Il vescovo “apre” l’ufficio migranti della Diocesi

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di Roberto Olivato

“Ogni uomo possiede qualche elemento spirituale, che serve ad integrare la personalità per tutti gli altri. Ciascuno è debitore di tutti e tutti sono debitori di ciascuno…”. Questa frase, tratta da uno scritto di Giorgio La Pira, è stata presa in prestito per la presentazione dell’opuscolo La Carta di Siena, che detta le linee guida di una pastorale della Commissione regionale Migrantes, alle quali dovranno attenersi le Chiese locali. Anche a Livorno il vescovo Simone Giusti ha istituito un Ufficio Migranti ponendolo alla guida di padre Emilio Kolaczyk. La prima convocazione di questo nuovo ufficio della nostra Diocesi, alla quale hanno partecipato don Janusz Wozniak, parroco di Vada polacco, don Cornel Benchea, parroco S. Matteo, romeno, don Jean Micheal Moukouba Bamana congolese ed il priore del Montenero padre Joy Oonnukallel indiano, è stata preceduta da una S.Messa concelebrata dal vescovo al Santuario di Montenero.
Nel corso dell’omelia ha spiegato l’importanza ed il ruolo di questo nuovo ufficio: “E‘ importante perché permetterà di far conoscere usi e costumi dei migranti e delle loro nazioni di provenienza. Solo dalla conoscenza del nostro prossimo può nascere la stima, che può sfociare nell’amicizia. A Livorno, città delle Nazioni, sono presenti diverse etnie che ormai sono parte integrante del tessuto sociale. Anche la libertà di culto è tangibile, come rappresentato dalla Moschea in zona Picchianti e dalle chiese degli olandesi, inglesi ed armeni che raccontano di un passato livornese sempre aperto a tutti i popoli”.
Le parole del vescovo Simone non si sono limitate all’invito di una maggiore conoscenza verso i migranti, per una serena convivenza, ma ha anche trattato il tema dell’omofobia ricordando il caso di un’insegnate di religione di Moncalieri che ha rischiato la sospensione perché, secondo uno studente, si era permessa di parlare di omosessualità in maniera dispregiativa. “Ma per fortuna le bugie hanno le gambe corte – ha proseguito il vescovo – ed il giovane ha dovuto ammettere di essersi inventato tutto. I grandi giornali non hanno parlato di questa storia se non per far sapere della presunta condanna dell’insegnante, ma non della sua innocenza. Dobbiamo stare in guardia dal demonio che come il leone, è accovacciato pronto ad aggredirci”.
Ma l’affondo più pesante il vescovo lo ha rivolto a chi attacca la famiglia regolare: “Siamo in una società dove si notano segnali di squadrismo fascista, come quando alla terrazza Mascagni è stata impedita una pacifica riunione di tante famiglie, che si erano ritrovate per manifestare contro le coppie di fatto, venendo aggredite da gruppi di violenti. L’uso della violenza quale opposizione a chi non la pensa non solo come te, ma come quello che sancisce la Costituzione e cioè che la famiglia è basata sull’unione di un uomo ed una donna, è puro fascismo e di questo dobbiamo preoccuparci”.
Al termine dell’Eucarestia gli auguri del vescovo ai componenti l’Ufficio Migranti hanno sancito la prima riunione di questo nuovo organo che, sotto la guida di padre Kolaczyk, si propone quale punto d’incontro per le varie culture presenti sul nostro territorio, permettendo un migliore inserimento dei migranti aiutandoli a farli sentire più italiani e perché no, magari anche più livornesi.

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