Don Placido festeggia i suoi 16 anni di sacerdozio

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di Roberto Olivato

E’ facile incontrarlo tra via della Madonna e la Cattedrale con la sua tonaca nera, sempre a passo lesto per riuscire ad essere presente fra i suoi quattromila parrocchiani ed i ricoverati dell’ospedale, dove è cappellano da dodici anni. Quella tonaca appartiene a don Placido Bevinetto, parroco della chiesa della Madonna, che venerdì 5 febbraio nel corso della S.Messa delle 18, festeggerà il suo 16esimo anno di sacerdozio essendo stato ordinato sacerdote nel 2000 e per la prima volta parroco di S.Maria Nova a Toffia in provincia di Rieti.
Don Placido lei ha detto ai suoi parrocchiani di pregare oltre che per lei, anche per i sacerdoti anziani.
“Sino a quando siamo parroci in attività, veniamo circondati di attenzioni a volte anche esagerate, quando poi invecchiamo veniamo dimenticati ed abbandonati a noi stessi. Questo è molto triste”. Purtroppo questo è il destino degli anziani…
“Non è proprio così perché un laico ha vicino i figli e i nipotini, per noi sacerdoti la famiglia è rappresentata dai parrocchiani e quando uno cessa di essere parroco, la famiglia scompare”.
Lei è anche cappellano all’ospedale da dodici anni, che esperienze ha vissuto e vive fra le corsie?
“Innanzitutto ho imparato ad ascoltare, cosa importante quando si lavora con ammalati, perché ognuno desidera far conoscere la propria sofferenza, la propria ansia, stati d’animo molte volte inascoltati dagli ospedalieri, perché affaccendati in altri problemi. Il sacerdote invece è lì proprio per quello. Per ascoltare prima di tutto e per rincuorare”.
Che differenza c’è fra l’essere parroco della chiesa della Madonna e Cappellano della Chiesetta dell’ospedale?
“Quale pastore di anime non vi è nessuna differenza, perché il gregge è gregge e con lui bisogna stare, come ricordato da papa Francesco. La corsia ospedaliera offre però il contatto diretto con il dolore e quindi una maggiore vicinanza a nostro Signore”.
Venerdì festeggerà i suoi sedici anni di sacerdozio, ha qualcosa da dire ai suoi parrocchiani?
“Quello che ho già detto e cioè di pregare per me e per i sacerdoti anziani, avrei piacere di vedere attorno a me in una navata gremitissima tutti i miei quattromila parrocchiani per ringraziarli ed abbracciarli uno ad uno, mi auguro che il passa parola riesca a portare in chiesa la maggior parte di loro”.

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