrocchiali diventino ‘famiglia di famiglie’”. “Fidanzati che vivono seriamente la preparazione al matrimonio; coppie di sposi che accolgono figli di altri in affido temporaneo o in adozione; gruppi di famiglie che in parrocchie o nei movimenti si aiutano nel cammino della vita e della fede. Non mancano diverse esperienze di pastorale della famiglia e d’impegno politico e sociale in sostegno delle famiglie, sia quelle che vivono una vita matrimoniale ordinaria, sia quelle segnate da problemi o rotture”. Infine il Papa ha rivolto questa esortazione: “Vi invito anche ad essere una ‘voce profetica’ all’interno della società, soprattutto là dove il processo di secolarizzazione in atto nel Continente europeo tende a rendere sempre più marginale il parlare di Dio”.

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