L’Authority entra nell’Alp: c’è il via libera

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L’Autorità Portuale entrerà dentro la compagine sociale di Alp. Se non si tratta dell’assetto definitivo, in quanto la partecipazione dell’AP sarà a termine, è almeno il primo passo verso la rinascita del soggetto che ai sensi dell’articolo 17 della legge 84/94 è titolato ad integrare la manodopera delle imprese durante i picchi di lavoro.
Visto il divieto per le port authorities di partecipare a società che svolgono operazioni portuali, il piano di “salvataggio” presentato questa mattina in Comitato Portuale non potrà che avere i caratteri della provvisorietà e della straordinarietà. Solo costruendolo in questo modo, infatti, è auspicabile che il Ministero delle Infrastrutture non contesti l’operazione.
Nel nuovo organo direttivo ci sarà quindi l’Authority, mentre non è dato ancora sapere quanti saranno i soci che entreranno o rimarranno nell’Agenzia per il Lavoro in Porto. Al momento sono quattro i soggetti che hanno dato una disponibilità di massima: Uniport, Tdt, la Compagnia Portuale (CPL), e una delle aziende del gruppo presieduto da Piero Neri. L’ultima parola, comunque, spetterà ai vecchi soci dell’ALP, che il prossimo 4 dicembre si riuniranno in assemblea straordinaria per revocare la messa in liquidazione della società. Il prossimo passaggio sarà quello della proroga del contratto di affitto del ramo di azienda con Agelp. Per quanto tempo? Quello necessario per consolidare in maniera definitiva il ruolo di ALP come legittima e unica erogatrice di lavoro e per mantenere, di conseguenza, i conti in equilibrio.

“Con questa scelta – ha affermato Gallanti – abbiamo cercato di dare un segnale a tutta la comunità portuale, ci siamo assunti la responsabilità di salvare l’ALP impegnandoci in prima persona. La soluzione escogitata è chiaramente provvisoria, presto produrremo un Piano industriale che consenta di razionalizzare i costi dell’azienda senza compromettere i posti di lavoro, dopo di che usciremo dalla compagine societaria”.

L’obiettivo prioritario è quello di rafforzare il ruolo dell’articolo 17 così come previsto dalla legge. “In un modello organizzativo perfettamente funzionante –  ha spiegato il numero uno dello scalo labronico – ci sono i terminalisti, le imprese che ricevono in appalto segmenti di ciclo, e c’è il cosiddetto pool di manodopera che fornisce mere prestazioni di lavoro temporaneo. Ecco, a Livorno tale meccanismo sino ad oggi non ha funzionato, e il nostro ingresso in Alp dovrebbe servire proprio a questo, a riequilibrare il 17 nei confronti della legge 84/94”.

Inoltre, negli intendimenti di Gallanti la presenza diretta nell’Alp da parte dell’Authority, dovrebbe funzionare da elemento catalizzatore nei confronti delle imprese che sino ad oggi, per diffidenza o per altri motivi, non hanno aderito all’articolo 17: è chiaro che le funzioni di controllo e vigilanza esercitate dall’Autorità Portuale verrebbero rafforzate dalla sua presenza diretta dentro la compagine della società.

Una nuova e dinamica Agenzia per il Lavoro in Porto potrà sicuramente contribuire a creare occasioni di lavoro anche per i dipendenti dell’agenzia interinale Intempo: questi lavoratori, che vengono chiamati quando all’articolo 17 non basta il proprio personale per far fronte ai carichi di lavoro, sono sulla graticola da tempo, con contratti che spesso durano l’arco di una giornata.

“La questione è assai delicata – ha detto Gallanti al margine dell’incontro – e merita la massima attenzione da parte di tutte le imprese che operano nel porto. È chiaro che il destino dei lavoratori della Intempo non può che essere legato a quello dei lavoratori dell’ALP. Se le cose dovessero andare meglio per i secondi, cercheremo di individuare, assieme a tutti gli operatori portuali, un percorso che porti alla stabilizzazione dei primi”.

L’apprezzamento degli Enti Locali. Ceccarelli: “Condividiamo il percorso sull’Alp”-  Se quello di oggi doveva essere un banco di prova per saggiare gli umori e ascoltare ciò che imprenditori, sindacati e istituzioni, avevano da dire in merito alla decisione dell’Autorità Portuale di entrare nella compagine sociale dell’Alp, si può dire che la seduta si è conclusa con un unanime apprezzamento per gli sforzi compiuti dall’Authority nel tentativo di salvare l’Agenzia per il Lavoro in Porto.

Particolarmente rilevante è la stata la condivisione del progetto da parte dei rappresentanti degli enti locali. “Apprezziamo l’impegno dell’Autorità Portuale – è stato il commento dell’assessore regionale alle infrastrutture, Vincenzo Ceccarelli – e condividiamo il percorso avviato per risolvere le problematiche dell’articolo 17″.
Dello stesso parere l’assessore comunale al lavoro, Francesca Martini, che pur chiedendo un contingentamento dei tempi con riferimento alla presenza dell’Authority dentro l’ALP (non più di 12 mesi- è stata la sua richiesta), ha apprezzato «lo sforzo di ingegneria giuridica in cui si è profusa l’Authority per dare una risposta al problema ALP, se la soluzione sgombera il campo da incertezze e preoccupazioni non possiamo che esserne felici”.

E ha plaudito all’Autorità Portuale anche il rappresentante dei lavoratori, Maurizio Strazzullo, che ha auspicato che vengano presto risolte tutte le criticità di cui soffre il porto: “Aspetteremo con ansia e valuteremo il Piano Industriale – ha rimarcato il sindacalista -, sia chiaro però che, tolti i pensionamenti e le uscite volontarie, i posti di lavoro non devono essere toccati”.

Di “occasione storica per il porto” ha parlato invece il rappresentante dei terminalisti, Enzo Raugei, che ha aggiunto: “Abbiamo la possibilità di superare l’anomalia in porto per cui oggi abbiamo due articoli 16 forti e un articolo 17 debole; dovremmo forse pensare di estendere gli incentivi all’esodo anche agli articoli 16”;  mentre il direttore generale di Confindustria, Umberto Paoletti, pur apprezzando il tentativo dell’AP di salvare la situazione occupazionale, ha chiesto che vengano “riequilibrate” le funzioni e il ruolo dell’articolo 17 rispetto agli articoli 16: “Non si può salvaguardare l’occupazione senza toccare niente, e il cambio di passo ci può essere solo e soltanto se il lavoro temporaneo lo fornisce l’unico soggetto titolato a farlo, ovvero l’articolo 17”.

 

 

 

 

 

 

 

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