Disabili e spiagge. “Ecco quali sono quelle ok”

Martino Seravalli ci racconta i pro e i contro dell'accessibilità agli stabilimenti balneari e alle strutture turistiche di Livorno

Mediagallery

di Ilaria Boldrini

Il turismo accessibile è l’insieme delle strutture e dei servizi che consentono a chiunque di vivere una vacanza in modo soddisfacente. L’accessibilità turistica rappresenta una crescita culturale, un modo di porsi e di essere. Ne parliamo con Martino Seravalli, 25 anni, studente di Economia e vicepresidente dell’Associazione S.I.L, Sport Insieme Livorno 
È arrivata l’estate. ‘Tutti al mare’ recita una famosa canzone degli anni’70 di Gabriella Ferri. Siamo nel 2014. Oggi il mare è davvero per tutti?
“Il mare dovrebbe essere per tutti. L’accessibilità per le persone disabili ai beni e ai servizi comuni non è ancora una pratica diffusa. Purtroppo la lentezza burocratica e il fatto che le modifiche alle strutture sono onerose, costituiscono due fattori che spesso possono impedire al gestore di uno stabilimento o di una spiaggia di modernizzarli e renderli completamente accessibili. Ultimamente però ho notato una maggiore attenzione al problema grazie anche all’opera di sensibilizzazione delle associazioni”.
Troppo spesso si è sentito affermare che uno stabilimento balneare risulta accessibile, solo perché viene dotato di una carrozzina che consente l’accompagnamento in acqua di persone non autonome.
Qual è secondo te il primo criterio per cui una persona percepisce come accessibile una spiaggia o uno stabilimento balneare?
“Bella domanda. Ci sono vari punti vista della persona considerando le diverse disabilità. Personalmente io non mi faccio problemi, vado ovunque. Dipende comunque dal grado di autonomia. Il primo è una discesa appropriata in modo che l’ingresso alla spiaggia o nello stabilimento sia diretta. La seconda cosa sono gli strumenti per andare in acqua, come la sedia ‘Job’,( una sdraio con ruote gonfiate che permettono l’ingresso in acqua); una volta in acqua la sedia galleggia, tu puoi fare il bagno, ma è comunque comandata da un terzo”.
Parliamo di autonomia. La fruibilità del tempo libero e dell’ambiente è un diritto per tutti, pena la violazione dei principi di pari opportunità e di quelli contro ogni tipo di discriminazione.
Quando si può parlare di vera autonomia nella gestione del proprio tempo libero per una persona disabile?
“Una persona disabile è autonoma quando può andare in uno stabilimento o in una spiaggia da solo, senza una terza persona. Alcune spiagge della riviera romagnola, ad esempio, sono state dotate di passerelle che arrivano alla battigia. Ciò permette al disabile di andare in acqua con le proprie forze, se può, o con la sedia Job. Esistono poi dei moli, in presenza di costa rocciosa, dove ci si può arrivare in carrozzina con una seduta idraulica che poi ti cala in acqua. Questa sarebbe una cosa interessante per una zona come Livorno”.
Livorno e accessibilità. A Livorno esistono spiagge e stabilimenti che rispecchiano alcuni criteri di accessibilità. Sai indicarne alcuni anche sulla base della tua esperienza?
“I bagni Tre ponti,  , il Rogiolo (Quercianella), il Gabbiano. Altri non li conosco personalmente. I Pancaldi hanno una piscina con una seduta che permette ai disabili motori di scendere in acqua. Ai Tre ponti poi ci sono due sedie Job disponibili, anche se la passerella di discesa alla spiaggia non è stata realizzata con un materiale idoneo. All’interno dello stabilimento balneare Il Rogiolo c’è una buona accessibilità, anche se la location del posto impedisce una totale autonomia del bagnante disabile”.
Secondo il manifesto della Fish, (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), l’accessibilità a spiagge e stabilimenti balneari viene garantita dall’integrazione tra i seguenti cinque sistemi: progettazione, accoglienza, informazione e comunicazione, formazione e manutenzione. Cosa ne pensi?
“Credo che riuscire a rispettare questi cinque indicatori sia quasi un’utopia! Inoltre personalmente non concordo con l’idea di realizzare un posto ‘ad hoc’ per chi è disabile. Sarebbe tutto troppo ‘perfetto’, quasi ‘stucchevole’. Ci deve essere un aspetto di normalità che fa sentire la persona con qualsiasi disabilità, inserita in un contesto comune, soprattutto quando parliamo di sport e tempo libero. Altrimenti rischiamo che un luogo diventi un ghetto. E questo l’ho capito da quando frequento l’associazione S.I.L. Un progetto che riguarda la disabilità non deve essere mirato solo ai disabili, ma deve favorire l’integrazione. Credo che ci debbano essere ambienti accessibili ma non pensati soltanto per i disabili. Insomma io aggiungerei un sesto criterio per valutare l’accessibilità: la ‘normalità’”.
Una tua esperienza positiva e una negativa vissuta in qualche stabilimento o spiaggia del territorio.
“Un’ esperienza positiva la vivo giornalmente ai bagni ‘Il Rogiolo’ di Quercianella dove sono cresciuto. Esperienza negativa è l’aver ascoltato alcune ‘false’ promesse, relativamente all’impegno di attuare alcuni miglioramenti in termini di accessibilità al mare, per le persone disabili. La S.I.L ha avviato molti progetti per ovviare a questi tipi di problematiche, come l’utilizzo di una barca che permette di accedere a zone inaccessibili per un disabile, ma meravigliose, come la Cala del Leone. Grazie a un seggiolino oliopneumatico infatti è possibile fare il bagno in zone bellissime del nostro mare”.
Tu sei uno sportivo. Quali sport pratichi e quali ti piacerebbe praticare, magari anche tra quelli acquatici?
“Sono sempre stato un amante e un praticante di molti sport, come il surf. Quando mi hanno dimesso dal centro di riabilitazione dopo l’incidente che ho avuto, ho trovato un ambiente che non riconoscevo più. Poi ho conosciuto l’associazione, di cui faccio parte, che mi ha accolto a braccia aperte. Grazie all’associazione ho riscoperto il piacere di fare sport, con ragazzi disabili, con amici e persone comuni. Ho iniziato a fare tennis, pugilato e ho ripreso anche il surf a onda. Le location più accessibili per fare surf sono i ‘Tre ponti’ e la spiaggia ‘Lillatro’ di Rosignano Solvay. Come associazione stiamo lavorando ad un progetto che prevede l’acquisto, tramite alcuni fondi, di una tavola motorizzata che permette l’accessibilità in mare e una pratica autonoma del surf per le persone disabili. La S.I.L, che da più di 20 anni agisce e coordina progetti per l’integrazione delle persone disabili a Livorno, metterà a disposizione la tavola come tester per tutte le persone disabili, sia motori, sia psichici”.
Cosa potrebbe essere fatto per migliorare la situazione dell’accessibilità a stabilimenti, spiagge, zone costiere a Livorno?
“Penso alla realizzazione di un molo, di passerelle lungo mare, di zone che permettano di calarsi in acqua senza l’aiuto di terze persone. È necessario ripensare il concetto di accessibilità a Livorno. Credo sia doveroso, non solo mettere a norma luoghi specifici, ma permettere anche ai disabili di poter accedere a zone pubbliche bellissime e molto frequentate dai livornesi, ma per noi attualmente inavvicinabili. Fare una passeggiata sul mare con la tua fidanzata, farsi un bagno all’improvviso, dove desideri, ti dà un senso di autonomia, di libertà e ti fa sentire veramente uguale agli altri”.

Riproduzione riservata ©