Le scuole a lezione di…defibrillatore

Saranno 40 le classi e quasi mille gli studenti coinvolti nel nuovo progetto per la gestione delle emergenze dovute ad arresti cardio-circolatori

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di Virginia Pedani

“Una vita nelle nostre mani”. Questo è il nome del progetto teorico-pratico che è stato presentato all’ospedale di Livorno con la presenza e la collaborazione del 118 e dell’Associazione “Amici del cuore”, principale sostenitore di questa iniziativa. Il progetto partirà martedì 13 gennaio e vedrà coinvolte quaranta classi delle scuole superiori livornesi. Diffondere la cultura del soccorso tra i giovani e consapevolezza del rischio nella quotidianità, questi sono i principali obiettivi presentati all’interno del “Pof” (Piano offerta formativa) annuale dell’Educazione alla Salute, divulgato poi nelle scuole secondarie. In particolare, centrale è fornire informazioni corrette sulla gestione dell’emergenza di un arresto cardiocircolatorio : suo riconoscimento, richiesta di soccorso e soprattutto utilizzo del defibrillatore semiautomatico da parte del  personale addetto. “E’ importante sottolineare – ha ricordato il dottor Magini presidente e vicepresidente dell’associazione Amici del Cuore – che l’emergenza cardiovascolare è un’emergenza improvvisa che porta sempre più spesso a una morte extraospedaliera, dovuta sicuramente anche ad una mancanza di sensibilizzazione al primo intervento tra la popolazione. I numeri di decessi in Italia per arresto cardiaco al di fuori del domicilio sono annualmente sessantamila – ha sottolineato Magini – molti dei quali sono eventi testimoniati. Ciò porta a pensare che pochissime persone intervengono. Una statistica ci parla solo del 19% dei casi. Fine principale del progetto è quindi insegnare gradualmente ai giovani una coscienza sociale”.
Con la collaborazione dell’Associazione “Amici del Cuore”, verrà donata una cifra intorno ai mille euro ad ogni scuola superiore del territorio per rendere possibile ed efficiente questa iniziativa. “Manichini e defibrillatori verranno diffusi a macchia d’olio – conclude il presidente dell’Associazione –  e finalmente il lavoro non sarà fatto più in maniera autonoma dalle varie associazioni come negli anni passati, ma sarà un lavoro unitario e professionale, per rendere più stabile e sicura quella “catena della sopravvivenza che oggigiorno è una cosa delicatissima”.

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