Intervista a Toncelli. “Ecco il Progetto che abbiamo per Livorno”

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Dal rilancio del porto, passando per turismo, commercio e i primi “100 giorni”. Parla Cristiano Toncelli, già vice sindaco di Livorno, e candidato sindaco con Progetto per Livorno.

1) Come mai un ex vicesindaco ad un certo punto ha deciso di candidarsi con una lista civica contro la maggioranza di cui ha fatto parte?
E’ una curiosità che hanno in tanti, ma la risposta è molto facile. Io militavo in un partito di minoranza che aveva avuto l’ambizione velleitaria di provare a cambiare il sistema “dall’interno”. Ma proprio l’essere stato vicesindaco mi ha fatto capire che il “sistema livornese”, fatto di conservazione di privilegi e rendite di posizione a favore solo di alcuni, non si può oggi cambiare dall’interno perché la trasformazione da attuare è troppo grande e le resistenze sono enormi. Non identifico i problemi solo nel partito di maggioranza, che al suo interno ha anche una componente riformista che però non ha speranza di incidere, ma anche nell’opposizione, che da tempo ha abdicato al suo ruolo. L’occasione del 2014 si profilava però come quella giusta per dare una “spallata al sistema” e quando mi sono trovato fuori dal partito e dalla giunta sono semplicemente rimasto coerente in quel che credevo, trovando compagni di viaggio che la pensavano nello stesso modo. Molti al mio posto non lo avrebbero fatto, limitandosi a navigare con opportunismo. Ce ne sono tanti che prima sbraitavano contro il sistema e ora lo sostengono. Io invece ho preferito tenere fede alle mie idee, affrontando un percorso molto difficile. D’altra parte, il ruolo che ho ricoperto permette oggi a Progetto per Livorno di essere l’unica forza di opposizione con esperienza di governo e che quindi sa bene dove occorre agire per cambiare le cose.

2) Per dare una spallata più grande al sistema, però, non potevate allearvi con altri?
E’ una cosa che abbiamo insistentemente provato. Abbiamo proposto ripetutamente di fare delle “primarie civiche”, cioè di mettere insieme contributi diversi (perché ogni lista ha giustamente la propria impostazione e le proprie idee) attraverso un percorso democratico che scegliesse un programma condiviso e un candidato unico. Purtroppo tutti quelli con cui abbiamo parlato speravano in realtà solo in un nostro appoggio acritico al loro candidato. Per mesi siamo stati gli unici a organizzare riunioni e proporre percorsi, ma alla fine ognuno degli interlocutori desiderava sempre e solo il nostro sostegno e basta. Dato che crediamo di avere delle idee valide da proporre e che da oltre due anni prendiamo posizione e interveniamo sui temi della città, abbiamo deciso che dovevamo mettere la faccia su quello che dicevamo. Ecco allora che è nata la mia candidatura.

3) Come riassumete la vostra proposta?
Noi non ci identifichiamo nel classico schema “destra, centro, sinistra”, ma in tre valori: apertura, trasparenza, solidarietà. Con “apertura” parliamo di una città che accoglie i turisti, attira investitori, valorizza ed esporta la propria cultura. Una Livorno che sia parte del mondo, non un mondo a parte! Con “trasparenza” diciamo che le regole devono essere uguali per tutti e non ci devono essere pochi a cui è permesso tutto e molti a cui non è permesso nulla, ma anche che la città deve partecipare alle decisioni sul suo futuro e non subirle dopo che sono state prese da un comitato ristretto che sta in Via Donnini. Con “solidarietà” intendiamo che va ripensato tutto il meccanismo di supporto sociale perché questa città sta abbandonando intere fasce di popolazione al loro destino. Pensiamo ad esempio al dramma dell’emergenza abitativa, che è esploso negli ultimi anni senza che la politica dell’amministrazione si adeguasse. Ma visto le cose negli ultimi anni sono cambiate, ora serve il coraggio di cambiare le cose.

4) Avete un programma delle cose da fare nei primi cento giorni?
Si parla sempre dei primi cento giorni di mandato. Noi abbiamo coniato il “programma delle cento ore”, cioè tre cose da fare subito che hanno una portata simbolica particolare. La prima è cancellare quella assurda e anacronistica scritta che sfregia il muro della Fortezza Nuova, parlo di “MSI Fuorilegge”, ovviamente. Se la eliminiamo, sarà come aver fatto avanzare Livorno dagli anni ‘70 agli anni ‘80, il che è già un primo passo in avanti. La seconda è far entrare Esselunga (verificando prioritariamente se si riesce a riaprire la discussione sul Nuovo Centro). Questo perché i livornesi non possono pagare i generi alimentari più che a Pisa solo perché una politica interessata ha permesso che qui esistesse un quasi-monopolio nella grande distribuzione (e, lo chiarisco per far capire che non parteggiamo per nessun marchio, lo dico da socio e cliente Coop). La terza è fermare l’orrendo progetto di costruzione di condomini di sei piani in Piazza del Luogo Pio, il simbolo dell’ottusità di una politica che vede nella Venezia non un gioiello, come invece è, ma solo un quartiere come gli altri. Quei palazzi, con tutte le persone che conterrebbero, sarebbero non soltanto una zavorra di cemento in un luogo che dovrebbe essere valorizzato turisticamente, ma anche la fine dei locali e della vita notturna, perché già oggi la convivenza con i residenti non è facile.

5) E nel resto dei cento giorni?
Le due emergenze da affrontare si chiamano lavoro e sociale. Per il lavoro serve prima di tutto una cabina di regia (a costo zero) tra le istituzioni (Comuni di Livorno e Collesalvetti, Camera di Commercio, Autorità Portuale…), che oggi operano ognuna per se, coordinando le azioni per lo sviluppo, con il primo forte impegno a cercare finanziamenti per la Darsena Europa, perché il porto è il principale motore della nostra economia. Va poi sviluppato un Piano Strutturale (la pianificazione urbanistica) di area livornese, e non della sola città come è avvenuto anacronisticamente fino ad oggi, aprendo anche un dialogo verso Pisa. L’obiettivo deve essere sfruttare finalmente le potenzialità del territorio e fare del marketing territoriale per attirare investimenti. Gli errori fatti in passato sono enormi. Basti pensare all’inutile interporto che sta nella piana di Guasticce, mentre si doveva pensare fin da subito ad un’area retroportuale. Vanno anche fatte ripartire le riparazioni navali, perché è uno scandalo che uno dei bacini più grandi del mediterraneo oggi sia inutilizzato. Il turismo è l’altro grande vettore di sviluppo da sviluppare. Serve un piano di rilancio della Venezia (e del Centro), rivedendo la mobilità e investendo sull’arredo urbano. Sul sociale, che è la seconda emergenza, va ripensato tutto il sistema di spesa e di sostegno attuale in funzione della sua efficacia. Va dato un sostegno regolare a chi si trova a reddito zero. Va ripensato il sistema del’edilizia popolare, controllando sistematicamente i requisiti di occupazione degli alloggi, sviluppando il cohousing. Vanno sospesi i piani di recupero destinando ogni immobile pubblico utile all’emergenza abitativa.

6) Visto che considerate il porto uno degli elementi centrali su cui puntare, da dove iniziereste per rilanciarlo?
Negli anni ‘80 il nostro era il secondo porto d’Europa e il primo del Mediterraneo, mentre ora è oltre il quarantesimo del continente e quinto solo in Italia. Il motivo è che negli anni il nostro scalo è stato lasciato andare in declino per non turbare la quiete degli eterni equilibri che lo contraddistinguono al suo interno, per tutelare i quali non sono state fatte quelle scelte e quegli investimenti infrastrutturali che occorrevano per restare al passo degli altri. Da anni esiste un fenomeno chiamato “gigantismo navale”, qui volutamente ignorato, che fa si che le navi da carico in servizio stiano diventando sempre più grandi, mentre il nostro scalo attuale ha limiti strutturali non superabili. Le banchine non possono scendere oltre i 13 metri di fondale, l’accesso è molto stretto e servono più rimorchiatori per manovrare ogni nave (il che significa costi più alti rispetto agli scali concorrenti) ed altro ancora. La soluzione individuata da tempo è l’ampliamento dello scalo verso il mare, cioè il progetto della Darsena Europa. Siamo ormai in ritardo di almeno quindici anni, ma dobbiamo cercare di recuperare il tempo perduto, altrimenti ci troveremo con uno scalo sempre più marginale. Nel frattempo ci sono cose da fare a breve termine. Parlo di quello che è già previsto: le ferrovie in Darsena Toscana (ma riattivando anche i binari che arrivano fino a Guasticce), l’allargamento del canale di accesso (è in corso di assegnazione l’incarico per la realizzazione del “microtunnel” che serve a spostare le tubazioni ENI), l’approntamento del Molo Italia Nord per spostarvi i forestali e dedicare finalmente l’Alto Fondale solo alle crociere, la sistemazione della sponda Est della Darsena Toscana per potervi rilocare il TCO. In generale, gli atti che sono stati recentemente approvati (parlo della zonizzazione e il PRG) vanno nella direzione giusta.

7) Spesso torna all’attenzione del pubblico la questione del bacino di riparazione, che avete citato. Voi che idea vi siete fatti?
E’ un dramma che il secondo bacino più grande del Mediterraneo sia da oltre dieci anni in completo abbandono. Eppure il settore delle riparazioni potrebbe dare lavoro a centinaia di persone. Come se non bastasse, quando ci è stata offerta su un piatto d’argento la demolizione della Costa Concordia abbiamo sentito il “no” all’unisono dell’amministrazione comunale e della CGIL (ma, i sindacati non dovrebbero tifare per la creazione di lavoro?). Accettare la Concordia ci poteva servire per chiedere al governo di realizzare con soldi pubblici il primo lotto della Darsena Europa. Basta vedere Piombino, che dopo di noi ha ottenuto 160 milioni di euro per fare una banchina con fondale a meno venti metri con cui ci farà concorrenza. A maggior riprova dell’occasione perduta, basta vedere che ora lo smantellamento della nave se lo litigano tutti i porti italiani. Il problema livornese sono sempre le difese corporative e clientelari. La riattivazione del bacino disturba le operazioni immobiliari della Porta a Mare, ed ecco allora che i difensori degli interessi di pochi agiscono per fermare lo sviluppo a favore di tutti. Noi riteniamo che rivedendo (peraltro, in modo marginale) il progetto della Porta a Mare si potrebbe recuperare il bacino per quelle riparazioni tecniche che sono compatibili con la presenza di Azimut Benetti. D’altra parte proprio lo scorso dicembre due navi sono state riparate nel bacino galleggiante, che si trova proprio accanto a quello in muratura, segno che la compatibilità si ottiene facilmente, basta volerlo. Insomma, per noi lasciare andare in malora il bacino o usarlo solo come darsena è uno scempio da evitare.

8) Parlando invece di crociere, siete favorevoli o contrari alla privatizzazione della Porto 2000?
Il turismo è un elemento di sviluppo che è stato snobbato per anni. Eppure a cavallo tra ottocento e novecento Livorno era una rinomata località balneare, tanto da essere citata in una commedia di Goldoni. Fu proprio per investire sul turismo che furono, ad esempio, erette le Terme del Corallo (altra ferita aperta di questa città sulla quale abbiamo lanciato la proposta di convertirle in un campus universitario). Oggi dobbiamo recuperare quello spirito, anche perché la nostra città avrebbe tanto da valorizzare. A partire dalla sua cultura, oggi schiacciata sotto l’immagine caricaturale di città rozza e ignorante che ci siamo cuciti addosso. Invece qui c’era la Livorno delle Nazioni, un crogiolo di razze e religioni che convivevano nel rispetto reciproco. Già questo è un patrimonio inestimabile che sarebbe da condividere. Poi, ovviamente, abbiamo la Venezia e il lungomare. Il turismo però passa prima di tutto dalle crociere che qui siamo riusciti addirittura a farne scappare metà a La Spezia. Come se non bastasse, “in premio” il Presidente della Porto 2000 è stato pure riconfermato! Invece, la prima cosa da fare sarebbe valorizzare le competenze, non le appartenenze (politiche), mandando via tutti gli epigoni del vecchio sistema clientelare. Sulla privatizzazione della società, va detto che è un obbligo di legge. Noi però non vogliamo che sia venduta ad “amici degli amici”, ma a società esperte del settore in campo internazionale, come peraltro è accaduto in tutti gli altri porti. Vorremmo magari mantenere una quota in mano pubblica, sia a tutela dei dipendenti che per sviluppare sinergie territoriali. Sento a questo proposito voci curiose che invocano l’arrivo di SAT (l’aeroporto di Pisa) per acquisire la maggioranza della Porto 2000, come se far attraccare una nave o far atterrare un aereo fosse la stessa cosa. Facciamo fare le cose a chi le sa fare meglio, perché oggi abbiamo già troppi dilettanti allo sbaraglio.

9) Visto che la cultura dovrebbe essere elemento centrale di una offerta turistica, come valorizzereste quella livornese?
Prima di tutto, se sarò sindaco unirò le deleghe al Turismo ed alla Cultura in un unico assessorato. E’ assurdo che siano viste come due cose separate, perché il primo si fa con la seconda e la seconda si valorizza con il primo. L’obiettivo deve essere di smettere di vedere la cultura come una cosa “per livornesi”. Qui ora si è arrivati all’assurdo che il Museo Fattori ci costa dieci volte quanto incassa, mentre dovrebbe essere il contrario. Cominciamo allora cambiando le persone che sono state messe alle leve di comando in virtù della tessera che tenevano in tasca. Serve una mentalità nuova, quindi persone nuove! Noi poi abbiamo un grande progetto per la Venezia per il quale, data la rilevanza, riteniamo sarebbe possibile trovare anche fondi europei. Partiamo dal fatto che abbiamo la Fortezza Vecchia, gli Ex Macelli (ora in totale abbandono), i Bottini dell’Olio, che siamo la porta sul mare della Toscana (avevamo un milione di croceristi l’anno), che c’è la ferrovia di San Marco che andrebbe riattivata e che arriva proprio in Venezia. Si tratta di un patrimonio con potenzialità enormi. Andiamo allora a cercare musei di rilievo internazionale interessati a realizzare su Livorno una operazione simile a quella che il Guggenheim ha fatto a Bilbao. In quel caso si parlava di arte moderna, quindi è stata realizzata una struttura moderna, mentre nel contesto storico della nostra città avrebbe più senso un Louvre o un British Museum. Non è facile, certo, ma se riusciamo a trovare un soggetto importante interessato a sbarcare qui avremo trasformato la città in una meta turistica di livello internazionale. Non voglio poi dimenticare la vitalità delle nostre associazioni, artistiche, musicali, culturali. Dobbiamo creare uno spazio gratuito per le loro esibizioni, magari nell’ambito di quello che noi abbiamo chiamato “Estate in Venezia”, cioè una kermesse di eventi lunga tutta l’estate, al posto dell’attuale abbuffata nazional-popolare di una settimana preceduta e seguita dal nulla. Noi pensiamo a pochi eventi ogni sera, quindi con meno confusione ma con la possibilità di attirare le persone più volte durante tutta la stagione.

10) Visto che pensate di unire le deleghe di Turismo e Cultura, come cambiereste la macchina amministrativa?
Avendo avuto una esperienza diretta di gestione, mi sono reso conto di molti miglioramenti che si possono fare. Non soltanto vanno unite queste due deleghe, ma anche quelle di Mobilità e Ambiente, perché il 40% delle polveri sottili viene dal traffico veicolare. Poi, quelle al Bilancio e ai Fondi Europei, perché le risorse non si devono trovare solo con le tasse (ricordiamoci la nostra “maxi-IMU” 2012!). L’Urbanistica deve stare insieme con Portualità e Sviluppo, perché come dicevo lo sviluppo si fa con la pianificazione territoriale. Poi l’Edilizia Residenziale Pubblica va tolta dall’urbanistica, come ora, e va messa insieme al Sociale, perché la sua funzione deve essere appunto, prima di tutto, “sociale” (cioè, detto in altro modo, è più importante chi ci abita piuttosto che… chi costruisce). Circa la macchina amministrativa vera e propria, io voglio sfatare il mito che parla di dipendenti pubblici fannulloni. Nel mio periodo in giunta ho incontrato molte persone competenti e di valore, il cui problema era se mai di essere demotivati dal fatto di operare senza una chiara visione degli obiettivi. Va detto poi che le riorganizzazioni sono state spesso ispirate da criteri politici e non dalla ricerca di efficienza. Quindi ciò che farei sarebbe rivedere la struttura cercando di dare alle persone valide, che sono molte, una maggiore valorizzazione. Rivedrei poi (al ribasso) il sistema dei premi ai dirigenti, che oggi sono troppo alti, assicurando che la verifica della produttività fosse in carico al livello politico e non ad obiettivi che, come ora, i dirigenti si danno da soli!
11) Voi cosa dite sul Nuovo Ospedale, che resta sempre un tema politico caldo?
Il nostro attuale ospedale è stato inaugurato nel 1933. Da allora il concetto di sanità si è trasformato più volte. La struttura di Viale Alfieri è distribuita su un’area molto ampia con padiglioni a stanze collettive di ampie dimensioni, un concetto totalmente superato. Inoltre richiede molta manutenzione per essere tenuto a norma. Quindi riteniamo che una struttura nuova e più moderna, magari salvando solo una parte del vecchio nosocomio, sia un necessario passo in avanti. Quel che però non condividiamo del progetto approvato del Nuovo Ospedale è l’ubicazione. Per scelte del passato (tra cui l’esistenza dell’Ospedale di Cecina), la struttura di Livorno è comunque destinata a servire solo la città, tanto che a Collesalvetti già si guarda a Cisanello. Quindi per Livorno l’ubicazione migliore resta quella baricentrica alla città, cioè l’attuale. Una nuova struttura a Montenero finirebbe secondo noi per essere snobbata dai livornesi stessi, viste anche le difficoltà di accesso (la Variante in alcuni tratti è stretta e si intasa facilmente, per non parlare di Via Mondolfi). Insomma, noi pensiamo che la soluzione migliore sia la realizzazione del Nuovo Ospedale nell’area attuale, tra Viale Alfieri e Viale Carducci (basta guardare le mappe dall’alto per rendersi conto che lo spazio c’è), riutilizzando i servizi già rinnovati dell’attuale struttura (senza quindi buttare via i soldi già spesi). In questo modo si recupererebbero risorse da impiegare per, ovviamente, migliorare i servizi sanitari, realizzare il sottopasso alla Stazione (che faciliterebbe l’accessibilità della struttura attuale dalla Variante) e (con quel che avanza) recuperare le Terme del Corallo (che sarebbero finalmente liberate dall’orrendo cavalcavia).
12) Livorno è una città di sportivi. Cosa contiene la vostra proposta?
Siamo la città più medagliata d’Italia e siamo in cima alle classifiche per attività sportiva dei suoi cittadini. Questo è un patrimonio che va valorizzato. Vorremmo una sezione sullo sport in un museo cittadino per ricordare la tradizione degli Scarronzoni, dei Nedo Nadi e degli altri campioni che abbiamo avuto. Circa gli impianti, che spesso sono di proprietà comunale, oggi ci sono molte piccole società che stentano ad andare avanti, mentre vengono aiutate quelle più grandi. Due casi per tutti: la sistemazione dello stadio pagata con il soldi dell’OLT e i due milioni di euro che il Comune ha messo sulle piscine gestite da Officina dello Sport, che è una società a fini di lucro. Rovesciamo il meccanismo. Gli aiuti (ad esempio, le risorse per la manutenzione straordinaria degli impianti) si danno solo alle società dilettantistiche mentre quelle che “vogliono far soldi” se la devono cavare da sole facendo i loro piani di investimento. Una nota anche sulle gare remiere. Va detto che non sono un evento meramente sportivo, ma anzi culturale d identitario della nostra città che si sta lentamente perdendo. Secondo noi la recente riforma che è stata fatta ha peggiorato le cose, ma soprattutto servirebbe un rilancio sia dentro la città che fuori. Per la città servirebbe una sfida tra equipaggi giovanili formati da studenti delle diverse scuole superiori, lo sviluppo di collaborazioni tra le cantine e le palestre del territorio, la sponsorizzazione di ogni cantina da uno dei giocatori della squadra di calcio del Livorno, il tutto cercando di recuperare l’aspetto sociale che avevano le cantine. Quanto al “fuori”, le gare devono diventare un evento come il Palio a Siena o il Gioco del Ponte a Pisa. Devono essere precedute da sfilate in costume ed altri eventi culturali. Infine, una proposta speciale. L’equipaggio che vince il Palio Marinaro sfidi l’armo pisano che partecipa alla regata delle Repubbliche Marinare. Vediamo chi trerebbe di avere braccia (e tecnica) migliori tra la blasonata vecchia signora delle acque e la sua più giovane e irriverente ex-colonia.
13) Chiudiamo di nuovo con la politica. Quale messaggio volete lasciare agli elettori?
Una cosa su tutto. Votate. Il PD livornese confida in un alto astensionismo per poter aumentare la propria percentuale al primo turno e magari evitare il ballottaggio. Si può in un certo senso dire che al primo turno il PD si è “alleato al partito del non voto”. Invece il ballottaggio sarebbe fondamentale per dare a questa città una possibilità di cambiamento. Questa volta ci sono molte liste, molte idee, molte impostazioni diverse, molti candidati. Anche chi normalmente semplifica tutto dicendo che “i politici sono tutti uguali”, questa volta dovrebbe poter trovare qualcuno che dice cose che condivide. Ecco, il messaggio alla fine è questo. Votate.

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