La polizia festeggia il suo Santo Patrono

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di Roberto Olivato

Un insolito movimento di auto e moto della Polizia questa mattina verso le nove, ha attratto la curiosità degli abitanti di via della Madonna, molti dei quali pensavano ad un blitz, invece niente di tutto questo. Nell’omonima chiesa stava per iniziare la S.Messa dedicata a San Michele Arcangelo, da sempre considerato il difensore della giustizia,  proclamato Patrono della Polizia di Stato il 20 settembre 1949 da Papa Pio XII, per la lotta che il poliziotto combatte tutti i giorni come impegno professionale al servizio dei cittadini per l’ordine, l’incolumità delle persone e la difesa delle cose.
“Voi, come San Michele, siete i nostri Angeli custodi e di questo tutta la società vi è grata”.
Con questa frase il vescovo Simone Giusti ha concluso la sua omelia, in occasione dei festeggiamenti per San Michele Arcangelo, Patrono della Polizia di Stato. Erano in molti i poliziotti uomini e donne, in divisa ed in borghese assieme al questore Orazio D’Anna alla chiesa della Madonna, per partecipare alla S.Messa che monsignor Giusti ha concelebrato assieme a don Placido Bevinetto cappellano della P.S.. A quegli uomini e donne il vescovo si è rivolto esprimendo ” grande gratitudine per chi come Cristo è pronto a dare la vita per gli altri ” . Presenti alla funzione religiosa, autorità civili e militari ed il labaro della sezione livornese dell’A.n.p.s. (associazione nazionale polizia di stato).

Preghiera della Polizia di Stato

A Te, condottiero delle angeliche milizie,

si eleva fiduciosa la preghiera di quanti,

serrati nei ranghi della Polizia Italiana,

Ti acclamano loro Patrono mentre Ti invocano

celestiale animatore dei loro propositi

e illuminato consigliere della loro sollecitudine vigilante.

 

Tu che avesti da Dio il compito altissimo di fugare gli spiriti tenebrosi,

nemici della verità e della giustizia,

rendi forti, nella reverenza e nell’adesione alla Legge del Signore,

quelli che la Patria ha chiamato a custodire, fra i suoi cittadini,

concordia, onestà e pace.

 

E fa che essi rechino dovunque un lievito ardente di umana fraternità,

così che anche la legge degli uomini

alimenti l’entusiasmo per le cose vere e per le cose giuste.

 

O San Michele Arcangelo Tu che porti nel tuo nome stesso –

« Chi come Dio? » –

il grido insopprimibile della fedeltà e dell’obbedienza,

ottieni rettitudine alle nostre menti, vigore ai nostri voleri,

onestà agli affetti nostri: per la serenità delle nostre case,

per la dignità della nostra terra! E così sia!

 

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