Cure Palliative contro la direzione dell’Asl: “Così ci fate scomparire”

Il socio storico dell'Associazione, Umberto Vivaldi: "La nostra associazione è fiore all’occhiello della città. Al direttore Asl non interessa?"

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Giorni delicati questi che sta vivendo l’Associazione Cure Palliative con  il socio onorario e membro del consiglio direttivo Umberto Vivaldi che ha minacciato le proprie dimissioni. “Così ci fate scomparire”, ha tuonato contro il direttore generale dell’Asl 6 di Livorno Eugenio Porfido. E ancora: “Perché il dottor Porfido – scrive il dimissionario Vivaldi – aveva dato la parola di venire nel reparto di Cure Palliative a discutere con i consiglieri della nostra Associazione e a tutt’oggi non ha ancora trovato una data? Qual è lo scopo di questi atteggiamenti ostili, che hanno sostituito lo spirito di collaborazione tra pubblico e sanità?”.

Ecco il testo integrale della lettera che Vivaldi ha scritto al direttore generale dell’Asl
Gentilissimo dott. Eugenio Porfido, direttore generale della Asl,
sono trascorsi dodici anni da quando il direttore generale dell’Asl 6, Massimo Scura, con il consenso della Regione decise di chiudere il reparto cure palliative. La cittadinanza venuta a conoscenza si mobilitò e occupò la sede della direzione di Monterotondo. Lo Scura, anziché confrontarsi con la cittadinanza presente, chiese l’intervento della polizia. Tra un litigio e l’altro arrivammo a tarda sera, lo Scura messo nel cantino, si arrese riaprendo l’Hospice. Il reparto di Cure palliative iniziò il proprio lavoro con due medici, dottoressa Antonia Mazzoni e dott. Sirio Malfatti e due infermieri. Per paura che qualcun altro volesse ripetere la chiusura, in tre giorni, settanta cittadini costituirono un Comitato con tredicimila firme, depositate al Sindaco della città, in difesa delle Cure Palliative. Grande festa quando nel 2003, l’Associazione Cure Palliative scese in campo per curare coscientemente i malati terminali, gratuitamente a domicilio, affiancando il lavoro dell’Hospice nato un anno prima.
Il reparto dell’Asl  aveva 11 posti letto, l’equipe della nostra Associazione riusciva ad assistere fino a 110 malati a domicilio giornalieri mentre oggi, a causa della progressiva diminuzione del contributo dell’Azienda ASL, il numero dei pazienti si è ridotto di oltre il 50%.
Il volontariato, con tanto impegno, continuava a racimolare il denaro per stipendiare a fine mese i suoi 23 specializzati così suddivisi: 7 medici, 5 infermieri, 4 OSS, 2 fisioterapisti, 2 psicologi, 1 musicoterapista e 2 amministrative. Nel corso di questi anni, furono tantissime le iniziative sviluppate a cominciare dagli spettacoli organizzati nel teatro 4 Mori, nel teatro Goldoni, ai bagni Lido e nelle altre strutture esistenti nei quartieri popolari della città. Numerosi i recital di Paolo Hendel e delle compagnie di Vernacolo, attori e cantanti compresi. Nel contempo, le necessità dell’Associazione venivano presentate a numerosi imprenditori livornesi che furono generosi per il nostro prezioso ruolo nelle cure palliative. E’ doveroso ricordare che il contributo della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, oggi Fondazione Livorno, ci ha sempre sostenuto fino dal 2004 così come le donazioni dei privati cittadini.
Purtroppo una parte degli imprenditori e delle istituzioni ci abbandonarono del tutto. Dopo alcuni anni, iniziarono i litigi tra la dott.ssa Antonia Mazzoni e la nuova Direttrice dell’Asl, dott.ssa Monica Calamai le quali finirono in Tribunale. La responsabile del reparto delle cure palliative divenne Suor Costanza Galli, la quale all’inizio sembrava collaborare con noi dell’Associazione, in seguito iniziò a cambiare il clima.
L’attività di assistenza domiciliare è continuata anche di fronte alla gravissima crisi economica che tanti danni ha causato al paese soprattutto alla nostra città. Il mutato atteggiamento di Suor Costanza è derivato dall’entrata in campo di una caratterizzazione religiosa che ha visto all’interno dell’Hospice, non si sa bene con quale convenzione, la presenza di soggetti religiosi compresi i buddisti che vediamo circolare nel reparto con le loro tipiche vesti mentre il servizio sanitario garantisce un’impostazione dell’attività chiaramente laica. Un lavoro straordinario quello dell’Associazione Cure Palliative, apprezzato dall’intera città mentre il rapporto con l’Asl si deteriorava sempre più.
Alcuni esempi: nel reparto di cure palliative, durante una riunione con i medici e gli infermieri della nostra associazione la dottoressa Galli, rivolta ai presenti, azzardò: “il servizio dell’associazione è di scarsa qualità, zero virgola”.
Per avere il resoconto delle attività svolte dal personale dell’Associazione Cuere Palliative  in domicilio nell’anno 2013 (numero dei pazienti assistiti e delle consulenze effettuate) la presidente dell’ACP ha dovuto attendere per tre giorni l’autorizzazione della dott.ssa Galli. Altra considerazione è la mancanza di una collaborazione e comunicazione costruttiva, da sempre auspicata, evidentemente non praticata dalla responsabile del servizio. Il 29 gennaio in occasione di un incontro avuto con il Direttore Generale dell’Asl dottor Eugenio Porfido, parlando con alcuni Consiglieri dell’Associazione sostanzialmente ha così sentenziato: “Nell’arco di un anno, assorbiremo il personale medico e infermieristico della vostra Associazione, cambiandolo con il personale dell’Asl”. Perché il dottor Porfido aveva dato la parola di venire nel reparto di Cure Palliative a discutere con i consiglieri della nostra Associazione e a tutt’oggi non ha ancora trovato una data? Qual è lo scopo di questi atteggiamenti ostili, che hanno sostituito lo spirito di collaborazione tra pubblico e sanità? Quali scopi stanno dietro a queste scelte e a questi atteggiamenti? L’Associazione ha sempre svolto un servizio onesto, che i cittadini gravemente ammalati non avrebbero avuto, come non lo hanno gli stessi cittadini, che si rivolgono alla sanità e ricevono soltanto lunghissimi tempi di attesa, così come il quinto padiglione.
Il responsabile della nostra sanità, dottor Eugenio Porfido, non può permettersi di giocare con i posti di lavoro degli altri. Grazie alla politica della nostra Regione, Livorno in quanto a sanità, è ultimo in Toscana e prima in classifica, in quanto alla disoccupazione. Eppure tutti quanti sappiamo che la nostra Associazione è il fiore all’occhiello della città. Perché a voi non interessa? La direzione ASL 6 in risposta alle mie dimissioni contraccambia dicendo sulla stampa: “L’Asl è ben felice di rinsaldare i rapporti”.
A me sembra un vero teatrino, com’è possibile rinsaldare i rapporti quando continuamente giocate al ribasso? Il volontariato che sacrifica il suo tempo e le famiglie, non si deride ma si rispetta. Aldilà della politica e delle religioni, tacere non serve, l’Associazione potrebbe anche scomparire quindi prima di vedere questo triste spettacolo, confermo le mie dimissioni. Al più presto però è necessario informare la cittadinanza livornese di quanto accade.

Umberto Vivaldi

 

 

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