Ecco le “Terme” del futuro. “Adottiamole”

Presentato da due ragazze-architette fiorentine il recupero delle Terme trasformate in un polo museale, fieristico ed espositivo. Intanto l’associazione “Salviamo le Terme del Corallo” e l'associazione “Reset” sono pronte ad "adottare" lo stabilimento

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di Giulia Vicari

Presentato da due ragazze-architette fiorentine il recupero delle Terme. Chiara Salvadori e Virginia Firenzuoli, appoggiandosi allo studio Bertagni in piazza Attias, hanno illustrato il 25 marzi nel corso di una conferenza stampa il progetto di riqualificazione dello stabilimento termale al centro della loro tesi di laurea. Lo studio su questo edificio è iniziato a settembre 2014 e si è protratto fino a luglio 2015 quando hanno conseguito la laurea: nove mesi di duro lavoro che hanno portato a un rendering e una idea: un polo museale, fieristico ed espositivo. “I primi mesi sono stati di ricerca su tutti i vari documenti storici sulle terme e i rilievi sono iniziati verso il mese di dicembre 2014 – spiega Chiara – l’innovazione in tutto ciò è stato l’utilizzo del laser-scanner tridimensionale che ha consentito di ottenere una planimetria e volumetria”.
Le due neolaureate hanno esposto i dettagli del loro lavoro partendo da un’analisi storica dell’edificio a fino ad arrivare al personale progetto. “Il laser-scanner – spiegano le ragazze – può essere controllato a distanza tramite un display sullo strumento oppure con un dispositivo palmare: un tablet o un pc. Ha una capacità di acquisizione per un range di 79 metri e un’altissima velocità di acquisizione dei dati. Abbiamo svolto 90 scansioni per rilevare tutto lo stabilimento. Successivamente sono stati trasferiti i dati sul pc e tramite il software Cyclone abbiamo collegato tutte le 90 scansioni; alla fine dei vari collegamenti è stata ottenuta una nuvola di punti che ci ha consentito di ottenere un modello tridimensionale della struttura (vedi foto)”.
Ma come si è arrivati a un polo museale e fieristico? Dapprima è stata fatta un’analisi del contesto urbano in relazione alla viabilità. Successivamente è stata messa in campo un’analisi delle opportunità e delle criticità di tutto ciò che sta intorno allo stabilimento e dei percorsi pedonali interni ed esterni ad esso attraverso delle interviste ai cittadini residenti nella zona per capire che la volontà dei cittadini era riaprire lo stabilimento con varie funzioni. Quindi, attraverso il laser-scanner si è dato vita al “plastico” tridimensionale.

Presenti alla conferenza anche Silvia Menicagli, fondatrice dell’associazione onlus “Salviamo le Terme del Corallo” e il presidente dell’associazione “Reset” Giuseppe Pera. Insieme hanno annunciato di aver già presentato delle proposte concrete per la “riabilitazione” di questo spazio così importante per la città. Sono tre: la prima è quella della pulizia del parco antistante le Terme, pulizia già accettata dal Comune e che verrà messa in atto grazie ai volontari. La seconda consiste nell’organizzare visite guidate nelle parti in sicurezza del luogo per mostrare ai cittadini questo edificio. Un po’ come accaduto con la giornata Fai alla torre di Calafuria. La terza e più impegnativa sarebbe quella di cercare di affidare a varie associazioni il recupero di piccole parti delle Terme del Corallo fino ad arrivare ad un restauro completo. Una sorta di adozione. Nei prossimi giorni sarà a Livorno un dirigente dei Beni culturali con cui affrontare la questione e capire come realizzare l’atto notarile con il Comune che consenta alle due associazioni “Salviamo le Terme” e “Reset” di entrare in possesso della struttura e avviare i restauri. I soldi? Dagli sponsor e dai bandi europei. Una delle parti che potrebbero essere adottate per prime, e quindi aperte alla città, è la sala della mescita. Staremo a vedere gli sviluppi.

 

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