Siringhe davanti all’asilo, sos delle mamme

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di Roberto Olivato

Dopo i fatti di violenza fa fra alcuni giovani di due settimane, il quartiere della Venezia torna alla ribalta per alcune siringhe abbandonate sulla strada. Il fatto di per se non farebbe notizia perché l’occhio ormai si è purtroppo abituato a questi oggetti abbandonati, ma che ne dite se queste siringhe ed i loro involucri si trovassero davanti ad una scuola materna?
E’ quello che le mamme della scuola materna San Ferdinando di via Caprera, posta a venti metri dall’ex collegio, dove da circa due mesi sono alloggiati alcuni profughi, si sono trovate davanti agli occhi.
A denunciare quanto accaduto è suor Virginia, madre Superiore delle suore Trinitarie che gestiscono la scuola materna. “Sono state alcune mamme – spiega suor Virginia – che accompagnando i loro bambini a scuola, si sono accorte che vicino ai gradini che portano all’ingresso della nostra scuola, vi erano circa una decina di siringhe usate dai tossicodipendenti e pertanto erano preoccupate per l’incolumità dei loro piccoli, come del resto lo siamo tutte noi”.
La promessa dell’ amministrazione ad istallare quanto prima un certo numero di telecamere, non basta a tranquillizzare le suore ed i genitori dei bambini della scuola di San Ferdinando, che chiedono il motivo per cui nel quartiere si vedono solo due vigili verso l’imbrunire intenti ad appioppare alcune contravvenzioni, ad auto non in regola con la lettera della Ztl e poi dalle 20 in avanti non si vede più nessuno.
“E’ mai possibile – si interroga  una giovane mamma, ma con lei annuiscono tutte quelle presenti-  che su oltre cento agenti che ha la nostra città, non si riesca ad organizzare un servizio continuato di vigilanza almeno nelle ore che vanno dall’imbrunire sino alle prime luci dell’alba?”.
L’apprensione di genitori e suore è condivisa anche dagli abitanti del quartiere esasperati dal degrado e dall’abbandono in cui l’intero quartiere è lasciato. “Per fortuna siamo in pieno centro- fa eco un altro genitore- chissà che cosa succede in periferia”.

 

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