Tesoro dimenticato a villa Fabbricotti. La denuncia di Panessa e Amadio. L’assessore Mario Tredici risponde

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di Roberto Olivato

L’assessorato alle Culture risponde alla denuncia (che potete trovare qui sotto) di Amadio e Panessa: “I frammenti di marmo che il Comune “ospita” nel parco di Villa Fabbricotti sono di proprietà privata, non comunale: appartengono infatti al Cattolico Patriarcato di Cilicia degli Armeni, come chiarito nel 2005 a seguito di una lunga ricerca “patrimoniale”. La storia di questi marmi è articolata ed è stata più volte ospitata dalla stampa. Si tratta, com’è noto, dei residui delle macerie della chiesa armena della Madonna, gravemente danneggiata dai bombardamenti: o meglio, gli “ultimi” residui, dato che nel 2008 la stessa proprietà selezionò quelli di maggior pregio artistico, utilizzandoli per restaurare l’edificio di via della Madonna. La proprietà si riservò di utilizzare successivamente gli altri frammenti: i marmi possono essere quindi in qualsiasi momento ritirati dal rappresentante del Cattolico Patriarcato di Cilicia degli Armeni. Di seguito la storia “patrimoniale”di questi marmi. Nel corso degli eventi bellici la chiesa della Comunità Armena di via della Madonna, rimase gravemente danneggiata rimanendo del tutto inagibile. Di conseguenza, nel maggio 1956, il rappresentante della comunità Armena chiese al Comune di ospitare i resti della chiesa, affermando che si sarebbe adoperato in futuro perché i pezzi che non fossero stati riutilizzati per l’edificazione di una nuova cappella, così come previsto nel progetto di ricostruzione, venissero donati al Comune (cosa poi mai avvenuta). I marmi furono quindi collocati temporaneamente in un’area di via dei Bagnetti. Nel maggio 1957 la Chiesa armena cattolica di Livorno vendette l’area dove esisteva la chiesa, mantenendo solo la proprietà dell’area dove era prevista la ricostruzione della nuova cappella, costruzione che doveva essere realizzata dalla parte acquirente. Non essendosi poi proceduto alla nuova costruzione, nel 1971 il rappresentante della comunità chiese al Comune di ospitare a tempo indefinito i marmi collocati nel parco di Villa Fabbricotti. Sette anni dopo la Diocesi di Livorno ottenne dalla Soprintendenza di Pisa l’approvazione per la sistemazione interna della parte restante della chiesa armena, utilizzando quindi l’edificio per proprie attività legate al volontariato ed alla solidarietà. Negli anni seguenti più volte i marmi collocati in villa Fabbricotti sono stati oggetto di attenzione e gli aspetti patrimoniali sono stati definitivamente chiariti nel gennaio 2005 quando il Cattolico Patriarcato di Cilicia degli Armeni se ne è dichiarato proprietario. Successivamente, la Chiesa armena, rientrata in possesso dell’edificio di via della Madonna che per anni era stato utilizzato dalla Diocesi livornese, ha, fra le varie iniziative culturali volte alla valorizzazione dell’edificio, deciso di dare migliore collocazione ad alcuni dei marmi depositati a villa Fabbricotti. Pertanto, il 10 settembre del 2008 il rappresentante della Chiesa armena di Livorno, Prof. Giangiacomo Panessa ed il geometra Giancarlo Cauteruccio, hanno provveduto all’individuazione dei marmi di maggiore valore artistico ed al loro trasferimento nel portico dell’edificio dell’ex chiesa Armena. Quelli ancora giacenti all’ingresso di via Pilo Albertelli di villa Fabbricotti sono quindi come detto a disposizione dei proprietari.

La denuncia di Amadio e Panessa – Reperti e marmi armeni lasciati all’abbandono e all’oblio in mezzo all’erbacce in Villa Fabbricotti. E’ questa la denuncia del professor Giangiacomo Panessa, referente culturale del Patriarca armeno di Cilicia che si è fatto sentire sottolineando lo stato di abbandono di diversi reperti in marmo nei del parco pubblico. Panessa è amareggiato: “Giacciono disordinatamente strutture architettoniche settecentesche in stile barocco degli altari e del marmo statuario della chiesa Armena – spiega l’esperto-  dando l’impressione di un deposito provvisorio in attesa di una sistemazione, in quanto i marmi giacciono accatastati alla rinfusa uno sull’altro costituendo peraltro anche motivo di pericolo per i bambini, che si arrampicano su spezzoni di marmo resi viscidi dalla presenza di materiale organico accumulato. Non è una vergogna per i cristiani vedere i simulacri marmorei dei santi buttati come spazzatura? Ma che civiltà è questa? Se fossero state di qualche altra religione oggi in voga avrebbero avuto lo stesso trattamento di immondizia? Al mio S.O.S , che era rivolto a tutti i candidati a sindaco- precisa Panessa- ha risposto solo Marcella Amadio che ha dimostrato grande senso di responsabilità e dolore nel vedere l’abbandono di quei ruderi “.
“Se la perdita della chiesa costituisce un disastro irreparabile – continua Panessa -una forma di ‘genocidio culturale’ incontestabile se vogliamo dirla francamente, la situazione di questi brandelli di decorazioni architettoniche, di statue pregevoli costituisce un insulto alla cultura, un’offesa ai valori di civile convivenza che comporta la tutela di beni culturali “unici” e quindi preziosi non solo in sé ma anche per le prospettive che una loro opportuna valorizzazione comporta. Ringrazio la consigliera Marcella Amadio per aver accolto per prima e con sollecitudine l’invito, da me esteso anche a tutti in occasione della ricorrenza del genocidio armeno”. Al riguardo alcune domande alla candidata sindaco, Amadio, che si presenterà alle elezioni con l’appoggio di Fratelli d’Italia.

Marcella Amadio Lei e il suo tempismo ha spiazzato tutti gli altri candidati a sindaco, sembrerebbe quasi uno scoop elettorale pilotato. E’ cosi?
Assolutamente no. L’appello del professore Panessa era apparso sui quotidiani con annesso il suo numero di cellulare, quindi chiunque fosse stato veramente interessato avrebbe potuto telefonare. Poi non si tratta di arrivare primi o secondi, la cultura è un bene di tutti e non solo di Fratelli d’Italia, o almeno dovrebbe”.

Si aspettava uno spettacolo così degradante?
Così no ed infatti quando assieme a Panessa ho fatto un sopralluogo, ho pensato di convocare immediatamente una conferenza stampa, ma alla presenza anche di fotografi, perché le immagini raccontano meglio delle parole, l’incuria, l’ignoranza, la superficialità e mi permetta anche rozzezza di molti nostri amministratori”.

Dopo questa sua denuncia quale sarà il suo prossimo passo ?
Al momento ho lanciato l’allarme, vedremo se si muoverà qualcuno. Del resto non creda che esista solo questo caso, a Villa Mimbelli esistono diversi scatoloni con quadri antichi ed altre opere d’arte rinchiusi in stanze, senza che nessuno si sia mai preso la briga di guardarci dentro. Questo è l’interesse che l’amministrazione comunale ed il direttore di Villa Mimbelli dimostrano verso l’arte e la cultura in genere”.

 

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