Scambio di provette, vittima risarcita con 215 mila euro. In tre a processo

La vittima è un imprenditore livornese di 69 anni

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Due dottoresse, una livornese residente a Pisa, l’altra pisana, e un’infermiera pisana dell’unità operativa di Urologia 2 di Cisanello sono state rinviate a giudizio con l’accusa di lesioni gravissime in cooperazione. L’accusa è di aver fatto erroneamente operare un paziente per l’asportazione della prostata. Secondo quanto sostiene l’accusa – il pubblico ministero è il sostituto procuratore della Repubblica Aldo Mantovani, lo stesso che dirige l’inchiesta sulla scomparsa di Roberta Ragusa – le due dottoresse e l’infermiera effettuando il 13 dicembre 2012 un prelievo istologico (biopsia prostatica) su un paziente imprenditore livornese di 69 anni (risarcito dall’azienda pisana con 215 mila euro) inserirono nelle provette etichettate con il nome di quest’uomo i campioni prelevati a un altro paziente (affetto da carcinoma prostatico). Uno scambio di provette, dunque, avrebbe indotto i medici a operare il paziente sbagliato a cui fu tolta la prostata sana.
L’intervento chirurgico di asportazione della prostata sul paziente sbagliato, che non aveva invece bisogno di alcun intervento, venne eseguito il 23 febbraio 2011 al policlinico di Cisanello. Le tre imputate rischiano una condanna da tre mesi a due anni di reclusione.

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