Tre Ponti, l’Arpat dà l’ok, divieto revocato

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Nel primo pomeriggio di mercoledì 6 agosto,il Comune di Livorno aveva emanato un’ordinanza di divieto temporaneo di balneazione nei tratti di costa antistanti gli sbocchi a mare del rio Ardenza (Tre Ponti) e del Rio Felciaio. L’ordinanza è stata driamata poco dopo le 14, non appena arrivati in Comune i risultati delle analisi compiute da Arpat sui prelievi di acque marine effettuati lunedì scorso, 4 agosto. Oggi, sabato 9 agosto, l’Arpat tramite il suo profilo Twitter ha dato l’ok per tornare a fare il bagno: “Rientrate nei limiti sono tornare idonee alla balneazione le aree di Rio del Felciao e di Rio Ardenza”.
La vicesindaco Stella Sorgente ha firmato questo pomeriggio l’ordinanza di revoca del divieto di balneazione ai Tre Ponti.
Lo ha fatto dopo l’arrivo in Comune, in in tarda mattinata, di una nota in cui Arpat comunica che le aree di balneazione tra il Felciaio e il Rio Ardenza sono nuovamente idonee alla balneazione.
Le aree erano state dichiarate non idonee dalla stessa Arpat a seguito del nubifragio di alcuni giorni fa.
Ad oggi quindi l’unica area del litorale livornese interdetta alla balneazione, è quella sotto il ponte di Calignaia, per il pericolo di crolli di calcinacci.
Con ogni probabilità le cause che avevano portato il Comune a questa ordinanza nei giorni scorsi sono da ricercarsi nelle abbondanti piogge che hanno interessato la città durante la scorsa settimana, quando fossi e rii hanno portato a mare detriti e materiali vari. L’Ufficio Ambiente del Comune si è subito attivato con Arpat e Asl per svolgere ulteriori analisi delle acque marine, così da verificare se esistono le condizioni per un rapido ritiro del divieto di balneazione.
Nella giornata di giovedì   7 agosto, nonostante fosse ancora vigente il divieto di balneazione, i livornesi non avevano rinunciato a un tuffetto rigenerante. E così, non curanti del “no al bagno”, tutti al mare o meglio…in mare come possiamo vedere dalle foto scattate e pubblicate tramite il link in fondo all’articolo da Alberto Vincenzoni

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