Porto in sciopero. “Giornata campale”

di letizia

Mediagallery

“Oggi, 6 marzo, per i lavoratori del porto e quelli dei servizi tecnico nautici sarà una giornata campale”. Con queste parole ieri Simone Angella, responsabile delle attività portuali della Filt Cgil ha annunciato lo sciopero generale dei porti, indetto unitariamente in tutta Italia da Cgil, Cisl e Uil. Rispettivamente i lavoratori portuali incroceranno le braccia per 24 ore, mentre quelli del settore tecnico nautico per 12 e a partire dalle 7.30 di stamani saranno fatti presidi e volantinaggi davanti ai varchi d’accesso al porto. Ma quali sono le motivazioni che hanno portato a questo sciopero? “ Il nostro problema principale, a oggi – ha continuato Angella – è non sapere quale sarà il futuro della portualità italiana: la riforma della legge 84/94 è in fase di presentazione da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ma non sappiamo ancora quali decisioni saranno prese”. Questo anche alla luce della divisione delle varie parti della riforma tra il Parlamento, il Ministero delle Infrastrutture e quello dello sviluppo economico: “Nel Ddl Concorrenza per esempio sono state inserite norme – ha fatto sapere ancora Angella – che di fatto cancellerebbero l’articolo 17, entro fine anno, della legge del 1994 togliendo garanzie e aprendo la strada ad appalti selvaggi. Noi dal canto nostro non vogliamo si vada verso una non considerazione del contratto nazionale e un abbassamento tariffario, e abbiamo convocato lo sciopero anche per questo, l’intervento sul lavoro va fatto per migliorare le condizioni non per peggiorarle”. “Facciamo sciopero – gli fa eco Gianluca Vianello, Uiltrasporti – per poter avere porti che possano attrarre nuovi traffici, ciò può essere fatto però non facendo leva sul costo del lavoro. Non accetteremo mai né diminuzioni salariali né di sicurezza”.
Vi è poi la questione dei servizi tecnico nautici che finora in base alla legge 84/94, come ha spiegato Agostino Salza, responsabile delle attività marittime della Filt Cgil, di un percorso separato dalle altre attività portuali: “ Il sistema si reggeva su una concessione unica sia per la parte commerciale sia per quanto riguarda la sicurezza: si ipotizza ora che con le nuove regole sarebbe contemplata solamente la parte commerciale, allora mi chiedo l’autorità marittima, con questa divisione, chi dovrà far intervenire?”.
Non ultima la questione della riforma del sistema delle Autorità portuali: delle 22 oggi esistenti rimarrebbero solo quelle di Genova e Trieste, gli altri enti sarebbero trasformati in società per azioni, diventerebbero quindi privati essendo tuttavia sempre sottoposti al controllo dello Stato: “non si capisce per quale motivo questo voglia essere fatto. – ha detto Vianello – Riguardo alle Port Authority esiste da anni poi un altro problema, relativo stavolta ai dipendenti: è dal 2010 che gli stipendi sono bloccati, in base al decreto 78 in materia di retribuzioni dei dipendenti del settore pubblico, credo che sia necessario trovare al più presto una soluzione”.

Riproduzione riservata ©