“Tari, noi tartassati. Firenze è meno cara”

"Non è possibile che i commercianti vengano usati per far versare tasse che altri non pagano. Stiamo portando avanti una trattativa, che speriamo possa giungere presto a una soluzione"

di letizia

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Da tempo il commercio livornese sta attraversando un periodo di difficoltà e il 28 settembre Confesercenti e Confcommercio, durante la commissione speciale dedicata all’economia, hanno contribuito a scattare una fotografia aggiornata della situazione del settore. Nei primi quattro mesi di quest’anno, ha riferito il direttore della Confesercenti Alessandro Ciapini, nella nostra città hanno chiuso 74 attività, a fronte di un’apertura di sole 53: “Visto così – ha detto – potrebbe non sembrare un dato drammatico, tuttavia ciò a cui stiamo assistendo è la cessazione di attività storiche e il conseguente deterioramento del tessuto economico cittadino”. 27 delle 53 nuove aperture fanno parte del commercio ambulante, un dato che secondo Ciapini “non fa ben sperare di poter portare continuità”.
Tra le attività che sono caratterizzate da una veloce apertura e da un’altrettanta rapida chiusura sono quelle che “iniziate da chi magari era in cerca di un impiego, ha dovuto fare i conti poi con la capacità imprenditoriale, che talvolta manca”. Per Franco Marinoni, da pochi giorni alla guida della Confcommercio, tuttavia anche quando nel conto nella nati-mortalità delle imprese registrassimo saldo zero, dal punto di vista del territorio non potrà mai essere così, poiché “una piccola azienda che nasce non potrà mai compensare la chiusura di una storica ditta. Stiamo assistendo – ha proseguito – a una progressiva trasformazione del lavoro, ed è necessario che per Livorno sia individuato un progetto per la città che verrà”.
Daniele Capecchi, dell’ufficio sindacale della Confcommercio, ha dal canto suo snocciolato i maggiori problemi che i commercianti si trovano quotidianamente a fronteggiare: primo tra tutti quello della tassazione, in particolare la Tari: “Abbiamo parlato sia con l’amministrazione sia con Aamps – ha dichiarato – non è possibile che i commercianti vengano usati per far versare tasse che altri non pagano. Stiamo portando avanti una trattativa, che speriamo possa giungere presto a una soluzione. Alcune categorie pagano cifre che non hanno niente a che vedere con gli incassi che registrano, sono anni che denunciamo questa situazione”. Solo per fare alcuni esempi, nella nostra città un fiorista paga all’anno 45,95 euro al metro quadro, a Firenze ne pagherebbe 34,80. Un ristoratore paga a Livorno 37,71 euro al metro quadro, mentre nel capoluogo versano 26,75 euro al metro quadro. Non solo, Capecchi ha parlato anche della questione relativa ai gazebi da montare all’esterno dei vari esercizi: “Prima si poteva occupare il suolo pubblico per 12 mesi – ha spiegato – adesso invece lo si può fare solo per sei: in questo modo si creano disagi ai negozianti e inoltre anche il Comune ha meno incassi”. Non ultima la questione dei venditori ambulanti che sono visti sempre come un fastidio: “Per i mercati sorgono sempre dei problemi di carattere burocratico – ha concluso Capecchi – che impediscono lo svolgimento in alcuni punti. Vorrei che con l’amministrazione comunale ci fosse un rapporto più stretto poiché talvolta sembra ci sia la volontà di non voler chiarire le cose”. Non poteva mancare il tema della mobilità: “La Ztl può essere una cosa intelligente, ma non deve essere fatta per ostacolare la circolazione. Invece di fare un’enorme zona a traffico limitato – ha proposto Marinoni – potrebbero essere create diverse aree pedonali”.

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