Province, Kutufà: “Si vuole risparmiare ingessando un ente”

di letizia

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Il destino delle Province è stato ieri 7 aprile al centro del consiglio provinciale, dopo l’approvazione nei giorni scorsi alla Camera dei deputati del provvedimento che riordina gli enti in attesa che la revisione del titolo V della Costituzione le cancelli definitivamente.
Contrario al riassetto è il presidente Giorgio Kutufà, non solo perché scompariranno le Province ma perché teme che l’introduzione delle città metropolitane penalizzerà fortemente il nostro territorio: “Sono profondamente convinto che questa riforma peggiorerà la situazione, non sono contrario a modifiche in generale – ha affermato Kutufà – ma non fatte in questo modo, non aggredendo questi enti”.
Secondo quanto fa sapere Kutufà, stando ai dati forniti dall’Upi (Unione delle province italiane), il costo delle Province è di 10 miliardi, pari a poco più dell’1% della spesa complessiva della pubblica amministrazione che ammonta a 800 miliardi di euro, e con la riduzione del numero dei consiglieri (da 30 a 24) e degli assessori provinciali (da 10 a 7), come previsto dalla finanziaria del 2010 si sarebbe già ottenuta una riduzione delle spese. “Invece si vuole risparmiare in questi mesi – ha sottolineato – ingessando completamente un ente: da giugno (Kutufà rimarrà in carica fino all’ 11 giugno, ndr) non faremo assolutamente nulla, se non le cose strettamente necessarie, si pensa di risparmiare bloccando un’ amministrazione?”.
C’è poi un’altra questione che rischia di complicare ancor più le cose: dal 12 giugno al 31 dicembre 2014, in attesa che venga eletto un nuovo organismo, i presidenti e i consiglieri provinciali che decideranno di continuare a prestare la loro opera dovranno farlo a titolo gratuito. “Questo porrà le persone in grande difficoltà – ha detto ancora Kutufà – perché qualsiasi decisione verrà presa, si correrà comunque il rischio di esporsi a critiche. Ritengo che sia una profonda ingiustizia, chi guida un ente non si assume solo responsabilità politiche ma anche personali. Lo stipendio dei dirigenti invece non sarà toccato, nonostante vengano tolte le responsabilità. Questa è una riforma che non ha niente di innovativo, anzi rafforzerà solo il potere dei burocrati”.
Malgrado la cancellazione molte competenze rimarranno alle Province come la tutela dell’ambiente, la programmazione dei trasporti, l’edilizia scolastica, mentre altre passeranno al sindaco che “verrà in Provincia solo a tempo molto parziale”. L’elemento più pericoloso di tutta la riforma però per Kutufà è la realizzazione delle città metropolitane, in Toscana Firenze, che avranno fondi autonomi, regionali e comunitari, e tutto ciò contribuirà a creare conflitti tra le regioni e le città metropolitane, “ Tutti gli altri territori saranno messi ai margini, nel nostro caso Firenze si mangerà tutta la Toscana, quindi è necessario che ci sia un’unione di tutti gli altri territori, affinché venga attenuato il più possibile il rischio di diventare irrilevanti”.

Il dibattito Alessandro Corsinuovi (Pdl) parla di una grande confusione e di un ritorno a un impianto centralistico, “ Mi dispiace se tutti gli assessori- ha aggiunto- non saranno in grado di mantenere il loro impegno fino alla fine di dicembre, non vorrei che il Presidente rimanesse solo”. Pietro Caruso (Pd) è invece favorevole alla riforma voluta dal governo Renzi, “ Sono fiero di avere fatto parte di questo ente e sostengo che anche altri enti vadano eliminati, ma sono convinto anche del fatto che i cittadini ora abbiano bisogno di vedere che anche la politica può sacrificarsi”.
Secondo Maila Landi (Forza Italia) “Non c’è scelta peggiore di chiedere alle istituzioni di fare volontariato. Dal momento che ora vogliono modificare anche il Senato mandandoci i sindaci, non so quando potrebbero trovare il tempo di occuparsi delle province”.
Antonio Ceccantini (Pd) ritiene che la riforma sia stata affrontata in modo affrettato senza esaminare i contenuti: “Se voleva essere dato un segnale nei confronti dei cittadini, poteva essere fatto riducendo le indennità dei consiglieri regionali. Inoltre la stessa Corte dei conti non crede che possano essere tratti risparmi dalla cancellazione delle province”. Infine, il Presidente del Consiglio Provinciale, Fabio Di Bonito, giudica la riforma come “ uno spot elettorale, inoltre non è chiaro quale sarà il futuro dei dipendenti provinciali, dal momento che nessuno ha detto da quale organismo saranno assorbiti”.

 

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