Livornese si candida presidente della Repubblica

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“Mi chiamo Fabio Papini. Mi candido a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica perchè la Costituzione dice può essere eletto ogni cittadino che abbia compiuto 50 anni di età”.
E’ questo l’incipit del blog del nostro concittadino “Fabio Papini presidente della Repubblica” che lancia ufficialmente la sua candidatura al Quirinale. Candidatura che noi riportiamo qui su queste pagine per cronaca e curiosità ma la quale appare davvero scontato risultare senza speranza. Da domani, 29 gennaio, inizieranno infatti le votazioni per eleggere la massima carica dello Stato dopo le dimissioni di Napolitano.
Ebbene ecco che un po’ per scherzo, un po’ forse per senso civico, un po’ forse per provocazione, il 53enne maestro elementare ha deciso di proporsi alla guida del nostro Paese.
“Sono capace di svolgere tale compito. Sono nato a Livorno, con babbo socialista e mamma casalinga. Ho 53 anni, sono sposato, padre di quattro figli – scrive Papini sulla sua pagina –  Sono maestro della scuola primaria pubblica. Da quasi trenta anni lavoro nel settore educativo. La mia formazione è laica. Il mio orientamento politico è frutto delle mie radici riformiste che si sono indirizzate verso una autentica spiritualità: queste due realtà si integrano nella mia persona”.
Papini poi snocciola il suo personale “I have a dream”. “Sogno per me, i miei figli e i miei alunni un Paese moderno – continua sul  in cui le cose si chiamano con il loro nome. Chi governa governi, chi è all’opposizione presenti proposte alternative. L’Italia ce la può fare, come dice il Premier, se e solo se attua le Riforme che possono cambiare la realtà (lavoro, legge elettorale, infrastrutture, cultura…). Le Riforme a costo zero – continua a scrivere Papini-  non portano da nessuna parte, specialmente in un Paese in cui sembra prevalere il malaffare e la non buona amministrazione.
Ecco perché i grandi elettori dovrebbero dare fiducia a Papini – “Sono disponibile per questo ruolo in quanto onesto, non ricattabile e capace di leggere la realtà politica: essa ha bisogno di area fresca e una dose di fiducia da parte di chi vede nella Politica un autentico e alto servizio per il ‘bene comune’, cioè verso la valorizzazione di tutti e di ciascuno, senza escudere nessuno. Il nome nuovo della politica è ‘inclusione’ “.

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