Elezioni, il vescovo striglia i candidati: “Meno slogan, più fatti”

E sul porto: "Può dare centinaia di posti di lavoro e non si capisce perché tanto immobilismo"

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di Roberto Olivato

Veglia di preghiera per il lavoro in cattedrale, nella giornata del primo maggio, festa di San Giuseppe. La festa laica del primo maggio coincide con quella religiosa dello sposo di Maria, alla quale è dedicato maggio, il mese mariano per eccellenza. Forse un caso ma il padre e la madre di Gesù, espressione della Sacra Famiglia, si ritrovano accomunati nella giornata dedicata al lavoro. Lavoro che per Giuseppe era rappresentato dalla falegnameria e per Maria alla cura della casa e dell’unico suo Figlio. La festa di “San Giuseppe artigiano” venne istituita da Pio XII nel 1955 per dare un protettore ai lavoratori ed un senso cristiano alla festa del lavoro, che viene celebrata in tutto il mondo per onorare l’impegno del movimento sindacale e le mete che raggiunsero i lavoratori in campo economico e sociale. Oggi a centoventisei anni di distanza le tensioni sindacali sono ancora presenti non più tanto nel mondo del lavoro, come ricordato dalla Camusso segretario generale della Cgil, ma della disoccupazione, alla quale la Camusso ha dedicato il tema di questo primo Maggio.
Nella nostra cattedrale, dopo la testimonianza di un lavoratore, a riecheggiare sono state le vibranti parole del vescovo Simone Giusti: “Il tempo del lavoro è tempo di vita! Un diritto inalienabile, perché dietro ogni posto di lavoro non c’è solo una persona, ma una famiglia con moglie e figli”. Queste le prime parole del vescovo che dal discorso generale, impostato sulla dimensione etica a cui deve essere ricondotto il lavoro, ha strigliato come avvenuto già in altre occasioni, l’autorità portuale e le istituzioni locali per la mancanza di volontà a rendere attivo il bacino grande di carenaggio: “Il porto può dare centinaia di posti di lavoro e non si capisce perché tanto immobilismo. Il porto è della collettività ed alla collettività deve tornare per dare lavoro”. Ma monsignor Giusti ha richiamato ai propri doveri anche i candidati a sindaco alle prossime amministrative, dando loro appuntamento il 13 maggio alla Caritas di via Donnini, dove chiederà loro “proposte concrete su lavoro e casa, senza slogan. Chiederò quanti nuovi posti di lavoro si possono creare ed in quanto tempo. Basta slogan!”.
Al termine del suo forte intervento Giusti ha lanciato un messaggio di speranza comunicando ai fedeli presenti, che a breve la diocesi realizzerà una Cittadella della Carità in cui sarà data accoglienza ai più bisognosi: poveri e profughi. Un bell’esempio di concretezza, col quale i futuri candidati a sindaco dovranno confrontarsi non con slogan, come si è raccomandato il vescovo, ma con proposte concrete.

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