Rebus Imu fra doppia scadenza e beffa del calcolo. Il sindaco in commissione Senato: “Inaccettabile”

Il sindaco Cosimi, in audizione alla commissione Finanza del Senato, come membro Anci: "Siamo di fronte ad un pasticcio"

Mediagallery

Segnatevi queste due date: 16 dicembre e 16 gennaio. Sono le due scadenze dell’Imu. Almeno per ora, perché non è detto che il governa decida di cambiare ancora. Ad ogni modo, ad oggi, la prima scadenza riguarda chi deve pagare l’Imu su tutto ciò che non è “prima casa””, quindi fondi commerciali, uffici, fabbricati per attività imprenditoriali, capannoni artigianali e seconde case.
La seconda scadenza, quella del 16 gennaio, interessa invece tutti coloro che possiedono la “prima casa”. Non accadrà la stessa cosa ai residenti di Collesalvetti. Il governo ha stabilito l’integrazione sull’Imu 2013 per l’abitazione principale nei municipi che hanno deciso per quest’anno un’aliquota superiore allo 0,4%.  E’ il caso di Livorno, appunto, che la stabilì al 5,6 per mille per riconfermarla nel 2013. La cifra da pagare è quindi la differenza fra l’aliquota stabilità dal Comune (5,6 per mille) e l’aliquota base (4 per mille), ovvero l’1,6 per mille. Sull’importo, lo ricordiamo, vanno calcolate le detrazioni e quindi, se non altro, questa differenza si pagherà al 50%, mentre il resto lo verserà lo Stato. Ma a Collesalvetti, non si pagherà nessuna differenza in quanto l’amministrazione decise per le prime case di non andare oltre il 4 per mille.
Oltre al danno la beffa. Sì perché per coloro che dovranno pagare il 16 gennaio la “prima casa” magari si ritroveranno a dover sborsare di più per il servizio di assistenza nel fare il calcolo da parte dei Caf o del proprio commercialista che per la tassa in sé. Senza considerare che sotto i 12 euro i pagamenti non sono dovuti.

Le parole del sindaco – Ieri, 12 dicembre, il sindaco Cosimi, in audizione alla commissione Finanza del Senato come membro dell’ufficio presidenza dell’Anci, ha detto la sua:  “Siamo di fronte ad un pasticcio: non solo perché non viene assicurata la corretta compensazione del gettito perduto dai comuni ma anche perché la richiesta ai contribuenti di pagare l’ulteriore quota del 40% e’ fonte di adempimenti complessi. Il rischio e’ di esasperare il rapporto tra comuni e cittadini e non raggiungere il risultato di gettito aspettato”. E’ rischioso, oltre che ingiusto, spostare la dimensione del conflitto sul livello locale. Anche l’analisi della pressione fiscale dimostra che abbiamo dovuto aumentarla per compensare i mancati trasferimenti da parte dello Stato. E tuttavia l’aumento della pressione fiscale non compensa i tagli: lo Stato ha risparmiato, compensando con le tasse locali. I cittadini si ritrovano con l’aumento della pressione fiscale locale senza poter avere servizi migliori in termini di qualità e quantità. Per noi questa situazione e’ inaccettabile”.

 

Riproduzione riservata ©