In arrivo un nuovo depuratore

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L’attenzione all’igiene pubblica e alla salvaguardia dall’inquinamento dell’acqua dei Fossi e del mare, resero Livorno antesignana nella costruzione di un diffuso sistema fognario e del depuratore. Risale infatti al 1918 l’inizio della costruzione delle fognature, al 1936 l’avvio del primo impianto, e agli anni ‘70 e ’80, il suo ampliamento. La struttura però occupa un’area impropria in pieno centro storico, ricavata dall’interramento del Fosso Reale e a ridosso delle mura del Rivellino San Marco (da cui prende il nome il depuratore) e del Forte San Pietro, determinando anche un evidente impatto ambientale, oltre che urbanistico. Un’area che potrebbe divenire una pregiata porta di accesso al centro storico per chi arriva da Nord, in connessione con la stazione marittima, il terminal crociere, la ex stazione ferroviaria e gli ampi spazi per parcheggi. Insieme agli ex-macelli e al Forte San Pietro, si possono liberare oltre tre ettari per creare spazi pubblici, e attività connesse alla cultura, al turismo, al commercio.
I costi ingenti per la costruzione di un impianto nuovo hanno sino ad oggi reso improponibile il trasferimento del vecchio. Ma questo necessita oggi di interventi che richiedono un investimento cospicuo di adeguamento funzionale. ASA ha progettato le opere necessarie, ma ha anche studiato una soluzione, che invece di intervenire sulla struttura esistente, dia inizio ad un percorso di delocalizzazione. Lo studio prevede infatti lo spostamento per fasi in un nuovo sito, con un primo lotto che raggiunge, con pari costo, gli stessi obiettivi del progetto già previsto per il Rivellino. Le risorse disponibili possono quindi convergere da subito verso una soluzione che traguarda l’obiettivo finale. Anche le previste successive fasi di trasferimento possono attuarsi in modo graduale, con la ripartizione di un investimento importante, in più anni, e garantendo comunque sempre la continuità del servizio.

La nuova localizzazione è stata individuata nel cuore di una zona industriale, a Paduletta, in Via Enriques, alle spalle della raffineria ENI e del parco ferroviario. Questa zona è funzionale anche per altre finalità: consente lo sviluppo di un impianto ASA per il trattamento di acque di origine industriale, là esistente; è baricentrica alle aree SIN e SIR, dove è necessaria la bonifica delle acque di falda; viene a collegarsi con l’impianto di digestione anaerobica dei fanghi presso il termovalorizzatore, e può collegarsi con la discarica di Vallin dell’Aquila per il trasporto in condotta ed il trattamento del percolato; è infine funzionale al trattamento delle acque in uscita dalla disidratazione dei fanghi di escavo di fondali, qualora inquinate. Il progetto integrato prevede infatti anche un bacino per la raccolta e la disidratazione meccanica dei fanghi di escavo dei fondali portuali e dei canali, quali Scolmatore, Navicelli e fossi di bonifica. Un impianto con tecnologie moderne, funzionale sia alla fase di realizzazione della Darsena Europa, sia soprattutto al mantenimento futuro dei fondali. Il bacino è previsto in adiacenza alla foce armata sud dello Scolmatore, in fase di appalto, mentre la disidratazione è prevista sulla sponda nord dello Scolmatore, non distante dal nuovo depuratore. L’acqua in uscita dalla nuova piattaforma di depurazione di Paduletta sarà di qualità paragonabile ad un’acqua potabile ed andrà ad alimentare sia le attività nelle zone portuali e industriali, sia la rete dell’acquedotto non potabile già estesa in buona parte della città, consentendo un risparmio di acqua pregiata, con risorse riciclate a basso costo. Resta in ogni caso disponibile per le industrie, che hanno necessità di demineralizzare, anche l’attuale fornitura di acque di superficie, a basso contenuto di sali minerali.

Per l’acquedotto potabile si prevede un nuovo collettore che, arrivando al Cisternone da nord ovest, chiuda l’anello con l’attuale collettore che arriva da Nord Est, potenziando e mettendo in sicurezza il sistema. Soprattutto viene previsto l’utilizzo di due serbatoi da complessivi 40.000 mc che possono assolvere a due funzioni molto importanti: la possibilità di fornitura direttamente da banchina a grosse navi, che hanno la necessità di riempire grandi cisterne in tempi rapidi (funzione oggi svolta solo con bettoline) e garanzia di continuità di fornitura di acqua alla città, anche in caso di un’interruzione prolungata delle condotte di adduzione dalle lontane zone di approvvigionamento.

Tratto da Lasettimanalivorno.it

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