I pasti per i poveri? Saranno meno della metà

di letizia

Mediagallery

Il 31 dicembre 2014 è scaduta la convenzione sulla gestione del servizio mensa che legava l’amministrazione comunale e la Caritas. A oggi, trascorsi sei mesi, un nuovo accordo non è stato ancora stipulato. Di questo si è discusso ieri durante la riunione della quinta commisione consiliare (politiche sociali) che come è stato spiegato dall’assessore Ina Dmingjini è stata convocata con l’obiettivo di “dialogare con la Caritas riguardo alle modifiche e alle integrazioni da fare nella convenzione”. Fino al 2014 l’intesa esistente tra la passata amministrazione e la Caritas prevedeva che fosse coperto il 48,96 del servizio: la convenzione contemplava l’erogazione, alla mensa di Torretta almeno 50 pasti (fino ad arrivare a fornire, in momenti di picchi, come ha ricordato la dirigente al sociale Senia Bacci, anche 180 pasti), 30 invece erano quelli forniti a domicilio i cui nominativi erano direttamente individuati dal Comune, 25 quelli erogati alla mensa Santa Lucia. Adesso però dopo i tagli attuati dall’amministrazione al sociale (motivati  anche con le minori riduzioni di fondi dallo Stato) le cose cambieranno sensibilmente: come ha fatto presente suor Raffaella Spiezio, presidente della Caritas, portando all’attenzione della commissione la proposta di modifica della convenzione: “Manterremo tutti i nostri servizi, saremo però costretti ad attuare una riorganizzazione: per quanto riguarda la distribuzione dei pasti alla mensa di Torretta saremo in grado di darne 19, quelli a domicilio saranno 10, mentre a S.Lucia ne forniremo 10. Alcune cose però dovranno essere riprese in carico dall’amministrazione come la selezione, l’accesso e la verifica di chi avrà diritto al pasto”. Si passa quindi, come da un criterio di rifornimento forfettario a uno fisso, in base a ciò l’amministrazione dovrà individuare al massimo 30 utenti a cui poter assegnare il pasto: in questo modo però molti rimarrebbero fuori, come ha fatto sapere Senia Bacci “potrebbe essere attuata una rotazione man mano di chi potrà usufruire del pasto”.

Le opposizioni, da parte loro, hanno chiesto come si potrà sopperire ai tagli fatti: la richiesta arriva sia da Marco Ruggeri del Pd sia da Marco Bruciati di Buongiorno Livorno che chiama in causa l’amministrazione riguardo alle realtà che potrebbero fornire un servizio simile a quello della Caritas: “Ci sono associazioni sul territorio che potrebbero sopperire a queste necesità? Se questo potrà avvenire, tali realtà si possono rivolgere alla stessa tipologia di utenti?”. Il riferimento è in qualche modo fatto anche verso l’Emporio Solidale, per il quale nei mesi scorsi era stato ipotizzato che potesse affiancare la Caritas per aiutare chi è in difficoltà. Dalla maggioranza tuttavia, attraverso la consigliera Alessandra Rossi, hanno tenuto subito a precisare che l’Emporio solidale “non sia nato dal Movimento 5 stelle: è un progetto, basato sul volontariato, che non implica alcun onere del Comune”.

Da Marco Cannito arrivano dure critiche alla maggioranza: “Ritengo sia molto grave che in una situazione di aumento di povertà la risposta ai bisogni decresca. Credo che in alcune parti di bilancio potrebbero essere recuperati alcuni fondi da destinare al sociale, allo stesso tempo serve anche progettazione. Temo però che si stia facendo un salto indietro, riducendo chi ha bisogno sempre più nella marginalità”. Daniele Galli e Marco Galigani (Movimento 5 stelle) dal canto loro esortano “a guardare anche a quelle realtà, come la ‘ronda di Coteto’ che svolgono servizi e danno pasti ai poveri senza ricevere alcun fondo pubblico”.

La risposta di  suor Raffaella Spiezio, presidente della Fondazione Caritas Livorno-  In seguito a quanto è emerso sui quotidiani, sentiamo l’esigenza di far chiarezza su alcuni passaggi della riunione della quinta Commissione consiliare di lunedì 8 giugno, innanzitutto sottolineando come la seduta, contrariamente a quanto è stato da alcuni riportato, si sia svolta in un clima sereno e di aperta disponibilità tra le parti.

L’aprile scorso abbiamo presentato all’assessore al sociale e agli uffici competenti una proposta di nuova convenzione che tenesse conto dei tagli al sociale previsti dal bilancio previsionale 2015 e della volontà dell’Amministrazione di procedere a una riduzione di oltre il 50% dello stanziamento a Caritas per la gestione dei servizi di mensa e pasti a domicilio svolti per conto del Comune. L’abbiamo fatto per sanare la situazione di incertezza che si è venuta a creare in assenza di indicazioni chiare da parte dell’Amministrazione comunale su come, a fronte dei tagli, si intenda rimodulare il servizio che abbiamo portato avanti finora.

Ci teniamo a sottolineare che, nonostante quanto sopra scritto, in questi mesi Caritas ha continuato a erogare i servizi come da convenzione scaduta il 31 dicembre scorso, senza alcuna riduzione ma anzi facendo fronte a un sensibile aumento della domanda mediante il ricorso a proprie risorse ed entrando, di fatto, in una situazione di sofferenza economica. La riduzione della cifra in convenzione ci costringerà presto a ridefinire i criteri di distribuzione dei servizi nonché di riorganizzazione delle forze e dell’attività interna alla nostra realtà, con probabili ricadute negative anche sul personale.

Non nascondiamo inoltre di nutrire preoccupazione per le sorti di tante persone per cui le mense e il servizio pasti a domicilio da noi erogati sono state fino a oggi molto più che un semplice seppur importante aiuto sul piano della sussistenza materiale, bensì un’occasione preziosa di calore umano e ascolto che ci ha spesso permesso di contattare bisogni sommersi e richieste di aiuto invisibili.

Quanto alla cifra destinata a Caritas dall’8 per mille, più volte tirata in ballo dai consiglieri di maggioranza, è importante tener conto del fatto che essa serve a dare copertura a una molteplicità di iniziative benefiche, non solo al servizio pasti: Caritas porta avanti ben 29 servizi, di cui 24 in assoluta gratuità, tra cui il centro per la famiglia, le borse lavoro, la scuola dei mestieri, docce e guardaroba e molti altri.

Nonostante queste e altre sollecitazioni lanciate in questi mesi dall’Amministrazione comunale, non abbiamo ricevuto ancora alcuna risposta, se non vaghi propositi di collaborazione che, per adesso, restano soltanto intenzioni non supportate da fatti. Cogliamo l’occasione di questa nota di puntualizzazione per tornare a chiedere: quali sono i progetti del Comune di Livorno per il contrasto della grave marginalità sociale? In che misura e a quali condizioni si è disposti a richiedere la collaborazione di Caritas in questo difficile compito? È stata presa in considerazione l’ipotesi di procedere con un bando per l’affidamento del servizio? La nostra disponibilità a confrontarci nell’interesse della città e dei suoi cittadini più svantaggiati è massima, ma a questo punto abbiamo bisogno di fatti.

Riproduzione riservata ©