Anno record: 14 seminaristi. Ecco i nuovi diaconi

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di Roberto Olivato

Sarà il volto di Gesù sofferente coronato di spine, opera del Beato Angelico, l’icona che la diocesi di Livorno adotterà in occasione del Giubileo della Misericordia che si aprirà in Cattedrale il prossimo 13 dicembre. A comunicarlo domenica 22 novembre nel pomeriggio in Duomo è stato proprio il vescovo Simone Giusti, in occasione dell’Ordinazione al Diaconato, di Simone Barbieri e Matteo Sassano due dei quattordici seminaristi presenti a Livorno. “Un carattere spigoloso quello di Simone e cocciuto quello di Matteo, amante della musica il primo, già direttore del coro della cattedrale, e dell’informatica il secondo, ma entrambi accomunati da una brillante intelligenza, dal profondo amore verso nostro Signore, dall’umiltà, semplicità di cuore e di mente.”
beatoSono state queste le parole usate da monsignor Razzauti nel presentare i due seminaristi al vescovo Giusti, prima dell’ordinazione a Diaconi. “ Noi decidiamo di scegliervi per l’Ordine del Diaconato. E’ Cristo che chiama!”.
Questa la formula con la quale il vescovo ha ordinato Diaconi Simone e Matteo, il cui prossimo passo sarà quello del Presbitero. La cerimonia semplice, pur nella sua solennità, ha visto una navata affollata da tanti fedeli fra i quali anche molta gioventù e dal clero diocesano.
L’anno che sta giungendo ormai al termine, la Chiesa lo ha dedicato alla Vita Consacrata. Inaugurato lo scorso 29 novembre terminerà il 30 gennaio 2016 e per la nostra Diocesi è stato un anno proficuo: 14 seminaristi, un record, 4 nuovi parroci rispettivamente a S.Simone, S.Agostino,  S.Lucia e S.Caterina. “Una vita consacrata a Dio ha in se la forza del Vangelo e fa propria la parola di Dio. Anche la Messa quotidiana- ha proseguito monsignor Giusti- deve essere il fulcro della vita di un sacerdote, come anche la vicinanza alla gente”.

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2 commenti

 
  1. # teseo

    Non sono d’accordo con il trionfalismo quantitativo. Un bel libro che molti dovrebbero leggere si intitola “il regno della quantità e i segni dei tempi”. Naturalmente i tempi di questo regno sono tempi di decadenza. Anche nella Chiesa. Quando vedo i preti recentemente ordinati mi prende lo sconforto. E non perché alcuni come Stefano si sposano, altri come Ramon hanno un percorso poco chiaro, altri ancora come Alberto sono in carriera. Il prete per noi cristiani è solo quello che consacra l’ostia. E’ un “pontifex” un ponte fra noi e Cristo Gesù, morto e risorto per noi tutti, per la nostra Vita eterna. Insomma, la Chiesa (e la parrocchia) non è un’associazione culturale o morale: è un’organizzazione (se proprio così vogliamo chiamarla) salvifica, che ci indirizza al Paradiso. Chiaro? Per questo Simone ha ragione a criticare i preti che non dicono Messa perché non c’è nessuno. Ma dovrebbe anche chiedersi: quanti di loro credono alla Presenza reale?

  2. # carneade

    Caro Teseo, quando dici che “i tempi di questo regno sono tempi di decadenza” forse hai ragione, ma comincia tu a rispettare le gerarchie ecclesiastiche. Nominando il vescovo solo col proprio nome è una mancanza di rispetto non solo verso l’uomo Simone, ma anche verso la Chiesa che nel suo insieme è cattedra culturale, morale e religiosa nel contempo .

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