Consegnata a Osmana la Livornina d’oro

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“Quella di Osmana è la vicenda esemplare, umana e politica, di una donna che ha scelto di dedicare la vita all’impegno civile e al servizio degli altri, in uno dei periodi più bui della storia del nostro paese e della nostra città” (clicca sul link in fondo all’articolo per guardare le immagini all’interno della gallery). Sono queste le parole con cui il sindaco Filippo Nogarin ha accompagnato la consegna della più alta onorificenza cittadina, la Livornina d’Oro, alla partigiana Osmana Benetti, visibilmente commossa accanto al suo compagno di vita e di lotta antifascista da settant’anni, Garibaldo Benifei, già insignito dal Comune di Livorno del prestigioso riconoscimento nel 2007. “Sono contenta che questa onorificenza arrivi in una giornata particolare come quella odierna, a testimonianza del grande contributo che le donne hanno saputo dare alla rinascita del nostro paese – ha detto Osmana – Abbiamo lavorato tanto per far rinascere Livorno, spero che questa amministrazione tenga conto di quelli che sono valori e i desideri delle donne livornesi, per far sì che la nostra città sia sempre bella e aperta come la conosciamo.” La decisione di assegnare la Livornina d’Oro a Osmana Benetti era stata deliberata il 2 marzo dal la Giunta Comunale.

Questo l’intervento del sindaco – E’ con viva emozione che oggi, a nome della città tutta, ho l’onore di avere in questa sala la partigiana Osmana Benetti.
Quella di Osmana è la vicenda esemplare, umana e politica, di una donna che ha scelto di dedicare la vita all’impegno civile e al servizio degli altri, in uno dei periodi più bui che la storia del nostro paese, e dunque anche di Livorno, abbiano mai conosciuto. Prima ancora che come simbolo dell’antifascismo livornese e dello spirito rivoluzionario che l’hanno caratterizzato – insieme anche a Garibaldo Benifei, suo compagno nella vita e nella lotta politica, che ho qui il piacere di salutare – voglio però ricordare Osmana come donna e come madre.
Ricorre oggi la giornata internazionale della donna. Festa che, a dispetto del dubbio significato che il consumismo moderno concorre a imprimerle, vuole ricordare le conquiste sociali, politiche, economiche delle donne, ma anche la discriminazione e le violenze a cui continuano ad essere assoggettate in molte parti del mondo. Quale occasione migliore quindi di quella odierna per raccogliere l’invito dell’ ANPPIA a conferire a Osmana la più alta onorificenza che la città di Livorno riconosce a personalità che si sono particolarmente distinte per la loro attività, in ogni campo dell’impegno sociale, culturale ed economico. Ricordare Osmana, esempio di vita e di coraggio, prima di tutto come donna, non vuole metterne in secondo piano l’operato politico o il valore dell’impegno civile, ma intende semmai ammantarli di un significato ancora più nobile. Quante sono oggi le donne e le madri che, pure tra le molte difficoltà che le politiche sociali e certi stereotipi purtroppo duri a morire non hanno ancora pienamente sciolto, possono dedicarsi ad un lavoro che hanno liberamente scelto, contribuire alla quotidianità della gestione familiare, essere impegnate in molteplici attività, in politica, nella società, nel volontariato, nella cultura, ricoprendo talvolta anche ruoli di rilievo e con risultati eccellenti, senza che, per questo, la loro credibilità venga minimamente lesa e il ruolo femminile che rivestono sia messo in discussione?

Non credo di sbagliarmi quando affermo che sono soprattutto queste donne a poter comprendere pienamente il significato e il valore dell’esperienza di Osmana nella lotta per l’emancipazione femminile e, in cuor loro, a ringraziarla; lei che, fin da giovanissima, ha avuto a cuore la situazione politica del suo tempo, le molte ingiustizie sociali e le lotte dei lavoratori; lei che, se da un lato ha partecipato con entusiasmo e in modo attivo alla resistenza antifascista, dall’altro ha saputo stimolare riflessioni e confronti intorno a temi di emancipazione femminile come, ad esempio, il diritto al lavoro per le donne e il divorzio.
Lo ha fatto precorrendo i tempi, in un periodo storico in cui gli uomini assumevano valore in base alla loro produttività sul lavoro, e in cui le donne venivano considerate attive solo all’interno del focolare domestico e la loro capacità procreativa rappresentava l’unico elemento intorno al quale poter esprimere la propria bellezza e potenza di essere umano. Osmana ha avuto il coraggio di opporsi a tutto questo. Poco più che bambina, all’insaputa della famiglia che era contraria al fatto che le donne potessero occuparsi di politica, si è buttata a capofitto nell’attività politica: trasportava documenti e informazioni tra le varie cellule e divisioni attive sul territorio livornese e distribuiva volantini di propaganda antifascista, noncurante dei rischi altissimi a cui esponeva la sua giovane vita. Per molte donne – massaie, operaie, impiegate, lavoratrici di ogni settore – Osmana è diventata presto punto di riferimento e, al contempo, una sorta di acciarino di consapevolezza: nelle assemblee organizzate dal partito comunista parlava loro di come portare aiuto ai partigiani ma anche di come riprendersi in mano il futuro, a partire dalla ricostruzione della città e del suo tessuto sociale. Ricordo che Osmana è stata una delle fondatrici dei Gruppi di Difesa della donna nati nel 1943, su iniziativa del PCI, per organizzare una rete di sostegno alle famiglie di carcerati, internati, partigiani e per promuovere la resistenza al femminile in ogni ambiente sociale.
Oggi, fortunatamente, il ruolo femminile non corrisponde più agli stereotipi dei nostri nonni. Credo che se molte donne sono oggi più libere, consapevoli e orgogliose della loro indipendenza, possono ringraziare figure come Osmana che hanno fatto del coraggio e dell’impegno civile i punti di forza del loro cammino. A questo proposito voglio ricordare che a Livorno Osmana fu tra le fondatrici dei primi asili: quelle stesse strutture che oggi offrono un valido sostegno alla gestione familiare di tanti cittadini livornesi. Fu lei, insieme ad alcune compagne dell’Unione Donne Italiane, a ottenere dal Comune di Livorno l’uso di alcuni edifici in vari quartieri – ad Ardenza, a Montenero, alla Stazione – che poi arredò alla buona e dove, infine, con l’aiuto di alcuni commercianti, portò cibo e medicinali per i bambini. Nel 2007 il Comune di Livorno ha conferito la Livornina d’Oro a Garibaldo Benifei, suo compagno di vita da settant’anni. Un rapporto il loro, saldo come le fedi di acciaio che gli operai del Cantiere vollero regalargli per il matrimonio: il primo ad essere celebrato civilmente dal sindaco Furio Diaz.

Oggi, qualche anno dopo quel giorno, con il conferimento della Livornina anche a Osmana, il Comune di Livorno vuole colmare una disattenzione perpetrata forse troppo a lungo, che ha portato l’amministrazione, a partire dal 1981, a riconoscere meriti e onore a figure sicuramente di spicco, ma appartenenti in via esclusiva all’universo maschile, fatte salve solo un paio di eccezioni.
Per tutte queste ragioni, è con profonda soddisfazione che oggi conferiamo a Osmana Benetti la Livornina d’oro, simbolo di quei valori di libertà, giustizia, democrazia, pace e solidarietà di cui ha fatto i capisaldi della propria esistenza; valori che ha trasmesso nel tempo a tanti cittadini livornesi e che, ancora oggi, attraverso la testimonianza portata nelle scuole, continua a trasmettere alle nuove generazioni chiamate a riflettere sui valori della resistenza e a trarre insegnamento dalla storia.
Quando penso alla resistenza immagino un filo robusto che unisce passato e presente. Sbaglia chi la confina nel ricordo di coloro che la adoperarono contro gli oppressori perchè, come ci insegnano Osmana e Garibaldo, deve diventare pratica quotidiana. Sono tante le resistenze di cui abbiamo bisogno oggi, nel difficile momento storico che stiamo vivendo e che, nostro malgrado, ci vede esposti a continui attacchi. Alcuni di questi sono più manifesti, altri sono più subdoli: sto pensando agli attacchi alla nostra cultura, alla società, all’economia, alla democrazia, capaci comunque di mettere a rischio la nostra libertà. Una libertà che non possiamo permetterci il lusso di sprecare, ma che dobbiamo esercitare ogni giorno. Penso alla libertà di contestare ciò che è iniquo, di promuovere sguardi nuovi sul mondo, di essere propositivi, di pretendere un’informazione corretta, di provare ad essere, ogni giorno, nel nostro piccolo, persone migliori. E, come cittadini naturalmente, la libertà di partecipare in modo attivo al processo di rinascita della nostra città.

Vorrei concludere questo mio saluto con la frase di un autore statunitense che so essere molto apprezzato da Osmana, grande appassionata di libri: John Steinbeck. “Non so se ci siano uomini nati al di fuori della natura umana, o se alcuni uomini siano tanto umani da far sembrare irreali gli altri. Forse un semidio vive di tanto in tanto sulla terra”. Ecco, credo che in qualche modo Osmana e Garibaldo – mi è difficile parlare dell’uno senza richiamare necessariamente anche l’altro, un po’ come accade con la luce e le stelle – per tutto quello che hanno fatto, se anche non sono divinità vere e proprie, sicuramente gli si avvicinano molto

 

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