E’ nato il coordinamento dei lavoratori. I NOMI

di letizia

Mediagallery

Il 25 settembre si è svolta al Teatro delle Commedie la prima assemblea del coordinamento dei lavoratori livornesi, organizzazione neo-costituita alla quale per il momento hanno aderito delegazioni di Ctt, Porto 2000, cooperative Pascoli-Villa Serena, People Care, lavoratori comunali, ditte Eni, Trelleborg, Provincia e sviluppo, dipendenti della scuola. Realtà molto diverse tra loro, ma accomunate tutte da una situazione di crisi, dalla cassa integrazione o mobilità, abbassamento degli stipendi, riduzione dell’orario di lavoro, mancati contratti integrativi, licenziamenti, come nel caso della Trelleborg che non più tardi di due settimane fa ha mandato a casa otto operai.
Come ha spiegato Giovanni Ceraolo, attivista e sindacalista di Asia, il coordinamento andrà al di là delle appartenenze politiche e sindacali (della nuova organizzazione fanno parte lavoratori provenienti da più sigle sindacali) e vuole essere un comitato di ‘mutuo aiuto’ nel quale “poter mettere insieme le vertenze, uscendo così dal meccanismo di isolamento che una realtà lavorativa da sola si trova a dover subire. Servono partecipazione, collegamento e solidarietà tra i dipendenti delle varie aziende”. Anche secondo Mirko Betti della Ctt nord “la scintilla va innescata, i lavoratori non devono più delegare ma agire insieme coalizzando le nostre energie, altrimenti non riusciremo a uscire dalla grave situazione in cui si trova Livorno”.
Mirko Bibbiani, 56 anni e con alle spalle oltre trent’anni di lavoro, è uno degli 8 licenziati della Trelleborg: “Dopo che siamo stati mandati a casa l’azienda ha assunto nuovo personale, in questo caso quindi siamo stati licenziati quindi non perché la ditta non fosse florida ma a causa di un accordo sindacale – ha raccontato Bibbiani- Inizialmente dovevamo essere trasferiti in un altro magazzino, successivamente ci hanno proposto di essere spostati in un’altra azienda, dove avremmo guadagnato 500 euro in meno e non avremmo avuto la quattordicesima mensilità. Quattro dei dodici dipendenti a cui era stata fatta quest’offerta accettarono, mentre io e altri sette siamo ricorsi all’Ispettorato del lavoro. In primo grado alla Trelleborg è stata comminata una multa di un milione e seicento mila euro. In secondo grado la sentenza è stata invece ribaltata, abbiamo perso e ora ci ritroviamo senza lavoro. Ciò che ci lascia ancor più amareggiati è che Francesca Mazzantini, responsabile delle risorse umane di Trelleborg faccia ora parte del Consiglio di amministrazione di Spil.
Lo spirito del coordinamento – ha concluso Bibbiani – è quello di unire i lavoratori e spero che ciò avverrà realmente, poiché se colpiscono uno colpiscono tutti”. Enrico Barbini lavora alla Porto 2000: “Quella dell’azienda in cui lavoro sarà una privatizzazione a scatola chiusa, una società che in questi anni ha prodotto utili sarà svenduta a 7 milioni di euro a causa di una legge statale. La privatizzazione costituirà un danno soprattutto per i lavoratori, ma noi andremo avanti con le nostre iniziative come quella fatta a luglio. La città deve ricostruire il suo tessuto sociale e questo coordinamento, mettendo insieme lavoratori di realtà diverse, può dare un aiuto affinché esso sia ricreato”.
Elisabetta Cipolli è una delle dipendente della People Care, il call center di Guasticce, una delle aziende promotrici del coordinamento: “ Il prossimo anno il nostro incarico scadrà, abbiamo davanti a noi gli ultimi 8-9 mesi di lavoro effettivo, ma a oggi non sappiamo ancora quale sarà il nostro destino. Al call center lavorano 400 persone e nonostante siamo da mesi in stato d’agitazione la dirigenza ha continuato a commettere scorrettezze”.
Il coordinamento dei lavoratori livornesi è nato sul modello del Clash City Workers, collettivo di lavoratori e disoccupati attivo a Napoli, Roma Padova e Firenze. Il prossimo appuntamento del coordinamento lavoratori livornesi è fissato per giovedì 2 ottobre, alle 21.15, alla mensa autogestita di via dei Mulini.

Riproduzione riservata ©