Casa della cultura, ecco il piano per riaprirla

Le mattine e due pomeriggi a settimana la struttura resterà aperta con i dipendenti comunali, per i pomeriggi restanti e per le eventuali sere si pensa al personale della Fondazione Goldoni assunto a tempo indeterminato

di letizia

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Dopo il presidio dei lavoratori sotto al Comune dei giorni scorsi, i bandi d’appalto per la gestione delle biblioteche e dei musei sono stati al centro della settima commissione consiliare (Cultura). “È stato deciso di fare tre bandi distinti – ha affermato l’assessore alla cultura Serafino Fasulo – uno che riguarda la parte bibliotecaria (che varrà 3 anni), un altro che interessa il sistema museale (di sette mesi per il Museo Fattori, i Granai di Villa Mimbelli e la sala degli Archi della Fortezza Nuova) e l’apertura del Museo della Città che aprirà nel 2017”.
Il terzo bando invece riguarderà la Casa della cultura in via Grande, di fronte a piazza Guerrazzi, che al seminterrato ospiterà uno spazio espositivo dove sarà visibile anche la collezione Re-act donata al Comune, mentre al primo piano sarà situato il centro Ucat e al secondo l’Urban center. A Palazzo civico stanno pensando di mantenerne la gestione diretta. In questo modo, come ha spiegato Fasulo, si andrebbe verso un risparmio. Ma chi lavorerà nella nuova struttura? Le mattine e due pomeriggi a settimana la Casa della cultura vedrebbe lavorare i dipendenti comunali (si sta pensando di trasferire lì alcuni uffici), mentre per i pomeriggi restanti e per le eventuali sere si sta valutando l’opzione di usare il personale della Fondazione Goldoni assunto a tempo indeterminato.

Le opposizioni – “Vorrei sapere però per quale motivo il bando è stato ritirato e soprattutto perché ci siamo ritrovati a firmare la proroga alle 19 di giovedì sera?” è la domanda venuta dal capogruppo del Pd Pietro Caruso. “ La decisione di pubblicare prima e ritirare dopo dieci giorni il bando sulla gestione delle biblioteche e dei musei, deriva dal fatto che non c’era stata una sufficiente riflessione, avevamo quindi inizialmente scelto di ricalcare i bandi di gara precedenti. Negli ultimi mesi – è stata la spiegazione di Fasulo – la questione Aamps ha assorbito le energie della giunta e del consiglio, ciò non ci ha consentito di approfondire l’argomento come avremmo dovuto”. “Non è possibile pensare che un’amministrazione possa gestire una cosa per volta – è stata l’obiezione fatta dal consigliere Alessio Ciampini (Pd) – il tema si conosceva da tempo e a quanto mi risulta il nuovo bando era già pronto il 14 marzo. Cos’è che ha fatto cambiare idea, optando per lo spacchettamento? Ho l’impressione che sia stato fatto per accontentare qualcuno a discapito di qualcun altro”. “Nessuno ha fatto cambiare idea a nessuno – è la replica dell’assessore alla cultura – è stato semplicemente l’aver compiuto una riflessione insieme a tutta la giunta, che prima non era stato possibile fare. Lo spacchettamento non penalizza nessuno, non è escluso poi che chi vince un bando non possa vincere anche l’altro. Voglio sottolineare come poi la salvaguardia dei lavoratori non sia mai stata messa in discussione, che rimarranno indipendentemente da chi li gestirà”. Marco Bruciati (Buongiorno Livorno) pur apprezzando la decisione di avere “staccato” dal bando la Casa della cultura, ricordando come già il suo gruppo consiliare avesse fatto una richiesta in quel senso, critica tuttavia il fatto che “su questo tema non ci sia stata alcuna discussione. Quel che più mi ha colpito negativamente è stato l’atteggiamento del sindaco: invece di scusarsi per come ha affrontato la questione, ha affermato cose del tutto prive di fondamento, cioè quella di aver abbattuto un sistema di monopolio. Un monopolio che non esiste, dal momento che in città non c’è neanche un sistema del settore culturale”. D’accordo con lo scorporo dei bandi è Corrado La Fauci (M5S) per il quale “è logico non voler fare un pacchetto omnicomprensivo, l’unica cosa che posso dire è che forse poteva essere fatto prima”. Per Marco Cannito (Città diversa), invece, non esiste invece un problema di divisione dei bandi, ma semmai quello di valutazione delle varie professionalità.

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