Risarcita dopo 70 anni. La storia

La vicenda di Edi Bueno e Anna Maria Sitri, solo la storia di Edi ha avuto un esito positivo

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di Jessica Bueno

Stiamo per raccontare la vicenda di Edi Bueno e Anna Maria Sitri, due livornesi di religione ebraica appartenenti alla stessa famiglia perseguitate durante il nazifascismo, e della loro lotta per vedersi riconosciuto l’assegno di benemerenza, un vitalizio che indennizza ciò che il cittadino ha subito durante e per effetto delle leggi razziali. Lotta che, attualmente, solo nel caso di Edi ha avuto esito positivo.
“Avevo 4 anni quando mi ritrovai a scappare da un posto all’altro per cercare riparo dai bombardamenti e dai tedeschi insieme alla mia famiglia. Ricordo di quando mia madre, incinta di 9 mesi, si ferì cadendo mentre cercava di entrare in uno dei numerosi rifugi in città. Mi ricordo anche di quella volta in cui una persona di cui adesso mi sfugge il volto mi salvò la vita impedendomi di finire, con la mia bicicletta, all’interno di un campo minato. Fu lì che iniziai a credere all’esistenza dei miracoli”.
Anna Maria è testimone vivente di quel travagliato periodo bellico, di quegli eventi che sono ancora vivi nella sua mente e che sembrano essere immuni allo scorrere del tempo.
L’aver vissuto sulla propria pelle quei momenti dovrebbe essere di per sé ragione sufficiente ad ottenere dallo Stato l’assegno di benemerenza: ma la strada, al posto che essere in discesa, si rivela ardua e tortuosa per queste persone. Edi Bueno, sorella del defunto marito di Anna Maria, ha dovuto lottare per 9 anni per vedersi riconosciuto questo diritto. Edi Bueno sottolinea difficoltà incontrate nella sua lunga vicenda: “Mi hanno addirittura chiesto la pagella delle scuole ebraiche che ho frequentato, i nomi delle persone che mi ospitarono, di portare testimoni in tribunale.. è una procedura troppo lunga e difficoltosa. Ho dovuto agire mettendo un legale a mie spese per poter portare avanti la situazione”.
Lo stesso diritto, attualmente, risulta essere stato negato ad Anna Maria. “Dopo aver fatto richiesta al Ministero di economia e finanze – spiega la signora Sitri – mi è stato chiesto di inviare il certificato di vedovanza, quello di nascita dove appare la dicitura ‘di razza ebraica’ e soprattutto, motivo per cui la mia richiesta è stata rifiutata, la ricerca di testimoni che potessero attestare di aver ospitato me e la mia famiglia a Marilia, durante una delle tante fughe per non essere catturati. All’epoca ero una bambina, è difficile trovare una persona tuttora vivente che possa riconoscermi a distanza di oltre 70 anni”.
Di fronte a tutti questi laboriosi cavilli, la sensazione di impotenza è forte così come la voglia di arrendersi. Il desiderio di giustizia è quello che ha spinto Edi a lottare fino in fondo ed è lo stesso con cui, con parole di conforto, sprona Anna Maria a portare avanti la sua battaglia.

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