Riapre la Casa della Cultura. E’ polemica

L'immobile, da aprile, sarebbe destinato ad accogliere una collezione d'arte contemporanea, un centro di formazione e l'Urban Center

di letizia

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Entro aprile, quindi tra poco più di due mesi, dovrebbe riaprire, dopo anni di chiusura, la Casa della cultura. L’immobile, che negli anni ha ospitato numerose attività, tra cui il Premio Modigliani, nella sua versione rinnovata sarebbe destinato ad accogliere una collezione d’arte contemporanea, un centro di formazione e l’Urban Center. La struttura sarebbe aperta inoltre, con orario ancora da definire, dal martedì al venerdì, indicativamente per quattro ore giornaliere.
Così, in vista della prossima riapertura l’Osservatorio Trasformazioni Urbane, pur vedendo positivamente il riutilizzo dell’edificio, ha tuttavia mosso alcune critiche all’amministrazione comunale. Soprattutto riguardo all’affidamento della struttura all’assessorato alla cultura: “Riteniamo che – dicono dall’osservatorio – una gestione promiscua possa creare un’incompatibilità tra le esigenze di esporre manufatti artistici e le funzioni di un Urban Center”. E proprio per questo hanno posto sul tavolo una loro ipotesi progettuale del centro di comunicazione: “Pensiamo che l’Urban Center debba essere – ha affermato Daria Faggi – una palestra civica di formazione e informazione, mezzo di comunicazione sulla vita e sulle iniziative della città. Il suo scopo principale deve essere la promozione di una partecipazione consapevole alla progettazione delle trasformazioni di Livorno, in tutte le sue fasi”. Per attuare ciò propongono di installare al primo piano dell’edificio un ufficio del piano strutturale dove poter mettere a disposizione dei cittadini la documentazione relativa al Piano, partendo dall’informazione sulla realizzazione del vecchio progetto fatto da Augusto Cagnardi e delle successive varianti. Sempre all’interno dell’ufficio piano strutturale potrebbero essere costruiti tavoli di studio e di discussione su temi quali il recupero di spazi vuoti e abbandonati, esperienze di orti urbani, abitare sociale e riuso degli immobili inutilizzati. Il progetto dell’Osservatorio non si ferma solo all’ufficio per il piano strutturale ma abbraccia tutto l’immobile: al pian terreno, dalla parte dell’ingresso, la proposta è quella di creare un punto informazioni, uno spazio dedicato ai bambini e infine un centro ristoro. Nella parte inferiore invece l’idea potrebbe essere quella di costruire un’area polivalente dove poter tenere incontri, dibattiti, proiezioni, mostre temporanee. Per il secondo piano invece, la proposta che giunge dall’Osservatorio è quella di arredare l’area con attrezzatura informatica per la messa in rete dell’intera struttura e dove poter organizzare corsi di formazione collegati all’urbanistica. Chi gestirebbe l’edificio? La direzione sarebbe affidata a un comitato scientifico, senza remunerazione, nominato dal Consiglio comunale, composto da persone individuate tra il mondo della cittadinanza attiva e le realtà professionali. Per la parte finanziaria la Fondazione Urban Center potrebbe ricevere contributi per il funzionalmento da Comune, Provincia, Regione Toscana e infine Parlamento italiano ed europeo.”Sarebbe utile – fanno ancora presente dall’Osservatorio – che alle spese di funzionamento partecipassero, come già accaduto a Bologna, anche fondazioni bancarie e altri soggetti privati”.

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